Monteverde e le Storie di Cinema

Monteverde.

Un quartiere pieno di Storia e di storie. Personaggi che hanno fatto di Roma un luogo speciale negli anni in cui fiorivano le idee e i progetti.
Negli anni in cui la cultura si amalgamava con la vita quotidiana, cominciava ad uscire fuori dalle “accademie” e diventava poesia, cinema, romanzo. Negli anni in cui lo sguardo si soffermava con stupore, curiosità e passione sulle vite minori, sui conflitti sociali, negli anni in cui si credeva che il giusto fosse quello in cui buona parte dell’investimento riguardava i più poveri, i più deboli, chi soffriva.

In questo quartiere Pasolini ha sbalzato la bellezza e l’orrore delle classi disagiate, dei giovani disadattati, di chi s’arrangiava (e spesso continua ad arrangiarsi), di chi era fuori da ogni regola, da ogni possibilità di essere compreso, scusato, aiutato.
I ragazzi di vita e le loro vite, prima e dopo Ponte Bianco, i Grattacieli di Donna Olimpia e la Ferrobedò.

In questo quartiere Giorgio Caproni dopo la guerra ha insegnato alla Scuola Giovanni Pascoli per poi spostarsi nella storica Francesco Crispi dove ancora oggi tutti gli abitanti storici ricordano di avere iniziato a studiare da ragazzini.
In che modo si diventa grandi quando a dare agilità alla tua mano e fuoco ai tuoi sogni è stato forse il più grande poeta del ‘900? Si riceve qualcosa di più? Magari solo una possibilità, forse anche delle speranze.

Qui ci sono giunti anche Carlo Emilio Gadda e Attilio Bertolucci e Gianni Rodari che con il suo racconto sul Filobus 75, che il primo giorno di primavera invece di seguire le strade asfaltate, si butta giù lungo i prati dell’Aurelia Antica per far vivere ai passeggeri la magia del tempo sospeso è riuscito a cristallizzare il cuore del quartiere nel suo nucleo antico e nei suoi raggi contemporanei, entrambi indistintamente caratterizzati dalla bellezza e dallo stupore di una Roma affacciata ad una terrazza.

Racconta la scrittrice Luciana Capitolo nel suo libro Pier Paolo Pasolini. Un giorno nei secoli tornerà aprile che, come Pasolini, Caproni, Gadda, Bertolucci e Rodari, gli “stranieri”, arrivano a Monteverde “più o meno, nello stesso periodo, tra la fine degli anni quaranta e gli inizi degli anni cinquanta. Provengono tutti da realtà geografiche lontane a cui, ciascuno a suo modo, interiormente ritorna.
Forse a Monteverde non sono arrivati per caso né per caso qui hanno scelto di vivere.
Caproni cerca negli spazi aperti e nell’aria marina l’abbraccio della sua città, “
Genova che non si scorda”; Gadda, approdato nella capitale dopo aver girovagato a lungo in Italia e nel mondo, nel silenzio appartato dei luoghi, tra gli amici più intimi, forse trova un solitario rifugio all’ “oceano di stupidità” presente nel mondo; nel verde delle ville, Villa Sciarra e Villa Pamphili, nel piccolo paese di Monteverde Vecchio, Bertolucci rivive lo scorrere quieto dei giorni di Parma e Casarola, gli amati luoghi natali da cui ha voluto sradicarsi, per immergersi nel grande mare della capitale, in cui sentirsi libero, libero anche di tornare indietro, verso le antiche radici; Pasolini ne coglie la bellezza della luce, degli spazi, della storia, ne vive le due anime, quella borghese e quella sottoproletaria, le due anime tra le quali egli stesso si dibatte in un’insanabile contraddizione: l’attaccamento a un’estetica condizione, ricco della cultura borghese da cui proviene, e insieme l’attrazione per l’altro mondo con cui entra in contatto, quello di Donna Olimpia, dove i ragazzi di vita vivono e ne ispirano tanta parte dell’opera, dai romanzi, alla poesia, al cinema“.

Tutti questi scrittori e, assieme a loro e dopo di loro, altri attori, musicisti, politici e registi hanno fatto di Monteverde un’espressione dell’anima.

Il cinema in particolare, ha sempre avuto una stretta relazione con la visione della città. “La città cinematografica – come ha detto l’Architetto Massimiliano Prioreschi – permette una percezione degli spazi non soltanto in senso orizzontale, ma anche verticale. Viene condizionato il punto di vista”.

La città, nel cinema, può essere elemento scenografico oppure elemento sociale; può essere città narrativa, politica o virtuale… E il quartiere è banco di prova di questi modelli, è la trama concreta ed emotiva su cui disegnare le storie, sulla quale sperimentare visioni e idee. È la cartina di tornasole dello sguardo che avranno gli spettatori

Nel progetto Storie di Cinema abbiamo, intrapreso un percorso narrativo che ha tenuto conto di questi elementi. Siamo andati sui luoghi che per circa cinquant’anni (e ancora oggi) sono stati set cinematografici, punti di vista sull’intera società raccontati attraverso la lente della città e ne abbiamo descritto i contenuti, i collegamenti, le alleanze con la letteratura.

Scegliere i film e gli spazi non è stato facile tanto è corposa la lista dei luoghi, dei titoli e dei contenuti.
Abbiamo mancato, ad esempio, i luoghi più lontani come il Buon Pastore, la Valle dei Casali, l’Ospedale S. Camillo e il Forlanini, Forte Bravetta, i Colli Portuensi, Ponte Bianco, Via del Casaletto, il Liceo Morgagni e molti altri legate a film e serie televisive che hanno contribuito al miglior cinema italiano.

Abbiamo dovuto rinunciare, per le condizioni avverse del tempo (una pioggia battente che potrete sperimentare anche voi, guardando il secondo filmato del primo giorno), a raggiungere il villino di Via Cavalcanti, personificazione della Magnifica presenza di Ferzan Özpetek, Villa Sciarra e Via Carini.

Al contempo, però, a Villa Doria Pamphilij siamo riusciti ad incontrare tutti quegli scrittori e quei registi che avevano storie intense da raccontare, favole, immaginari, progetti, insegnamenti e ne abbiamo condiviso le meraviglie.

Ed ora, accolti dalla Biblioteca VIllino Corsini, abbiamo modo di raccontare ancora dello stretto rapporta fra Monteverde e il cinema, il loro nutrirsi a vicenda di umanità e di storie e di aggiungere anche qualcosa di nuovo: un film che abbiamo dimenticato, una biografia, una ricetta, una filastrocca, un amore perduto, una grande festa con fuochi d’artificio…

Vi aspettiamo martedì 14 settembre alle 17,30 alla Biblioteca Villino Corsini

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