La nascita di Gesù. Il “Segno” dell’occidente fra i millenari gesti d’oriente.

shourielocArgillateatri ospita per la prima volta in Italia, Jyotsna Shourie  che dedica al più grande evento della spiritualità cristiana la sua straordinaria ed antichissima arte.

Il Bharata Natyam, danza classica dell’India del Sud, è probabilmente la più sottile, sofisticata ed apprezzata forma di danza indiana capace di usare non soltanto un completo movimento del corpo, ma capace anche di creare un universo ritmico grazie all’immenso vocabolario di gesti (mudra) e delle espressioni (abhinaya).

Il Bharata Natyam nasce nei templi del Tamil Nadu come preghiera danzata ed ancora oggi, sui palcoscenici di tutto il mondo, questa danza viene offerta con lo stesso spirito devozionale grazie alla commistione di ritmo, mimica, musica, poesia e colore che portano a trascendere il piano fisico fino a raggiungere il sublime.

La Natività, con il suo bagaglio di simboli e di situazioni extra-ordinarie (il viaggio, la stalla, gli animali, la Cometa, i pastori, i Re Magi, etc.) ha portato Jyotsna Shourie ad elaborare una sorta di “contaminazione” fra culture; un interessante passo verso la reciproca scoperta di tratti culturali; un dono reciproco di tradizioni,  significati e segni.

La Nascita di Gesù è uno spettacolo multimediale costruito con musica, danza, poesia ed immagini al fine di celebrare lo spirito più profondo del Natale: il sentimento di amore e pace fra gli uomini.

Lo spettacolo si compone di dieci scene e narra la leggenda della nascita di Gesù nella città di Betlemme. Le poesie sono in hindi e la musica è in stile karnatico (India del Sud) con l’integrazione di alcune ballate tradizionali in inglese. Sul palcoscenico dieci danzatrici fra cui alcune bambine allieve del “Dance Centre” diretto da Jyotsna Shourie.

 

Jyotsna Shourie inizia a studiare la danza Bharata Natyam all’età di 10 anni da famosi maestri presso lo Shri Raja-Rajeshwari Bharata Natya Kala Mandir di Bombay, fino a diventare una fra le più interessanti danzatrici di Bharata Natyam nota soprattutto per la sua eleganza e capacità espressiva.

Concerto di Musica Classica Karnataka con Shashank Subramaniam

shashanklocÈ per la prima volta in Italia Shashank Subramaniam, detto Maestro Shashank.

Ha 19 anni ed è fra i più famosi flautisti di musica carnatica, il terzo dopo il “mago del flauto” T.R. Mahalingam e dopo il più conosciuto in occidente, Hariprasad Chaurasia.

Il talento di Shashank si svela  all’età di nove mesi e da allora il giovane musicista non finisce di stupire con la sua straordinaria memoria per i toni e l’innato senso del ritmo. A tre anni conosce già i 72 melakritis (raga difficili) della musica carnatica ed impara con estrema velocità . Inizia a studiare canto e violino finchè un giorno intona con il flauto del padre i raga che aveva imparato a cantare e da allora rifiuta qualsiasi altro strumento che non sia il flauto anche su consiglio di T.R. Mahalingam, il geniale flautista che prende a cuore la straordinaria capacità del ragazzo.

Ad 11 anni Shashank debutta in Australia e quindi tiene il suo primo concerto in India Alla Madras Music Academy suscitando un enorme interesse e ricevendo il raro tributo della rivista “India Today” che gli dedica la copertina come “ragazzo prodigio”.
Da allora non ha mai interrotto il suo lavoro, i concerti, i dischi e lo studio. Ha tenuto concerti a Londra, Princeton, Delhi, Parigi, Amsterdam, etc. ed ovunque è stato riconosciuto come uno dei più interessanti flautisti classici indiani ed in particolare un prezioso interprete di musica carnatica (India del sud) ancora poco conosciuta in Italia.

