Nel corso della manifestazione Borgo d’Estate abbiamo proposto due giorni di workshop sul Tai Chi Chuan destinati a chiunque avesse voluto liberamente scoprire e provare questa antica tecnica per l’equilibrio interiore.

Bellissima è stata la partecipazione di persone di ogni età e di ogni storia. Giovani, anziani, studiosi, professionisti… ognuno con una vita da raccontare, ciascuno portatore di sorprese e del desiderio di vivere bene e a lungo grazie a questo movimento armonizzante che aiuta a raggiungere e mantenere uno stato psicofisico ottimale.

Il Tai Chi Chuan nasce il Cina, ma probabilmente – come la maggior parte delle arti marziali – ha un’origine ancora più antica, proveniente dal sud dell’India, luogo di spiritualità incontaminata.
Si basa sull’insegnamento della cosmologia taoista per la quale dal vuoto nasce un movimento, il Taiji il quale, a sua volta, dà vita a Yin e Yang.

Dall’immobilità fisica nasce dunque un’ energia che si manifesta come movimento fisico spontaneo. Un movimento che, lavorando in profondità sull’energia, può placarsi grazie al fluire del qi ovvero dell’energia vitale. Secondo la medicina tradizionale cinese, questa energia vitale nell’individuo si trova nel dan tien qualche centimetro al di sotto dell’ombelico.

Qui c’è il nostro nucleo caldo di energia formato dall’energia antica, ereditata dai nostri antenati che viene incrementata con l’aria che respiriamo e quello di cui ci nutriamo. Quando il qi, grazie alla pratica del Tai Chi, riesce a fluire liberamente, il corpo e le articolazioni si aprono; il movimento spontaneo si quieta rendendoci possibile portare tranquillità al centro del nostro cuore e delle nostre emozioni.

Nel Tai Chi Chuan tutto il corpo è in azione ed esercita un’attività totale e integrata che permette di ottenere un miglior tono muscolare, migliora assimilazione e l’eliminazione delle tossine e consente di avere una maggiore prontezza di riflessi, di sviluppare o migliorare abilità legate alla memoria e alla concentrazione, alla vista.

Di cambiare la percezione della vita, insomma.

Per saperne di più sui prossimi incontri e laboratori di Tai Chi Chuan seguiteci sulla pagina Facebook Tai Chi Chuan per il benessere e la creatività o scriveteci ad argillateatri@gmail.com

Donne sagge, sante, streghe, ciarlatane e guaritrici. Sono tanti gli appellativi, che nei secoli e in epoca contemporanea, sono stati affibbiati alla figura ancestrale della domina herbarum, erborista del popolo dalle origini sacre.

Lo spettacolo Herbarie, in scena dall’8 al 13 ottobre, alle ore 21,15 è centrato sulla tematica storica delle erboriste medievali, definite sagge e sacre per il popolo ma pericolose per il potere, tanto da essere condotte al rogo. Rito punitivo con il quale veniva cancellato il “sapere femminile”.

Herbarie, pièce teatrale sulle erbe, il potere e le donne dona espressione al “teatro civile” e alle tematiche di “genere”.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale. La donna, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza. Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore”, coloro che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un inquisitore, la cui figura appare anche come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo. Mercuria alla fine soccomberà ma le altre proseguiranno nei secoli, tramandando sino ai nostri giorni gli antichi saperi.

Tre donne in Herbarie, legate alle ritualità del femminile, alla natura e alla cura, elementi che rappresentano, fin dai primordi, la loro libertà espressiva. La drammaturgia si muove fra la dedizione e la ribellione; fra l’anima creativa e quella politica delle donne, escluse per secoli dai libri e dalla scienza ufficiale. Una narrazione centrata su eventi storici, che conduce passo dopo passo a scoprire sia il lato vitale, sia quello buio del rapporto fra donna, guarigione e potere. Una storia nella quale ciascuna interprete incarna una sapienza diversa: quella antica, oracolare, che viene dagli archetipi; quella contemporanea legata all’uso pratico delle piante e quella del futuro.

Ridefinire la narrazione della donna e delle sue competenze; rivalutare le medicine antiche e profonde come l’erboristeria e il senso più vero ed umano dei ritmi naturali, fare luce sulla medicina delle donne, per anni nascosta dai libri di storia. Sono queste le motivazioni portanti di uno spettacolo nel quale non è difficile trovare affinità con la condizione attuale delle donne, anche alla luce dell’involuzione culturale che i tempi stanno determinando e che, solo raccontando, sarà possibile fermare.

Un invito alla meraviglia della scoperta di un mondo, spesso sconosciuto, fatto di “saperi” e possibilità perseguitate, oscurate, ridicolizzate, fino a farle scomparire nell’immaginario della stregoneria e dell’imbroglio.

In occasione della Giornata Mondiale della Pace il 21 settembre 2019 daremo vita, per l’ottavo anno consecutivo, a Poesie per la Pace, un raduno collettivo per parlare di Pace attraverso la poesia, perché nulla è più forte di questo linguaggio intimo ed al contempo estraniante, chirurgico e infuocato, così semplice quando parla della complessità che rappresenta la nostra cifra, ma anche la nostra salvezza.

