Note dalla Trinacria

Una tournée, anche se di pochi giorni è sempre un catalizzatore di meraviglia.

Forse faticosa (ma quando davvero sarà percorribile tranquillamente la Salerno – Reggio Calabria e quando, sulla costa Orientale, le autostrade non finiranno nel nulla?) ma ricompensata dalla bellezza dei luoghi.

Prima tappa a Ispica, dagli amici Claudio Drago ed Evelina Barone che sono stati gli artefici della replica di Modica. Ispica è una città dalle infinite potenzialità culturali. Forse poco sfruttate, ma questo può essere anche un bene per la preservazione delle tradizioni e la minore gentrificazione.

A Modica siamo stati ospitati da Francesco Lucifora (rivelatosi una vecchia conoscenza in altri contesti), direttore artistico dello spazio Chiesa e Chiostro di S. Maria del Gesù che ha inventato una stagione teatrale e musicale di grande valore, conclusasi proprio con il nostro spettacolo.

La Chiesa, poi carcere, ora spazio culturale è di una bellezza mozzafiato. In stile gotico normanno, edificata più o meno nel periodo storico in cui abbiamo ambientato le Herbarie, sembrava essere nata proprio per accogliere la nostra storia.

A Catania, invece è stato tutto diverso e forse più complicato. Siamo estremamente grati al Catania Off Fringe Festival per averci selezionati in questa prima edizione.

Un progetto estremamente ambizioso: riempire la città (che pure culturalmente è molto vivace e attiva) con 15 giorni di oltre 50 spettacoli, ognuno in quattro repliche) disseminati in location diverse con un punto di riferimento comune, il Village che aveva il suo quartier generale nello spazio del Mono, un locale nato negli spazi di una ex fabbrica di zolfo in una zona molto attiva culturalmente.

Progetto ambizioso anche perché le location dove si svolgevano gli spettacoli erano dislocate in vari punti della città, alcuni difficilmente raggiungibili. Questa per chi (come noi) era proprio in un’altra zona, rispetto alla maggior parte dei teatri, è stato penalizzante anche se, alla fine, siamo stati lo spettacolo ospitato a Sala Futura (del Teatro Stabile) che ha avuto il maggior numero di spettatori.

Un Fringe Festival, come ci hanno spiegato nei vari workshop dedicati a noi teatranti, i direttori artistici dei maggiori Fringe del mondo (da Avignone a Edimburgo, da Adelaide a Praga da Stoccolma a Hollywood, a Cipro…) è in realtà un solo grande lavoro di promozione e contatto.
Il pubblico deve essere cercato, meravigliato, coinvolto, attirato. Nessuno lo può fare per te. I costi sono molti e spesso molto alti, nessuno ti ospita o paga per te. Lo spettacolo in sé per sé non è che un 10% di tutto il lavoro da svolgere.
Il risultato, dunque non è nel pagamento del lavoro, quanto nella rete che si riesce a realizzare. Una rete che potrebbe tornare utile, o anche no.

Per tornare al Catania off Fringe Festival, di cose da migliorare ne abbiamo trovate parecchie. Herbarie, probabilmente ha bisogno di un contesto più tranquillo di quello che abbiamo trovato e non abbiamo vinto nessuno dei tanti premi messi in palio.

Un Fringe, però, resta uno degli eventi più pazzeschi e divertenti al mondo. A noi è servito a scoprirci nel nuovo cast con Silvia Mazzotta che ha dato allo spettacolo una verve molto diversa contribuendo a renderlo più sottile e immaginativo.


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