Accoglieremo Maestro Shashank a Roma il 12 ed il 13 novembre prossimi al Teatro di Documenti – Via N. Zabaglia, 42 (Testaccio) con il suo gruppo formato da B. Gayathri una giovane violinista,  da B. Venkatesh, suonatore di mridangam (percussione originaria dell’India del sud) e da T. Radhakrishnan, suonatore di ghatam (percussione in argilla simile alle tabla).

Il concerto è organizzato da ARGILLATEATRI – progetto “le culture del mondo”  con il patrocinio dell’ Ambasciata dell’India e dell’ Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.

 

Milon Mela. La Festa degli Incontri.

milonmelaDal 12 al 13 luglio prossimi Argillateatri presenta uno spettacolo di canti, musiche, danze sacre ed arti marziali dall’India.

Un incontro straordinario con i maestri delle antiche arti spettacolari dell’India per presentare al pubblico europeo alcune antiche discipline caratterizzate da tecniche rappresentative altamente sviluppate e raffinate che, purtroppo,vanno perdendosi.

Lo spettacolo è caratterizzato dal susseguirsi delle più belle esibizioni dei diversi gruppi, legati fra loro da un “preludio rituale” all’azione drammatica.

I primi sono i musicisti Baul del Bengala: questa volta la musica e la danza, pur avvalendosi di un canovaccio di ritmi e di passi base già strutturati, sono per intero lasciate alla loro capacità di improvvisazione. È lo stare nella musica, la gioia di essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere Baul, “folli di dio”, liberi come il vento, ma sempre ricolmi d’amore e di devozione per la divinità racchiusa nel cuore di ogni uomo. Questi sono i temi a cui si ispirano i loro canti spesso antichissimi e composti da poeti e guru leggendari, spesso più moderni composti dai Baul stessi.

La dolcezza, la gioia e la necessità di comunicare che caratterizzano i Baul, non sono certo le prerogative del Kalaripayattu, un’arte marziale del Kerala, la madre delle arti marziali indiane che ha sviluppato un ricchissimo alfabeto di azioni-scontri a mani nude, con coltelli ad una o più lame, con spade e scudi. Davanti a noi sembrano rivivere gli antichi guerrieri ed i loro combattimenti. Il Kalaripayattu è una rappresentazione della guerra e della sua ferocia; le tecniche di attenzione, concentrazione e la prestanza fisica vengono impiegate, fin dalle origini, esclusivamente per la difesa e per disarmare l’avversario.

Una volta svanito il vibrare delle armi ecco risuonare un grande tamburo che riporta in vita gli antichi miti induisti. È la danza Chhau di Purulia. Le innumerevoli e variopinte divinità indù sono le protagoniste di questa antica danza sacra dell’India tribale. Grande energia, capriole spericolate, salti mortali e acrobazie sono le caratteristiche del Chhau come anche le bellissime maschere adorne di aureole piumate e raggiere di strass. Tutto si conclude con l’arrivo di una maestosa dea armata che cavalca un leone. E’ la Grande Madre Durga che combatte contro il terribile demone Mahi Shasura. Le forze del male sono sconfitte, la gioia e l’orgoglio per la vittoria irrompono fra le divinità sotto una cascata di fiori.

 

Alla Ricerca delle sorgenti. Laboratorio con Abani Biswaa

Il laboratorio che si terrà ad Argillateatri nel prossimo mese di luglio  è strettamente connesso all’esperienza del Teatro delle Sorgenti (1979 – 1983) di Jerzy Grotowski al quale Abani Biswas ha collaborato in India, Polonia ed Italia.

Nel laboratorio si lavora per trovare e fare chiarezza nelle nostre percezioni. Ci sono tecniche ed azioni drammatiche che favoriscono il riequilibrio fra il corpo, la mente e le emozioni e, contemporaneamente, mettono in atto un processo che  porta oltre… verso lo spazio dell’intuizione e della creatività. Il laboratorio è una base, il punto di partenza per arrivare ad un’ ecologia della mente, ad un decondizionamento culturale, verbale, corporeo ed emotivo.