La pace, si sa, cerca luoghi ove insediarsi con tutte le infinite opportunità che porta con sé. La pace chiede strade, piazze ed anime dove fermarsi.

La poesia, a sua volta, è incontenibile, esce dalla penna o dalla tastiera e si moltiplica, sfugge, si annida e celebra ogni cosa che tocca.

Quest’anno il flash mob poetico di Roma si terrà al teatro Il Cantiere (Via Gustavo Modena, 92 – Piazza Belli – Trastevere).

L’intera giornata sarà dedicata alla Pace ed alla condivisione: dall’alba alla mezzanotte artisti, poeti, musicisti, semplici cittadini avranno a disposizione lo spazio Il Cantiere per esprimere la propria testimonianza a favore della Pace e contro tutti i conflitti che ostacolano il pacifico vivere sulla terra, ma anche dentro il nostro cuore e la nostra anima.

Per tutta la giornata il palcoscenico accoglierà declamazioni poetiche, testi teatrali, canzoni, musiche, performances, mostre e workshop. 
Condivideremo anche cibo e idee, progetti e speranze.

Raccoglieremo, inoltre, tracce luminose oppure silenziose e fugaci della visione di pace di ognuno: una poesia scritta su un sasso o su un pezzo di stoffa; sulla sabbia o sulle foglie di un albero…

Contemporaneamente a noi in Palestina il poeta Suleiman Daghash e in Brasile il filosofo e pittore Lucio Mustafà organizzeranno altri momenti di Poesie per la Pace.

Come sempre anche il pubblico potrà liberamente partecipare con varie proposte.

Tutti sono invitati a coinvolgere amici e più persone possibili per celebrare la Pace con molteplici voci.

Parteciperanno quest’anno: Marco Cinque in un concerto poetico, Antonietta Tiberia, Antonella Rizzo, il musicista indiano Kalipada Pakhi Adhikary, Giulietta Stirati, Gianfranco De Micheli, Gianfranco Giannini, Cetta De Luca, Lucianna Argentino, Annamaria Giannini, Ginevra Lilli, Valentina Ghelfi, Anna Maria Curci, Francesca Del Moro, Cristina Polli, Ksenja Laginja, Elena Sbaraglia, Dario Amadei, Sabina La Manna, Ileana Izzillo, Piera Mattei, lo street artist Stefano Hos Giagnotti, Daniela Matronola, le attrici Brunella Petrini e Elena Stabile.

Siamo in attesa delle conferme di Andrea Del Monte, Antonio Veneziani, Maria Grazia Trebbi, della cantante Marcella Foranna, Enrico Pietrangeli, Claudio Marrucci e della danzatrice Maria Borgese.

Hanno inviato i loro testi, non potendo intervenire personalmente: Maria Grazia Calandrone, Francesco Randazzo, Ada Crippa, Rosa Sama, Elena Falgheri, Sandra Querci, Amneris Di Cesare, Anna Lauria, Eugenia Serafini, Lucia Ferrante ed altri ancora.

La manifestazione è nata nel 2012 in collaborazione con l’Associazione Internazionale SICA e da allora fa parte degli eventi diffusi che vengono creati per celebrare la Giornata della Pace dalla coalizione globale di associazioni non profit che partecipano alle iniziative di Peace one day, organizzazione non profit riconosciuta dall’ONU, dall’Unicef , etc.

 Ovunque libereremo la pace attraverso la poesia e la poesia, di certo, ci libererà”.

È andata proprio così, come volevamo. Non è stata solo una vetrina di eventi ma un luogo dove BORGO D’ESTATE ha instaurato relazioni sociali e umane con il territorio. Sono nate connessioni inedite con i residenti e con il pubblico coinvolto alla Rassegna, parte integrante del progetto capitolino, Estate Romana 2019, promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE.

La manifestazione, dedicata ad uno dei quartieri più antichi di Roma, ai romani e ai tanti turisti richiamati dal fascino cinquecentesco dell’area, si chiude con un bilancio decisamente positivo. Oltre 1000 persone hanno partecipato attivamente, interagendo con le proposte culturali, le narrazioni teatrali, musicali e letterarie avvicendatesi nei cinque giorni della rassegna BORGO D’ESTATE.

Al di là di statistiche e dei numeri, molto lusinghieri, quello che più ci ha reso felici è stata la partecipazione condivisa da parte del pubblico, ma anche delle istituzioni locali”, commenta a margine di chiusura, Isabella Moroni, ideatrice, curatrice della manifestazione e componente della storica associazione culturale Argillateatri. E aggiunge: “Vedere le persone scendere da casa ogni sera per ritrovarsi in Piazza delle Vaschette a parlare fra di loro e con noi, in un flusso continuo di energia positiva, ci ha dato la misura di quanto, anche questa volta -e forse più del solito- l’intuizione di lavorare per il territorio, di confrontarsi in maniera paritaria con gli spettatori, con gli abitanti sia sempre la formula vincente. Non abbiamo portato cultura in un luogo, l’abbiamo condivisa, lasciando a tutti lo spazio per confrontarsi, per suggerire idee e soprattutto per fare collettività. La qualità dell’offerta, se non troppo convenzionale, suscita interesse, curiosità e riflessione ad ogni livello”.

