La vigilia di San Giovanni e il mito moderno delle streghe volanti.

Cosa fa del progetto Herbarie un luogo di scambio e unione fra natura e cultura?
Semplicemente il piacere e la capacità di unire alle buone pratiche ambientali o di evoluzione spirituale, la rappresentazione e la narrazione storica, fa della natura la scintilla che accende la conoscenza.

E questo avviene grazie allo spettacolo, che rappresenta il cuore del progetto, e ai racconti proposti dal Prof. Paolo Portone, capace di scomporre il materiale storico per costruire realtà inaspettate che permettono di incamminarci sulle molteplici strade seguite dal sapere delle donne, l’evolversi della cura, il rapporto con la medicina, la natura, l’ambiente, e la capacità di resistere alle oppressioni.

La mattina della solennità di San Giovanni Battista, innanzi che si levasse il sole io ero solita andare a raccogliere l’herba chiamata di San Giovanni, herba che fa una pianta grande con un bel fiore di color vinato, ha le foglie grandi più di un palmo“.
Così testimoniò Angioletta delle Rive, guaritrice pordenonese accusata di stregoneria diabolica nel 1650 e morta in carcere nel 1651.

Da qui partirà l’incontro, tenuto da Paolo Portone, che si terrà nel corso dell’evento I tesori di Gaia. Una giornata con Madre Terra. Erbe, fiori e frutti per il benessere, che proponiamo sabato 18 giugno nella splendida campagna de Il Quarto La Bufera, fra le varie iniziative che abbiamo immaginato.

A Roma era credenza diffusa, ancora sulla fine del XIX secolo, che la notte del 23 giugno le acque si tramutassero in sostanza preziose, gli animali favellassero, le piante elargissero al massimo grado le loro proprietà, ma soprattutto che fosse possibile vedere in cielo il passaggio delle streghe dirette a Benevento per celebrare la più celebre delle tregende stregonesche. Come si sia aggiunta questa tenebrosa credenza ai più solari e benefici riti solstiziali è ancora questione apertissima, quello che sappiamo e da cui partiremo nella nostra narrazione storica è che a Roma nel 1426 su istigazione di Bernardino da Siena finì sotto processo come strega una donna, probabilmente una herbaria, guaritrice e levatrice, di nome Finicella, condannata al rogo per avere “diabolicamente occiso de molte criature” e affatturato molte persone. Una donna che al pari delle migliaia che dopo di lei nei secoli a venire patiranno lo stesso martirio, confessò davanti ai suoi giudici, probabilmente dopo essere stata torturata che le piante che andava raccogliendo nel “dì santo Giovanni”, altro non erano che maleodoranti erbe del Diavolo.

Paolo Portone partirà da qui per raccontare l’invenzione della strega diabolica (cioè di una adepta del culto apostatico ed ereticale di Satana) e della caccia alle streghe che, più di tre secoli, fu il modo in cui le autorità religiose e civili dell’Europa occidentale realizzarono una nuova e più pervasiva forma di dominio della società, attraverso la repressione di residuali forme di autonomia (economica, culturale, religiosa, sessuale e terapeutica) e l’imposizione di un controllo sistematico del corpo e dell’anima.

Sarà una scoperta, una crescita, probabilmente qualcosa di nuovo. Una sorta di chiave magica capace di introdurre allo spettacolo.

Paolo Portone. Allievo di Rosario Villari, si è laureato in storia moderna con una tesi sulla caccia alle streghe nell’antica diocesi di Como. Socio  della Società Italiana di Storia delle Religioni (SiSr), nel 1998 ha fondato insieme a G. Lutzenkirchen il Centro di studi storico antropologici Alfonso M. Di Nola – Culti, culture e medicina popolare. Dal 2008 è direttore scientifico del Centro Insubrico di Ricerche Etnostoriche, con sede a Como. Saggista, collaboratore di programmi radiotelevisivi ha curato la realizzazione  della prima esposizione permanente  in Italia dedicata al tema della caccia alle streghe, il  Museo Etnostorico della Stregoneria di Triora (IM). Come cultore della materia ha partecipato a numerosi convegni, pubblicando i suoi studi su riviste scientifiche, dizionari ed enciclopedie. Le ricerche svolte in questi anni sono state indirizzate all’approfondimento di quella particolare forma di eterodossia religiosa, peculiare dell’Europa moderna, che si suole definire, con termine onnicomprensivo, “stregoneria diabolica”. Al centro delle sue indagini è l’universo culturale e simbolico delle vittime della caccia alle streghe, un mondo analizzato in una prospettiva etnostorica secondo la classica definizione data da Aurelio Rigoli, cioè attraverso un approccio metodologico che, utilizzando ogni possibile informazione (rilevata da materiale cartaceo, dalla tradizione orale, dalla gestualità, dai modelli di comportamento, dalla cultura materiale, iconica e così via) riesce a comporre una equilibrata fisionomia delle istituzioni che conformano le società/culture (ad esempio la religione, la forma matrimoniale, l’amministrazione della giustizia ecc ). Lo studio del fenomeno persecutorio, coerentemente con questo taglio , non è stato affrontato perciò solo attraverso l’analisi dei documenti storici, in questo caso la documentazione processuale e la trattatistica demonologica ed inquisitoriale, ma tenendo in considerazione le testimonianze provenienti dallo studio delle tradizioni popolari e dalla ricerca antropologica. www.paoloportone.it

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