Nel laboratorio sono state create condizioni extraquotidiane ed  inusuali utili per scavalcare le abitudini, le banalità, gli automatismi.

Il lavoro si basa su azioni collettive elaborate da Abani Biswas; ogni azione coinvolge il corpo, la mente e le emozioni con la finalità di sviluppare ognuna di queste parti creando un equilibrio tra di loro. In ogni azione vengono usate diverse tecniche di attenzione, concentrazione, respirazione, danza e voce.

Fra queste azioni collettive:

I MOVIMENTI: posizioni che si muovono e che hanno una connessione diretta con la maniera di percepire. PARLARE CON IL CORPO: movimento-ritmo e ritmo-movimento. S’inizia in silenzio, in seguito entra la musica di alcuni maestri tradizionali (madol -percussione-, dotara -corde). IL KALARIPAYATTU: e le diverse “forme di saluto” di questa antica arte marziale per risvegliare il nostro corpo. LA RESPIRAZIONE: azione con tecniche provenienti dalle discipline classiche indiane (yoga, etc.) Partendo dal respiro che è strettamente legato al nostro corpo, l’osservazione passa al mentale. LA DANZA CHHAU: si lavora con due maestri di questa acrobatica danza sacra ancora viva nell’India tribale (percussioni e danza). IL MARMA: con tutti gli artisti del gruppo. Tecniche di movimento, di ritmo e di vocalità.

Nei laboratori sono state create alcune condizioni che favoriscono il lavoro: il “rispetto del silenzio” è la più importante. Mantenere il silenzio rappresenta una specie di “dieta” per la mente, un “digiuno verbale” che purifica e disintossica dall’eccesso di informazione.

Il laboratorio della Ricerca delle Sorgenti è  indicato per ogni persona. L’intento è quello di creare un’ “apertura” in ciascuno, una spinta positiva; e di istituire un ponte tra il corpo quotidiano e quello organico, il livello più grossolano e quello più sottile, nonché tra culture diverse.

Il laboratorio è aperto a tutti. Per parteciparvi non occorre una specifica preparazione fisica, ma soprattutto tanta curiosità e rispetto per le culture altre.

Portare abiti comodi da training, un quaderno, la penna.

Il laboratorio si conclude con “LA LINGUA MADRE”, piccola pièce teatrale presentata dai partecipanti insieme con i maestri del Gruppo. Per “La Lingua Madre” verranno selezionati dai 4 ai 6 partecipanti. La  performance è aperta al pubblico.

Paesaggi Indiani di Primavera

paesaggiprimavTorna la rassegna dedicata all’India e alla scoperta di una cultura fra le più dense ed affascinanti del mondo.

Inaugura la rassegna lo spettacolo Oltre la Forma di e con Paolo Pacciolla e Anna Luisa Spagna. Teatrodanza di ispirazione indiana (la coreografa ha studiato a lungo in India la danza Chhau di Seraikella, sconosciuta e bellissima) con musiche originali e maschere costruite appositamente. Lo spettacolo è dedicato agli Elementi ed all’armonia dell’universo.

Sarà poi la volta del Concerto di Musica Indiana con Amin Khan ed il suo gruppo nel quale verranno proposte le musiche tradizionali del Bengala, i canti di Tagore ed altre musiche del folklore dell’India nord-ovest.

Verena Klameth presenterà uno spettacolo di Danza classica Baratha Natyam la danza elegante ed espressiva legata al linguaggio dei gesti (mudra) ed alla spiritualità.

Seguirà la Danza Chhau di Seraikella una dimostrazione-spettacolo con Anna Luisa Spagna  sull’antica danza tribale legata alla natura, con maschere e pantomima.