Un bilancio più che positivo è il commento di Anna Vincenzoni, Assessora alle Politiche dell’Ambiente, Politiche della Mobilità, Rapporti Istituzionali con la Polizia Locale di Roma Capitale, Protezione Civile Municipio Roma I Centro storico, presente ieri alla manifestazione. “Riuscire a occupare in maniera pacifica uno spazio pubblico, dunque comune, portando cultura di alto livello, unendo storia, musica, letteratura significa rompere degli schemi di paura che sono stati alimentati in questa città. Ad Argillateatri il merito di tutto questo. Quando si sente dire, mettiamo telecamere ovunque, ritengo non sia la giusta strada da percorrere. La città deve vivere, il rione Borgo non è un quartiere dove non c’è sicurezza non è a rischio ma la politica di portare le persone dei quartieri nelle piazze e fare comunità renderebbe ovunque le strade più sicure, vive e accoglienti. Il rione Borgo è una realtà in cui l’età media è molto alta ed iniziative di questo livello contribuiscono alla funzione sociale di fare uscire i residenti più anziani dall’isolamento della solitudine”. Ci auspichiamo che la rassegna BORGO D’ESTATE diventi un appuntamento fisso dell’Estate Romana.

Roma – Municipio I – Centro Storico Piazza delle Vaschette
21, 22, 23, 24, 25 agosto 2019

Comunicato Stampa

Non solo vetrina di eventi ma luogo per creare relazioni e stabilire connessioni inedite.
Nella cornice di uno dei quartieri più antichi di Roma, mercoledì 21 agosto, si inaugura la rassegna estiva dedicata al territorio di Borgo.

Il rione si apre alla città, ai romani e ai tanti turisti richiamati dal fascino cinquecentesco dell’area.

Spettacoli teatrali, concerti, laboratori di scrittura, conversazioni, presentazione di libri e la pratica del Tai Chi Chuan sono gli ingredienti che renderanno Piazza delle Vaschette una location condivisa ma raccolta; crocevia di linguaggi classici e sperimentali.
Dal tramonto a sera, dalle 17.30 alle 23.00, il programma è ricco di contenuti inediti.

Mercoledì 21 agosto alle 19.00 si parte con le letture, i racconti e le leggende per ripercorrere la storia del rione Borgo, quartiere antichissimo, più compiutamente realizzato nella veste attuale dal Pontefice Pio IV nel 1565.
La serata prosegue alle 21.30 con il concerto: ITINERARI NEL NOVECENTO. Open live che spazia da Maurice Ravel ad Astor Piazzolla, fino a Ennio Morricone. Una musica contemporanea delicata, arguta, e accessibile. Con la direzione del Direttore Artistico dell’Ensemble Pentarte, Albino Taggeo, si esibiranno Guglielmo Cetto (sax), Alessandro Rasi (tromba), Clementina Savini (flauto), Fabio Sepe (clarinetto) e Aldo Maria Taggeo (trombone).

Un programma fitto che proporrà altri concerti come quello del Billi Brass Quintett in programma venerdì 23 agosto; un repertorio che spazia dalla musica classica al jazz, dalle colonne sonore del grande cinema, alla proposta di composizioni originali per quintetto d’ottoni.

È nel solco della valorizzazione del territorio una serata, l’ultima, sarà dedicata a canti della tradizione popolare di Roma e della campagna romana con il concerto Pe strada romana passo cantanno con Stefania Placidi voce e chitarra.

Ampio spazio al teatro e ai suoi molteplici codici rappresentativi.
Una selezione accurata, grazie alla esperienza di Argillateatri, porterà in scena giovedì 22 agosto EL DOTOR DEI MATI Storia di un neurologo a Venezia, dalle Fondamenta alla legge Basaglia di e con Claudia Fontanari, regia di Sara Valerio. Il monologo ripercorre la storia della nascita della neurologia ospedaliera a Venezia sullo sfondo della rivoluzione di Franco Basaglia. Una storia costellata di cambiamenti e scontri di ideali; una rivoluzione che non sapeva di essere tale e filtrava tra le mura dei manicomi italiani fino a quando tra l macerie stava nascendo qualcosa di nuovo.

Sabato 24 agosto torna HERBARIE. Le chiamavano streghe. Una produzione firmata Argillateatri con Claudia Fontanari, Brunella Petrini e Elena Stabile per la regia di Ivan Cozzi.
Un viaggio nella storia d’amore e di lotta delle Herbarie, erboriste medievali, definite streghe o ciarlatane di potere. Le protagoniste sono farmaciste, levatrici e “accabadore” (coloro che sanno dare la buona morte). L’inquisizione cambierà il corso della storia, ma per chi sopravvive, la missione sarà quella di tramandare, nei secoli, la cura e il sapere.

