Una mostra stregata

Le fotografie di Claudio Drago alla Galleria ArtSharing Roma

Dal 13 al 28 novembre 2021 alla Galleria ArtSharing Roma sono tornate le Herbarie nelle loro molteplici forme.
La mostra delle fotografie di scena dello spettacolo Herbarie: le chiamavano streghe (testo originale di Silvia Pietrovanni), opera del fotografo siciliano Claudio Drago che con il teatro e il cinema ha instaurato un rapporto strettissimo di indagine e sperimentazione, è lo spunto per tornare a parlare di quello che erano le Herbarie, di quello che non hanno mai smesso di essere. Nella leggenda, nella mitologia e, soprattutto nella storia: cura, natura e magia.

Parlare di cura, di empatia, di natura, di donne e di streghe non è altro che una metafora dell’attualità.
Una metafora che non è poi così facile da raccontare e da far ascoltare nel mondo in cui viviamo. Dove cura è diventato sinonimo di medicalizzazione; natura si confonde con ambiente (un elemento sul quale intervenire non con attenzione, umiltà e rispetto, ma con forze contrapposte, tecnologie invasive e interessi economici evidenti); donne (escludendo tutti i gruppi e le associazioni che si incontrano quotidianamente con le realtà) è ormai quasi soltanto una riserva di caccia politica, una categoria di investimento o di mancanza di investimento, un tema da far svolgere ad aspiranti giornalisti, ragazzi delle scuole.
E le streghe sono, ancora una volta, tutti i diversi; tutti coloro che riescono a pensare individualmente. Sono i nemici da respingere, ridicolizzare, tenere lontani delle comunità.

E allora, perché non ricominciare a parlarne. A gettar semi, a far incontrare le esistenze stremate dalla paura, dalla confusione, dall’obbligo di competere e guadagnarsi un posto e raccontare loro realtà (perché realtà sono) che hanno dimenticato o che non hanno mai conosciuto?

Le Herbarie fotografate da Claudio Drago ci portano in quel medioevo in cui il potere iniziava lentamente ad accanirsi contro le curatrici. Dove la medicina, sperimentata nelle accademie, non riusciva più ad affiancarsi alla tradizione, a scambiarsi idee, pratiche e nozioni, ma entrava in competizione, voleva apporre il suo sigillo sulle esistenze degli umani.

E per ogni Paracelso che nella prima metà del 1500 bruciava i libri di medicina affermando che il suo sapere (era naturalista, medico e filosofo) discendeva solo da ciò che aveva appreso dalle donne, gli altri bruciavano le donne affinché non insinuassero il dubbio che i libri di medicina potevano essere inutili.

Tutte cose attuali, in questo 2021 che si trascina dietro i significati palesi e nascosti di un’epidemia.

E nel corso della mostra abbiamo provato a gettarli questi semi.
Con il vernissage dove abbiamo ridato vita ad alcune scene dello spettacolo.
Con il laboratorio di trasformazione delle piante in prodotti di cura e di bellezza dove dagli olii, dai sali e dalle foglie di alcune piante, abbiamo preparato nuove realizzazioni, nuove forme, nuove consistenze.
Con il workshop per ragazzi, alla scoperta dei semi, delle piante, delle foglie e delle loro storie, delle leggende, degli usi in cucina. Fino al gioco finale della trasformazione del bicarbonato, dei colori degli aromi e dei lustrini in effervescentissime “bombe da bagno”.
E, soprattutto, con l’evento di chiusura nel quale è intervenuto il Prof. Paolo Portone a raccontare le verità storiche e politiche sulle streghe, sull’inquisizione, sugli untori, partendo dai testi di cronisti dell’epoca o dagli scritti di Alessandro Manzoni.

Perché di streghe si può parlare in infiniti modi. L’Italia è popolata di luoghi che prendono nome da Sibille, diavoli, fate, streghe, trasmutazioni, piante di lunga vita, miracoli, fuochi, magie… Si può raccontarle dal punto di vista del riscatto delle donne, da quello spirituale contemporaneo della Wicca, risalendo alle Strix-Striges dei romani o ancora prima alla mitologia classica. A Medea, a Circe e risalendo i millenni a Artemide e alla Potnia, la Signora delle Fiere.
Ma si può raccontarle anche scoprendo il perché delle eresie, di testi come il Malleus Maleficarum, conoscendo le lotte per il potere che si sviluppavano in Europa al tempo in cui l’Umanesimo (e poi il Rinascimento) avrebbe voluto privilegiare l’Uomo, e le arti e l’espressione delle anime.

L’importante è conoscerle, per non farsi trovare impreparati, quando le avversità prenderanno nuove forme, magari sconosciute, ma sempre legate allo stesso burattinaio: il potere.

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