Incontro con le Tradizioni dell’India. Mr. Shantanu Mathur intratterrà il pubblico con una conferenza spettacolo sulla musica dell’ India del Nord comparata alla musica occidentale. La sua lecture sarà accompagnata da musica e da alcune danze popolari tradizionali danzate dalle donne della comunità indiana a Roma.

Concerto di Musica Indiana con Gianni Ricchizzi (sitar) e Nino Lal (tabla) ci condurrà fra le emozioni della natura e i ritmi della vita con i raga della musica del sentiero spirituale.

Infine lo Spettacolo di Danza Odissi grazie al quale Ileana Citaristi ci riporterà fra i templi delle devadasi con una danza raffinata ed elegante che racchiude in sé un’affascinante combinazione di spiritualità ed erotismo.

Nel corso della rassegna sarà allestita una mostra di collages di Paolo Pacciolla intitolata Le Metamorfosi che utilizza materiali provenienti dai viaggi in oriente dell’ artista e carta costruita sa lui stesso con uno speciale procedimento.

 

Paesaggi Indiani

LOCINDDall’ 11 al 19 ottobre, Argillateatri ospita una rassegna di musica, danza, yoga, video, foto, cucina e tradizioni culturali dall’India

Ecco gli spettacoli proposti:

CONCERTO DI MUSICA CLASSICA DELL’INDIA DEL NORD
con Gianni Ricchizzi – sitar
Nino Lal – tabla

DANZA CLASSICA KATHAK dell’ INDIA DEL NORD
eseguita dal maestro Sri May
accompagnamento musicale dal vivo
Gianni Ricchizzi – sitar
Nino Lal – tablao

 

SIDDHARTA DEL FIUME
spettacolo teatrale di Luigi de’ Navasques

LO YOGA DELL’ ENERGIA HATA – NADA – MANTRA YOGA
Roberto Mattei: l’ incontro con lo yoga del corpo e della mente
Nino Lal: la scoperta dei suoni trascendentali e dell’antico canto Dhrupad

DANZA CLASSICA BHARATA NATYAM dell’ INDIA DEL SUD
presentata da Roberta Arinci

Sono inoltre previsti i seguenti incontri aperti alla partecipazione attiva degli spettatori.<
È consigliabile portare abiti comodi:

venerdi 11 ottobre 1996 – ore 17.00 – 19.00
NINO LAL e GIANNI RICCHIZZI: l’approccio strumentale alla musica indiana,  un percorso attraverso i ritmi e le note.

domenica 13 ottobre 1996 – ore 18.00 – 20.00
SHRI MAY: l’estasi d’amore rivelata, una danza antica la scoperta del ritmo dentro e fuori di sè.

giovedi 17 ottobre 1996 – ore 18.00 – 20.00
ROBERTA ARINCI: nel cuore della “preghiera danzata” , approccio all’eleganza ed all’espressività della danza classica indiana.

La rassegna ospiterà anche delle attività continuative:

  • L’INDIA IN CUI HO VISSUTO
    Mostra fotografica di IVAN MEACCI fotoreporter internazionale

    Le foto provengono da un lavoro di ricerca su alcuni aspetti poco conosciuti dell’India:
    KENDULI BAUL MELA – il festival annuale dei  “Folli di Dio”, i menestrelli erranti del Bengala, la cui spiritualità si esprime attraverso la musica.
    KUMBHA MELA – il più grande raduno spirituale dell’ India. Incontri  con asceti, sadhu, uomini e donne nelle quattro città sante dell’induismo.

  • VIDEO DI DANZA E TEATRO
    tutti i giorni proiezioni continuate dalle ore 17.00.
  • I CANTASTORIE PATUA
    mostra dei “rotoli dipinti” mediante i quali gli ultimi cantastorie del Bengala portano l’attualità e le leggende nei paesi e nelle campagne.
  • CUCINA TIPICA INDIANA
    snack dolci e salati, lassi (bevanda di yogurt dolce, salata o speziata), chai (il famoso tè indiano)

 

 

 

 

 

 

 

Concerto di musica Dhrupad con Amelia Cuni

ameliacuniIl canto Dhrupad è considerato l’espressione musicale più classica dell’India del Nord.