Domenica 25 agosto la proposta teatrale si chiude con MINOTAURO di Friederich Durrenmatt. Con Ivan Cozzi (voce recitante), Albino Taggeo (pianoforte) e la performance pittorica di Stefano Hos Giagnotti.
Il Minotauro, espressione della mostruosità dell’essere, differente eppure innocente della propria non appartenenza alla “normalità”. Alla lettura teatralizzata si unisce una nuova partitura musicale ad opera del Maestro Albino Taggeo ed una performance pittorica, guidata dal ritmo delle parole.

Trasversale la scelta delle letture, delle conversazioni a tema e l’incontro con gli autori. Un romanzo picaresco con un finale a sorpresa prosegue il programma della rassegna. Giovedi 22 agosto Francesco Randazzo presenta: I duellanti di Algeri (Ed. Graphofeel). Le vicende di Miguel Cervantes, futuro autore del Don Chisciotte e Antonio Veneziano, irrequieto poeta e avventuriero palermitano. Il ritrovamento di un manoscritto di Cervantes in una segreta biblioteca di Salamanca, le avventure dei due particolarissimi compagni di prigionia ad Algeri e le loro fantastiche fughe al centro della storia.

Venerdì 23 agosto Piazza delle Vaschette si mescola ai colori intensi dell’India.
Con la partecipazione musicale di Kalipada Adhikary, un viaggio narrante condurrà il pubblico nel paese asiatico. Attraverso le favole e i libri di viaggio ci si potrà immergere nelle tradizioni e nelle contraddizioni di una cultura millenaria.

Le donne fra Magia e Cura, è il titolo dell’incontro con Silvia Pietrovanni in calendario il 24 agosto. Gli aspetti mitologici e antropologici delle donne di medicina condannate dall’Inquisizione. Una narrazione tra storia e mitologia declinata al femminile.

Diversità di linguaggi, diversità di aggregazioni, ricerca dell’espressività contemporanea nell’esprimere e mantenere memoria delle tradizioni, rappresentano i segni distintivi della rassegna BORGO D’ESTATE che si pone l’obiettivo di mantenere viva la storia e l’identità del quartiere e dei suoi abitanti.

Si inseriscono in questa direzione le attività collaterali rivolte agli abitanti e a tutti i cittadini. Tra cui il Laboratorio di Scrittura Silenziosa condotto da Isabella Moroni ogni pomeriggio e la pratica del Tai Chi Chuan condotta da Ivan Cozzi e rivolta anche e soprattutto agli anziani del quartiere.

La manifestazione si terrà interamente in Piazza delle Vaschette, spazio pubblico, laboratorio discreto e non rumoroso di sperimentazione culturale.

Borgo d’Estate è una rassegna promossa, curata e realizzata dall’Associazione Teatrale THE WAY TO THE INDIES – Argillateatri, con l’obiettivo di offrire ai cittadini nuove possibilità di crescita culturale, nuovi punti di vista, momenti di aggregazione e attività partecipative.

L’iniziativa, in virtù del suo forte valore culturale è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE.

Sono state davvero Belle Sere quelle di Ostia nel Chiostro del Palazzo del Governatorato.
È stata una rassegna fortunata e partecipata. Tanto. Come succede solo ad Ostia.

Anche il tempo è stato gentile: non ha mai fatto troppo caldo e, anche se l’ultimo giorno c’è stata una continua alternanza di sprazzi di pioggia e di luce di stelle, siamo riusciti a rimanere fino alla fine.

La scelta degli spettacoli ha voluto essere inclusiva, le proposte del livello che, crediamo, tutte le persone meritano di poter vedere, ascoltare, confrontarsi.
Credere che si debbano offrire solo spettacoli “alla moda”, pensiamo sia un’offesa alla sensibilità degli spettatori.
Per questo li abbiamo portati in un viaggio verso mondi diversi.

E loro ci hanno seguito. Ne siamo davvero orgogliosi!

In un quartiere che ogni anno di più si dimostra desideroso di cultura e pronto ad accoglierla, abbiamo dato visibilità a 24 artisti di musica, di azione e di parola.
In 7 giornate di festival, nel Chiostro del Palazzo del Governatorato di Ostia Lido (di una bellezza e di un’energia struggenti) si sono alternati spettacoli di teatro, concerti, letture, laboratori, circo, presentazioni di libri… Abbiamo incontrato l’India, il Messico, la Palestina, Lisbona ed Algeri; abbiamo raccontato le piante ed ascoltato la poesia dell’amore e dello spirito, la luna e, inoltre, abbiamo fatto preparare ai bambini dei sali aromatici.

Saremo sempre grati a tutto il Municipio Roma X per la preziosa collaborazione che in questi ultimi due anni ci ha accolto, supportato e, a volte, anche ispirato.
Ringraziamo in particolare l’entusiasmo dell’Assessora alla Cultura, Silvana Denicolò e la saggezza della Presidente Giuliana Di Pillo.

Un grazie particolare va a tutti gli artisti intervenuti:
Brunella Petrini, Stefania Placidi, Ivan Vincenzo Cozzi, Kalipada Adhikary, Zakaria Kazi, Fatima Tujzohora, Rakibul Hasan, Silvia Pietrovanni, Marco Cinque, Claudia Fontanari, Silvia Cozzi, Francesco Randazzo, Oscar Bonelli, Giorgia Vicenti, Elena Stabile, Simona Baldelli, e il Billi Brass Quintet

Grazie 
Allo staff del festival di Le Belle Sere ed in particolare alla nostra strepitosa ed instancabile Brunella Petrini. Senza di lei saremmo persi.

