Le Città Invisibili. Quando il costume è una trasformazione.

Da dove vengono le tre viaggiatrici che interpretano le diverse anime di Marco Polo? Quale luogo, quale identità le accomuna? Cosa portano della loro esperienza e della loro cultura?

Quello che si mostra con evidenza è soprattutto il loro rapporto con gli elementi. Sacralità di gesti e simbologie; generosità come quella della terra che accoglie e trasforma le opre e i desideri. Loro vengono da regioni lontane, regioni dell’anima e della geografia: steppe, deserti, montagne, mari e sogni. Una miscela di presente e futuro, di profumi di antiche spezie o di accenti metropolitani.

Tutto questo è rintracciabile nei gesti, negli oggetti, ma soprattutto nei costumi fatti di accenni, richiami, stratificazioni, ricordi.

Provengono dalla famosa sartoria Jolanda, specializzata in opere liriche ed al momento, purtroppo in dismissione, i costumi gentilmente concessi per lo spettacolo da Marina Sciarelli .

Sono stati mescolati ad arte da Marco Berrettoni Carrara, gonne e camicie che richiamano la tradizione ungherese s’intrecciano con redingote militari e scialli antichi; boleri spagnoli e turchi sovrapposti, doppie gonne usate come mantelli; cappelli a pan di zucchero, tocchi e larghe tese che si trasformano in copricapi “sciamanici” e poi le cappe usate come grembiuli, le frange, le stole, le passamanerie… tutto in un continuo dialogo di culture e di memorie.

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