Originariamente legato alla recitazione dei Veda ed alla pratica del suono come meditazione, nel corso dei secoli si è arricchito degli apporti di varie tradizioni autoctone.

Fiorito nelle corti Moghul e nei templi induisti attorno al XVI secolo, il canto Dhrupad rappresenta la struttura portante del sistema dei Raga (modi musicali) e si rifà ai principi classici dell’estetica musicale hindustani.

Negli ultimi due secoli il Dhrupad è andato via via declinando, soppiantato dal più ornato e secolare stile Khyal ed oggi sono pochissimi i musicisti che ne sono maestri, quasi tutti appartenenti a famiglie che si tramandano questa conoscenza da generazioni.

 

Uno spettacolo di Dhrupad consiste in un Alap, una sorta di preludio improvvisato che, attraverso l’elaborazione ritmica e melodica della composizione, introduce al Raga, e da alcuni testi poetici quasi sempre di carattere mistico e devozionale.
Questi ultimi, generalmente tratti dai Dhrupad Tala, sono spesso di grande bellezza e profondità e vengono eseguiti -secondo lo stile indiano- con improvvisazioni, variazioni ed abbellimenti che aumentano la complessità del canto.

Le composizioni sono generalmente accompagnate dal tamburo pakhawaj che, con il suo suono profondo, arricchisce di significato il tessuto ritmico.

AMELIA CUNI ha iniziato lo studio della musica indiana nel 1978 con il canto Khyal e le percussioni Tabla a New Delhi. Nel 1980 è stata invitata a seguire i corsi della Sangeet Research Academy (scuola di specializzazione per cantanti) a Calcutta dove ha incontrato il maestro R. Fahimuddin Dagar dal quale ha appreso le tecniche vocali ed i fondamenti musicali dello stile Dhrupad.
Successivamente ha studiato a Delhi con Dilip Chandra Vedi e con Vidur Malik (scuola Dhrupad di Darbhanga) a Vrindavan dove si è impegnata nelle attività della scuola di Dhrupad.
Nel 1983 ha iniziato lo studio della danza Kathak (stile che si è sviluppato nello stesso ambiente culturale del Dhrupad) con Manjushri Chatterjee.

Amelia Cuni con la sua attività in India e nell’occidente cerca di contribuire alla diffusione di questo genere musicale che meglio incarna gli ideali estetici e spirituali della cultura classica indiana.

I Baul del Bengala. Una realtà musicale.

ivanlocandina.jpgQuesta   mostra   propone  un  incontro  con  la   cultura   Baul (estremamente  rappresentativa  della  vita  rurale  del  Bengala Occidentale)  attraverso  la proposizione di immagini, musiche  e commenti  che  prendono  in  considerazione  l’ambiente  (templi, rapporto  con  la  comunità,  pratiche  spirituali, etc.);  la  musica (ascolto di brani registrati, testi e loro significati); le feste (rapporto tra musica e festa, i festival più noti).

Il materiale esposto proviene dalla ricerca portata avanti da The Way to the Indies e dunque si  tratta di  immagini  che  indagano  e  testimoniano, riconoscono   e  rappresentano  la  realtà  di   un’espressione artistica che è poi anche uno stile di vita.

Il percorso è organizzato con una esposizione di circa 20 fotografie su pannelli che illustrano alcuni momenti della vita e della musica dei Baul. Un commento a queste fotografie introduce alla comprensione di questo fenomeno culturale prettamente bengalese.

Lungo il percorso saranno inoltre esposti alcuni strumenti musicali propri della comunità Baul e sarà proiettata una breve serie di diapositive in modo di ampliare  le  informazioni già ricevute  lungo  il  percorso fotografico.

In sottofondo una  registrazione  sonora  di canzoni Baul, accompagnerà i visitatori della mostra.