E ancora grazie al pubblico che è intervenuto numerossissimo e fedele.

Quando nell’Anno Domini 2000 inventammo Le Belle Sere, una rassegna di spettacoli davvero diversissimi fra loro che all’epoca si svolse al Parco delle Tombe Latine, avevamo in mente un evento che fosse un punto di ritrovo e di scambio per gli spettatori.

Un punto di bellezza e piacevolezza. Delle serate che tutti avrebbero potuto ricordare a lungo per il luogo fascinoso in cui si svolgevano, per gli spettacoli non abituali che proponevamo, per il calore che mettevamo nell’accoglienza…

Le Belle Sere dopo quell’inizio di Millennio, è rimasto addormentato per moltissimi anni e solo oggi rivede la luce. Ad Ostia Lido al Chiostro del Palazzo del Governatorato.

Le Belle Sere. Nel nome è dunque l’intento: un momento di bellezza e piacevolezza al Chiostro di Ostia Lido: il fascino del luogo c’è e di nuovo proponiamo spettacoli molto diversi fra loro e non scontati.

Dal 18 al 20 e dal 25 al 28 luglio 2019 apriamo alla gioia di trascorrere delle belle sere al Chiostro.
Il programma è articolato in modo che, sul fare del tramonto, alle 19,30 ci si possa incontrare per momenti dedicati al libro e alla lettura. Gli attori leggeranno brani sul tema del Mare, o dell’India o delle Piante che sanno curare (e far belli); oppure ci saranno degli incontri con autori i cui libri sanno di avventura e di scoperte.
Ci sarà anche spazio per i ragazzi che con il Laboratorio dedicato alle Piante, scopriranno erbe, semi, spezie ascolteranno suonare le foglie e impareranno ad usare il mortaio.

Appena scende la sera, alle 21,00 ci saranno spettacoli teatrali e concerti, a cominciare da una narrazione musicata di Frida Kahlo, anzi, de L’Altra Frida che si dipanerà fra letture e ricette grazie a Brunella Petrini e Stefania Placidi.
Sarà poi la volta del Concerto di musica dall’India grazie al quale ascolteremo le poesie di Rabindranath Tagore suonate con gli strumenti e con la tecnica narrativa dei Baul, i menestrelli erranti la cui tradizione mistica e musicale su riportata in vita da Tagore stesso

Seguiranno, il concerto poetico Muri e Mari di Marco Cinque. In un’epoca di muri reali e mentali, un racconto in musica di fratellanza e bellezza, tratto dall’omonima raccolta poetica.

Abbiamo spezzato la rassegna in due fine settimana per essere più a lungo in compagnia degli spettatori di Ostia, quindi riprenderemo giovedì 25 con lo spettacolo El Dotor dei Mati che racconta l’incontro fra il neurologo che riorganizzò il manicomio di Venezia e Franco Basaglia che diede nuova dignità ai ricoverati. Il dotor dei mati altri non è che il nonno dell’attrice Claudia Fontanari che in questo modo rende omaggio a lui e ad uno dei più importanti passi in avanti del sociale in cui l’Italia ha avuto il primato.
Seguirà uno spettacolo emozionante di fuoco e fachirismo con Silvia Cozzi. Vedremo Kyra, la Dea del Fuoco giocare con ventagli di fuoco, catene infuocate, la vedremo camminare sui vetri e mangiare palline fiammeggianti…

Il giorno seguente sarà la volta di Viaggio alla Montagna dell’Anima, una lettura teatralizzata e musicata di poesie del vicino Oriente. Ascolteremo, letti da Ivan Cozzi e Brunella Petrini i versi di Rumi e Omar Kayyam e di altri poeti che parlano d’amore e di frutti succosi e di spirito che tutto sovrasta, anche il fiorire dei melograni. Le letture saranno accompagnate dalla musica evocativa e emozionante degli strumenti di Oscar Bonelli.

Herbarie. Le chiamavano streghe. Un viaggio nella storia di amore e di lotta delle erboriste medievali il cui sapere antico fu spezzato dall’Inquisizione, ma si è continuato a tramandare fino ai nostri giorni. Lo spettacolo, scritto da Silvia Pietrovanni e adattato da Isabella Moroni vede in scena Claudia Fontanari, Brunella Petrini e Elena Stabile dirette da Ivan Cozzi. La storia narrata ha una grande attualità e racconta la Storia da un punto di vista quasi sconosciuto.

Concluderemo con il concerto di un gruppo che è stato molto apprezzato lo scorso anno al Chiostro. Il Billi Brass Quintett che ha da poco preparato un progetto sulla Luna (di cui quest’anno ricorre l’anniversario della scoperta) e del quale ci farà ascoltare alcuni brani, non dimenticando, però di proporre colonne sonore e brani noti e cantabili.

