Le Città Invisibili. Calvino, il teatro, il sogno.

Una passione che trova ogni giorno nuovi motivi di essere è quella che ci spinge verso il testo più narrativo (e forse meno teatrale) di Italo Calvino, Le Città Invisibili.

Dalle cinquantacinque città di cui -come dice Marco Polo- “non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma le risposte che dà alle tue domande…” si può non uscire mai, ed ogni volta intraprendere un percorso diverso ed avere risposte diverse. Una sfida speciale per il teatro.

E noi ce ne siamo innamorati.
Così lo scorso anno abbiamo allestito una specie di assaggio delle Città, senza costumi nè scenografie, con attori in parte diversi e lo abbiamo mostrato a un piccolo pubblico che lo ha apprezzato e ci ha dato la voglia di andare dritto alla meta.

A giugno di quest’anno, con un cast in parte nuovo abbiamo cominciato le prove ed andremo in scena con un’anteprima il 7 settembre al Teatro Biblioteca del Quarticciolo (appena riaperto) e in prima nazionale nello splendido Teatro di Villa Torlonia il 24 settembre.

Ma cosa sono le Città Invisibili? E chi sono gli attori che vi partecipano e le persone che se ne occupano?

Le Città Invisibili è un diario di viaggio in luoghi straordinari.  La storia è incentrata sugli incontri tra l’anziano imperatore tartaro Kublai Kan e il giovane Marco Polo, mercante veneziano, giunto alla sua corte. Nel tentativo di conoscere il suo regno senza muoversi dal palazzo del potere, il Kan chiede a Polo di percorrere i suoi territori per raccontargli la forma e la vita delle città che lo costellano.
Ad ogni ritorno Polo narra a Kublai di città fantastiche: città di gioia e desiderio, città venate di rimpianti, città vivaci, città dell’assenza o della morte: quasi tutte sono città impossibili, che sfidano la logica e il tempo. Affascinato ma scettico sui racconti del viaggiatore, il Kan lo incalza perché vorrebbe risposte capaci di riaccendere le aspettative che ha perso nel momento in cui ha raggiunto il possesso del suo regno e Marco Polo, con la sua narrazione, riesce ad accendere nuove visioni e dare alle conquiste del Kan un nuovo senso.

Oniriche, suggestive, complesse nel loro metatesto, le Città di Calvino forse sono invisibili soltanto a chi non sa guardare, o non vuole farlo, ma in realtà sono sul confine nebbioso fra l’immaginario e il reale ed hanno una struttura solida che lo spettacolo segue e offre.

Potrebbe sembrare una fiaba, ma non lo è perché (quasi) tutto quello che descrivono le città scelte per la narrazione esiste, e ci si crede per esperienza, non per convenzione.

Ogni città rappresenta qualcosa di noi: sogni, vizi, dolori, immaginario, danza, paura.

Ognuna è l’inizio ed anche la fine: le voci degli attori spianano la strada.

Le parole fanno luce. Il dialogo immaginario fra Marco Polo e Kublai Kan s’attarda fra segreti, iperboli, prospettive ingannevoli, fragilità e vita mentre attorno prende forma qualcosa di nuovo, perché forse è vero, come dice il Kan, che ogni città altro non è che la descrizione di una sola, unica città. Quella perfetta.

CAST

Kublai Kan                   Alessandro Vantini/Antonino Anzaldi

Marco Polo 1                 Brunella Petrini

Marco Polo 2                 Alessandra Aulicino

Marco Polo 3                  Lidia Miceli

Regia                                  Ivan Vincenzo Cozzi

Musiche originali           Tito Rinesi
Scenografie                      Cristiano Cascelli
Costumi                            per gentile concessione di Marina Sciarelli
Tecnico luci/fonica          Nino Mallia
Ufficio Stampa                 Sara Cascelli
Organizzazione                Isabella Moroni

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