Artisti Sublime e Profano

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ANTICOLI CORRADO 20 E 21 OTTOBRE 1990
FESTA DI SAN LUCA – PATRONO DEGLI ARTISTI

con il patrocinio di:
Comune Anticoli Corrado – Proloco Anticoli Corrado

Un momento di incontro particolare con l’arte: sublime e  profano per la realizzazione di un’unica celebrazione, di una sola festa.

In occasione della ricorrenza di San Luca, patrono degli artisti, la  città  di  Anticoli Corrado  ha,  infatti,  voluto  dedicare all’arte  una  kermesse  lunga due giorni durante i quali  arti visive,  teatro di strada ed artigianato si sono mescolati  lungo le strade del paese.

Le antiche tradizioni culturali ed artistiche fanno tutt’oggi  di Anticoli un paese famoso in tutta Europa per la sua creatività e vivacità intellettuale:  basti  pensare ai  modelli  che  hanno diffuso  il  mito  della bellezza selvaggia  di  queste  montagne alberate, ai pittori sedotti dall’antica struttura del paese  che discende verso l’Aniene ed ai poeti che lo hanno abitato.

Patria e rifugio di artisti, musicisti e letterati (la tradizione anticolana  conta  nomi  illustri  come  Arturo  Martini,   Oskar Kokoshka,  Fausto Pirandello, Alejandro  Kokocinski,  Pasquarosa, Bertoletti,  Leppanen ed Alberti), Anticoli resta ancora oggi  un paese  magico,  immerso  in una natura  primordiale  e  ricco  di sorprese e scoperte  (monumenti, chiese, fontane, portali, etc.).

In questa sorta di luogo ideale, la festa del 20 e 21 ottobre  si e’  proposta  come un momento di gioco, scambio e  pulsazione  di vita riempiendo le strade, i vicoli e le piazze ed ha  annientato il confine fra spettacolo e spettatore: tutto si e’ infatti  fuso in  un nucleo aperto ad accogliere le capacità e  le  esperienze artistiche di tutti i partecipanti.

Dal  suonatore  di zampogna (mitico  personaggio  anticolano)  ai musicisti,  ai trampolieri ed ai danzatori che si  sono  esibiti, tutti  hanno  contribuito a coinvolgere il pubblico con  le  loro spettacolazioni, le loro improvvisazioni ed i loro giochi,  dando  un  risalto  ancor più vivace e  colorato  all’interessantissima mostra  mercato  di arte contemporanea  parallelamente  allestita nella Sala Comunale e nella galleria dell’associazione  culturale “L’Arca  di  Corrado”, grazie all’inesauribile  verve  vitale  di Birgitt M. Starp.

La mostra che vede esposte, fra le altre, opere di Pino  Tabacco, degli  Artisti  del  Circolo  Scandinavo,  di  Nino  Pollini,  di Slisabeth Trondhejem, Belisario Mancini, Yolande Descombes,  Ezio Donati,  Marco  M.  Sorbello,  Henrik  Jorgensen,  Jean  Francois Marcomeni,  Monika  Hamann,  Mattia Mattias e  John  Marks  sarà aperta fino al 28 ottobre proponendo pittura, scultura e grafica. Per   i  loro autori e’ stato, inoltre, istituito un  premio  che sara’  assegnato  da  una  giuria  composta  da  G.  Novelli,  G. Recupero,  P. Bertoletti, B. Caruso, P.L. Pirandello,  R.  Sofia-Moretti ed Isabella Peroni.

Nei due giorni di festa, Anticoli ha anche visto nelle sue strade la  partecipazione  di un gruppo di artigiani  del  cuoio,  della ceramica  e dell’ argento che hanno creato un colore  ancor  più definito   contribuendo  anche  alla  riscoperta  del  patrimonio artistico e paesaggistico dell’intera vallata dell’Aniene.