Le Belle Sere. Letture, concerti, spettacoli e libri.
dal 18 al 20 e dal 25 al 28 luglio 2019 dalle ore 19,30
Chiostro del Palazzo del Governatorato
Piazza della Stazione Vecchia, 26 – Ostia Lido

INGRESSO LIBERO

Tre giorni di sold out per le tre anteprime andate in scena agli inizi di aprile danno la misura di quanto sia attuale parlare del sapere delle donne; del tentativo, andato avanti per secoli, di ridurle al silenzio con tutti i mezzi, il più infido dei quali è sempre stato la narrazione della debolezza, dell’ignoranza, dell’incapacità e, di conseguenza, la costrizione ad accettarne lo stereotipo.

Le Herbarie sono tre donne che vivono nel momento storico in cui avviene la transizione dal Medioevo al Rinascimento quando, più si definisce e brilla la creatività degli uomini, dell’intelletto, della tecnica e dell’arte nella sua forma più esteticamente perfetta, più viene meno la conoscenza pratica della cura, della forza, del legame con la natura.

La donna perde il potere già minato nel corso di altrettanti secoli; la Chiesa, che cerca soprattutto il modo per tenere a bada il dissenso, l’opposizione e quelle che chiama eresie, trova il capro espiatorio più facile e più spendibile proprio nelle donne che -se non rispecchiano i dettami- diventano immediatamente streghe, punibili con ferocia per la loro indipendenza.

Il testo di Silvia Pietrovanni, che abbiamo portato in scena con l’adattamento di Isabella Moroni, si rifà in gran parte ai processi e alle testimonianze che, a partire dal passaggio del secolo fino alla Controriforma ed oltre, hanno raccontato la sorte, i processi e spesso la morte di queste donne di cura che persero tutto.

Nell’allestimento di Ivan Cozzi, il racconto di come questa vita speciale di donne a contatto con la natura, con la comunità e con il sacro, viene pian piano annientata, è fatto da Lucia divenuta suo malgrado suora, che ripercorre l’adolescenza nella casa della nonna Mercuria, i giochi con la madre Caterina, la preparazione dei medicamenti, gli incontri di festa, il sapere che si tramanda, lo scambio con le altre donne in una sorta di enciclopedia orale, che Lucia ora ha il compito di raccogliere in un libro che servirà ai posteri per non perdere la conoscenza delle erbe.

La tradizione delle donne sapienti che si rifugiarono nei conventi dove potevano avere libero accesso ai testi, la possibilità di coltivare e sperimentare, dove potevano creare ospedali e farmacie e incontrare altri sapienti, filosofi, teologi risale al bassissimo Medioevo e ha dato, nel tempo, dei frutti straordinari.

Lucia rivivrà la sua vita fino al processo della nonna che si ucciderà in carcere pur di non lasciare traccia del suo sapere nelle mani dei suoi aguzzini e alla fuga che la porterà fino al cortile del convento.

Il racconto si dipana fra musica, canti, silenzi, leggi declamate (che cadono come pietre sulla vita quotidiana delle persone semplici già schiacciate dal peso della fatica e della povertà), ricette, ricordi, visioni, sogni, scherzi e ironia.

I momenti di sospensione e di scambio sono stati recepiti dal pubblico come spunti di compartecipazione e immedesimazione. Una fascinazione che non è mai magia o tecnica, ma rispecchiamento, solidarietà, scoperta.

Mercuria (Brunella Petrini), Caterina (Elena Stabile) e Lucia (Claudia Fontanari) hanno ciascuna un proprio carattere ed una missione: raccontare il passato; dare vita e attualità alla conoscenza; intuire il futuro e la trasformazione del mondo.

Niente sarà più come le tre donne lo conoscono, niente di quel che conosciamo è come loro ce lo descrivono. Eppure ci lega il filo del sapere, dell’amore e della luce.

E le Herbarie, nella grande tela della storia, sono quei fili ribelli che illuminano la vita di nuovi significati e non smettono mai di tessere una nuova realtà.

Herbarie. Le chiamavano streghe tornerà in scena sabato 25 maggio alle 21 e domenica 26 maggio alle 18 ad Abraxa Teatro – Via Portuense, 610 – Roma.

La differenza, in questo momento di cambiamento, in questo passaggio complesso e ignoto la può fare solo la cultura

La differenza la fa il nostro impegno a rendere il teatro, il patrimonio librario, l’educazione, la poesia…, il linguaggio che accomuna le diversità degli esseri umani. Il loro pregio. La nostra possibilità di crescita.

Lavoriamo per la pace da circa 40 anni, lo facciamo con il teatro, con i laboratori educativi per minori e migranti, con le attività sui libri e la lettura, con la creazione di progetti sull’ambiente, sull’ecologia, sulla natura e con molti altri progetti.

Parliamo una lingua che ha a cuore le tematiche civili, storiche e sociali e poche parole chiave: autenticità, resistenza, memoria e comunicazione.

Con il tuo cinque per mille ci aiuti a proseguire, a provocare scambi di idee e di intuizioni, a mettere in campo buone pratiche e nuove proposte, a prenderci cura dei sentimenti e della fioritura personale, ad offrire nuove occasioni, con progetti innovativi, originali e nonviolenti.

