Le Città Invisibili a Trebula Mutuesca

Le Città Invisibili è uno spettacolo che continua a vivere e a modificarsi anche quando non te lo aspetti.

Quest’anno è stato inserito nella rassegna Sentieri in Cammino diretta da Massimo Wertmuller, che si svolge in luoghi romiti della Sabina, fra paesi antichi ma in costante fermento culturale e luoghi archeologici, storici, mitologici.
La meraviglia.

Con il nuovo cast (Roberto Zorzut, Claudia Fontanari, Brunella Petrini e Elena Stabile) e un nuovo allestimento, noi saremo sabato 7 agosto all’Anfiteatro Romano di Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino), un luogo talmente raro, bello, emozionante che si riflette nel nostro desiderio di fare de Le Città Invisibili uno spettacolo che assorba tutta la potenza e l’energia dello spazio.

Perché, in accordo e oltre tutte le possibili letture del testo di Italo Calvino (del quale, in questo spettacolo, potrete godere la versione originale, senza adattamenti, basata sulla forza della parola e su una drammaturgia che intreccia monologhi, azioni, musiche), scopriamo che sono le città e, dunque, i luoghi a dare forza alla Storia e alla continua trasformazione del presente. È, infatti, il loro continuo stratificare segni e simboli (entità vive che pure si cancellano a causa del tempo, della naturale metamorfosi dei luoghi o per l’intervento di eventi straordinari), a renderle invisibili a chi non ha più la chiave per decifrarle perché ne ha perso la narrazione e la memoria.

Nei momenti come quelli che abbiamo passato negli ultimi tempi, anche i segni più evidenti delle città sono pian piano scomparsi dalla vista, cancellati dall’impossibilità di viverli e di leggerli. Questo ha reso i luoghi in cui viviamo le nostre contemporanee Città invisibili.

Il filo conduttore dello spettacolo è il viaggio, quello che induce alla scoperta di nuove possibilità e cambia intimamente, ma anche quello che attraversa le terre e i mari alla ricerca di nuove risposte attraverso il racconto di ciò che si è visto e vissuto.

Fra le cinquantacinque città scritte da Calvino, abbiamo scelto quelle più prossime alla nostra realtà per attualità, significati o simbologie. Grazie al gioco di antitesi, reciproci rimandi e rispecchiamenti ognuna di queste città riporta il ricordo di qualcosa che ognuno di noi ha già vissuto altrove e, al contempo, offre un nuovo significato e una diversa dimensione temporale.

Oniriche, suggestive, complesse nel loro metatesto, le Città di Calvino forse sono invisibili soltanto a chi non sa guardare, o non vuole farlo, ma in realtà abitano sul confine nebbioso fra l’immaginario e il reale ed hanno una struttura solida che lo spettacolo segue e offre.

E se ognuna delle città immaginate da Calvino, ha nomi di donna, abbiamo voluto affidare proprio a tre donne il ruolo del mitico esploratore. Il narratore Marco Polo è, infatti, stato scomposto e moltiplicato in tre donne, tre figure femminili quasi archetipiche, tre viaggiatrici del tempo e dello spirito, che suggeriscono la natura corale, arcaica, ancestrale ma anche sfuggente e impersonale del raccontare: la parola e il linguaggio prendono vita con l’essere umano, ma a loro volta, lo abitano e lo raccontano.

Lo spettacolo non ha un tempo o un luogo specifici, è la provenienza da regioni lontane, steppe, deserti, montagne, mari a uniformare la narrazione che si suddivide in quattro macroscene: l’alba è del Mercato, quando le viaggiatrici, con le loro mercanzie, giungono nella piazza ai piedi del palazzo del Kan e dispiegano le loro mercanzie; la notte è del Bivacco, quando, riposti gli oggetti, le viaggiatrici possono finalmente sedere attorno al fuoco a raccontarsi storie che faranno loro compagnia durante il nuovo viaggio. Infine, la scena della Partita a Scacchi, giocata sul pavimento della reggia di Kublai Kan, è la sfida al cambiamento dei tempi, al futuro da immaginare, all’immortalità del racconto che può sostituirsi alla vita, fingerla ma anche svelarla.

Le musiche originali del compositore Tito Rinesi sono frutto di un profondo lavoro di ricerca sul testo. Le parole e gli oggetti si trasformano in suoni e sonorità evocative; i ritmi inseguono o anticipano le azioni: rumori di mercato e di carovane, cori classici e armonie contemporanee; chitarre di fado s’abbracciano a accenni hip hop; ad ogni inizio un segnale forte (il richiamo del Muezzin alla preghiera, il canto armonico dei monaci gyuto tibetani…) provoca sospensione e meraviglia.

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