Gli Artisti

  • VINCENZO COZZI   trampoliere
  • FRANCO E MANOLA  musica country
  • ACQUARAGIA  gruppo musicale
  • ROBERTO PEDRONI musicista  jazz
  • STRADARTE artisti di strada e buskers
  • GIOVANNI PAYOLA  mimo

Primo Viaggio Laboratorio Teatrale 1990 – 1991

Un  viaggio – laboratorio teatrale è una formula  di  studio  e ricerca  che  va oltre la conoscenza e  l’apprendimento  di  pure tecniche di lavoro.
Rappresenta l’incontro con un’altra  cultura, il  contatto quotidiano con persone sconosciute che si trovano  a vivere  un’esperienza collettiva, la possibilità di  raggiungere un arricchimento personale.

Il  progetto The Way to the Indies ha scelto come meta  dei  suoi viaggi  – laboratorio l’India, ed in particolare il Bengala Occidentale,  una regione ancora poco conosciuta, ma densa di di fermenti culturali di ogni tipo.

Suddiviso  in diversi tipi di esperienze, il progetto ha come nucleo centrale il Source’s research Workshop, ovvero un seminario basato su tecniche di attenzione, silenzio ed osservazione,   rese  ancora  più  penetranti   dall’inserimento all’interno di una cultura ciclica come quella indiana.

Il  lavoro, infatti, si svolge all’esterno, scorre con  il  ritmo del giorno e della notte e questo diventa presto un’abitudine che sembra scaturire direttamente dal proprio centro.

Condotto  da Abani Biswas, collaboratore di Jerzy  Grotowski  nel Teatro   delle   Sorgenti,   il   seminario   si   avvale   della collaborazione dei Baul, sacri musicisti nomadi del Bengala e  di alcuni  maestri di danza scelti fra i piu’ rappresentativi  delle tradizioni indiane.

La  giornata  si  apre  all’alba con  un  concerto  di  preghiere mattutine  tenute  dai  Baul, tradizionali  custodi  di  messaggi iniziatici,  che  costituisce un momento di confronto  unico  per comprendere questo tipo di spiritualità.

Il  secondo momento di lavoro è collettivo: un esercizio  fisico le   cui  azioni  sono  basate  su  tecniche  provenienti   dalle tradizioni  delle più diverse culture e che mirano a  sviluppare ed accrescere la capacità di osservazione e di concentrazione di ognuno.

C’è  poi  una terza fase di lavoro  maggiormente  dedicata  alla danza,  al  ritmo ed al rapporto con lo spazio. Qui  i  danzatori Chhau della Purulia insegnano  i  movimenti  fondamentali della  loro danza acrobatica  che proviene  da  un’antica arte marziale e che  viene  rappresentata indossando  delle gigantesche e stupende maschere  che  tramutano ogni danzatore nel dio, nell’eroe o nel demone interpretato.

La  quarta fase del lavoro si svolge al tramonto del sole e  può essere  considerata individuale, anche se vi  partecipa  l’intero gruppo.

La  giornata si conclude con un altro concerto dei Baul,  durante il quale può capitare di unirsi spontaneamente ai canti.

Infine, punto fermo del viaggio – laboratorio è la Joy Deb Mela, il  più  importante festival Baul che si svolge  nei  primi  tre giorni  di luna nuova di gennaio a Kenduli, la patria  del  poeta medievale Joy Deb, autore del Gitagovinda ed ispiratore di  tutti i cantori Baul.

Qui  i “folli di Dio” (cosi’ sono chiamati questi  musici  nomadi nel  loro  paese) si ritrovano a centinaia e  cantano  e  suonano ininterrottamente per tre lunghi giorni ed altrettante notti. Capaci di  stabilire  con  il pubblico  una corrente di comprensione, i cantori Baul trasmettono un  messaggio fondamentale,  ovvero  quello  della  ricerca  di  Maner   Manus, l’essere  divino  che  è in ognuno di noi .

(le foto sono di Ivan Meacci)