Il cinque per mille non è una tassa aggiuntiva.
Scegli tu a chi donare, hai un’opportunità che non ti costa nulla, ma ti rende padrone delle tue possibilità, dei tuoi pensieri, delle tue speranze e dei tuoi sogni
.

Bastano la tua firma e il nostro codice fiscale: 04572261008.

A Roma nello spazio teatrale Il Cantiere, sabato 6, martedì 9 e mercoledì 10 aprile 2019 Argillateatri presenta l’anteprima del nuovo spettacolo Herbarie. Le chiamavano streghetesto di Silvia Pietrovanni, adattamento di Isabella Moroni, con Claudia Fontanari, Brunella Petrini, Elena Stabile,  frutto di un lavoro di ricerca sulla figura ancestrale e sulle origini sacre della domina herbarum, l’erborista del popolo, definita saggia (saga)dalla gente del popolo e strega o ciarlatana dal potere, che inizia in questo modo la distruzione capillare del sapere femminile.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza.

Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore” che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un Inquisitore, la cui figura appare anche come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo.

Mercuria soccomberà, ma le altre proseguiranno il loro lavoro lento e globale che è arrivato fino a noi e si sviluppa ancora in ogni angolo, anche il più remoto, del mondo intero.

«Questo spettacolo è come un seme che può diventare un albero» afferma Silvia Pietrovanni, autrice del testo originale messo in scena da Argillateatri.E aggiunge: «Vorrei che le persone, dopo aver visto questo spettacolo, scoprissero chi erano le Herbarie e chi sono oggi per sapere cosa è stato tolto alle donne, ma anche a tutti gli esseri umani e come sia ancora possibile recuperarlo».

NOTE DI REGIA

Con Herbarie. Le chiamavano streghe, progetto culturale con una forte componente di teatro civile e di tematiche di genere, Argillateatri prosegue il percorso dedicato alle molteplici forme del femminile, iniziato con Il Marinaio di Fernando Pessoa, regno di tre sorelle e del loro sogno, al quale ha fatto seguito Le Città Invisibili di Italo Calvino nel cui allestimento Marco Polo era interpretato da tre donne, tre viaggiatrici del tempo, dei luoghi e dell’anima.

Tre donne anche in Herbarie, legate alle ritualità del femminile, alla natura e alla cura, elementi che rappresentano, fin dai primordi, la loro libertà espressiva, la dedizione e la ribellione; l’anima creativa e quella politica di queste donne che, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale, apprendevano le conoscenze, creando reti di cura e salvezza e trasmettendosi le proprie esperienze.

Una narrazione centrata su eventi storici, che conduce passo dopo passo a scoprire sia il lato vitale, sia quello buio del rapporto fra donna, guarigione e potere. Una storia nella quale ciascuna interprete incarna una sapienza diversa: quella antica, oracolare, che viene dagli archetipi; quella contemporanea legata all’uso pratico delle piante e quella del futuro, che saprà cambiare le sorti della Storia.

Ridefinire la narrazione della donna e delle sue competenze; rivalutare le medicine antiche e profonde come l’erboristeria e il senso più vero ed umano dei ritmi naturali e fare luce sulla medicina delle donne, per anni nascosta dai libri di storia.

Sono queste le motivazioni portanti di uno spettacolo nel quale non è difficile trovare affinità con la condizione attuale delle donne, anche alla luce dell’involuzione culturale che i tempi stanno determinando e che, solo raccontando, sarà possibile fermare.

HERBARIE. LE CHIAMAVANO STREGHE


Personaggi e interpreti

Mercuria        Brunella Petrini

Caterina          Elena Stabile

Lucia               Claudia Fontanari

Regia               Ivan Vincenzo Cozzi

Musiche originali                               Tito Rinesi

Testo originale                                   Silvia Pietrovanni

Adattamento                                      Isabella Moroni

Elaborazione costumi                      Arianna Longardi

                                                          Si ringrazia l’atelier di Marina Sciarelli

Disegno luci/suono                          Nino Mallia

Sabato 6, martedì 9 e mercoledì 10  aprile – ore 21.15

Il Cantiere via Gustavo Modena, 92 (Trastevere)

Ingresso 12 €, ridotto 10 €  – PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Info: 0677071899 – 3384670935 (anche WhatsApp) – 3391597050

argillateatri@gmail.com

Sono diversi anni che i nostri spettacoli raccontano storie, possibilità e vite attraverso l’immagine della donna.
La prima volta è stata con Il Marinaio di Fernando Pessoa che entrava fin dentro i sogni delle tre sorelle protagoniste.
Poi è venuta la scelta di far narrare alcune delle Città Invisibili di Italo Calvino ad un Marco Polo scomposto in tre figure femminili. Il motivo era quello di giungere ad un altra narrazione, quella che può fare solo l’approccio femminile alla meraviglia, al viaggio, allo scambio fra culture e umanità.

Avere incontrato il testo di Silvia Pietrovanni Herbarie. Le chiamavano streghe, incentrato sui diversi aspetti mitici e spirituali delle donne, ha significato evolvere il discorso teatrale e drammaturgico e passare dal mostrare l’indole del femminile a descrivere il sapere, la conoscenza, la potenza delle donne.

Dopo molti provini undici attrici giovani e giovanissime sono risultate adatte per questo lavoro. A loro è stato chiesto di proseguire in un breve laboratorio di lavoro sul corpo prima di arrivare alla scelta definitiva.
Le attrici protagoniste dello spettacolo sono Claudia Fontanari ed Elena Stabile oltre a Brunella Petrini che da molti anni lavora con la Compagnia.

Claudia Fontanari ha un percorso di teatro di narrazione che l’ha plasmata e che si rivela nelle sue azioni e nella sua recitazione. Ha inoltre un lavoro sul corpo e sul movimento, elaborato sulle diverse tecniche studiate, fra cui l’arte parziale indiana Kalaripayattu, che le permette di trovare soluzioni ed improvvisazioni di bella e innovativa creatività.

Elena Stabile ha una capacità davvero vivissima di entrare in ogni situazione; di ascoltare, apprendere e restituire ampliata e modificata dalla sua elaborazione ogni indicazione, ogni idea, ogni ispirazione. E riesce a cogliere l’intima natura della drammaturgia, rendendola materia viva e comunicativa.

Brunella Petrini ha una solidità e una forza recitativa esplorata e accresciuta in tutti gli anni in cui ha unito al teatro anche il suo percorso di lotta politica e artistica. Negli spettacoli propone una personalità capace di equilibrare la scena. Con le azioni, con la parola, con l’interpretazione, con la musicalità che pervade la sua recitazione.

Sono loro le attrici che danno vita alle tre Herbarie, alle tre donne di sapere, d’amore e di lotta che riecheggiano l’antica tradizione dell’Arcadia che della Dea glorificava i tre volti (la vergine, la adulta e colei che non subisce più il giogo maschile) e il suo integrarli in un unico sé.
Alle tre donne che raccontano come l’oppressione subita da ogni donna non è frutto della sua debolezza ma, al contrario, della sua grande forza.

I ponti sono fatti per essere attraversati, eppure spesso, la nostra civiltà ci si è accampata sopra, a volte li ha fatti diventare meravigliosi, ma non li ha usati per il loro scopo.

Gettare un ponte tra le culture significa camminare per andare a conoscerle; incontrarsi in un punto e poi proseguire insieme, ascoltare la storia, i canti, le poesie, le tradizioni. Assaggiare il cibo.

La poesia è il più grande ponte che sia mai stato sognato e realizzato e non può essere usato per restare fermo, per non avere altro scopo che essere ammirato.

Testimoniare significa essere prova vivente, dimostrazione di un accadimento, di un pensiero di una rivelazione.

Chi testimonia porta il suo sapere, la sua conoscenza e s’avvia su quel ponte, affermando di esserci e di voler continuare a camminare, a incontrare, a scambiare.

Mercoledì 13 marzo prossimo, Poesie per la Pace vorrebbe gettare proprio quel ponte fra culture e gettarlo con il suo strumento di testimonianza: la poesia. Nasce per questo motivo Testimonianze dalla Palestina un incontro per festeggiare la giornata della cultura palestinese dandole modo di attraversare il silenzio, rendendola visibile, concreta, vitale.

Non è facile con una Nazione dimenticata, dispersa; raccontata sommariamente e in maniera parziale e spesso mistificatoria. Una Nazione difficilmente amata perché non la si conosce, la si confonde, la si immagina quello che probabilmente non è.
Ma ci proveremo. Ascolteremo i poeti della Palestina, la musica, le parole di chi non può tornare nella sua terra, di chi ha trovato asilo, di chi non riesce a trovare la pace.
Faremo nostri i sapori della terra del timo e in cambio offriremo i nostri pensieri, le nostre rime, le fotografie scattate sui confini dilaniati e negli occhi della bellezza; la nostra comprensione.

Getteremo un ponte e lo attraverseremo. Ci accoglierà la Comunità palestinese a Roma e nel Lazio, ci riuniremo nella sala dedicata al poeta e patriota Wael Zuaiter dell’Ambasciata di Palestina ed ascoltare sarà un momento di accrescimento.

L’omaggio italiano alla Palestina sarà portato dal fotografo Federico Palmieri con la mostra Obiettivo Palestina, dalle Associazioni Argillateatri, Donne di carta e Istituto Nazionale Azzurro e dai poeti e dalle poetesse:
Maria Grazia Calandrone, Marco Cinque, Davide Cortese, Cosimo Crisafio, Ada Crippa, Anna Maria Curci, Alessandro De Santis, Valeria Di Felice, Guido Fauro, Gabriele Galloni, Sandra Giuliani, Valentina Ghelfi, Ileana Izzillo, Sabina La Manna, Monica Maggi, Ilaria Palomba, Rosa Sama, Ginevra Sanfelice Lilli, Marino Santalucia, Antonio Veneziani.

Vi aspettiamo alle ore 18.00 all’ mbasciata di Palestina – Sala Wael Zuaiter
Via Guido Baccelli, 10
INGRESSO LIBERO

Per informazioni e prenotazioni:
roma@ambasciatapalestina.com – Tel.: 06 7008791