Grazie, grazie di questo anno passato insieme!
Un anno divertente, faticoso, creativo; anno in viaggio, un anno di progetti, idee, scambi. un anno di ritorni e di nuove partenze.
Grazie a tutti voi che lo avete reso possibile.
Grazie alla Biblioteca Vaccheria Nardi che ci ha ospitato nei suoi spazi straordinari con la mostra di fotografie di Claudio Drago e le diverse iniziative (laboratori, conferenze, piccole mise en espace…) legate al progetto Herbarie le chiamavano streghe e grazie a tutti coloro che sono stati con noi.

Grazie al LSA 100celle che ci ha accolto nei suoi spazi per le prove e per le condivisioni e ci ha dato modo di organizzare il reading di poesia sulla Resistenza Bella come la Pace, bella come la Libertà parte del progetto Ottava Zona – Memoria est.

Grazie a Elena Castellacci con la quale abbiamo ideato una giornata speciale nei giorni di grande luce: I Tesori di Gaia. Una giornata con Madre Terra dove è stato possibile scoprire i segreti del bosco, gustare un pranzo a base di erbe spontanee, ascoltare la musica della natura con Awisha Carolina Gentile e Oscar Bonelli, partecipare all’incontro sulla stregoneria con lo storico Paolo Portone, anima di grande bellezza, entusiasta e gentile che condivide la nostra strada di sapere e libertà e, infine, assistere allo spettacolo Herbarie le chiamavano streghe mentre il sole lentissimamente calava (e per questa meraviglia, grazie alle attrici storiche Claudia Fontanari, Brunella Petrini, Elena Stabile e all’autrice del testo Silvia Pietrovanni).

Grazie a Simonetta Cervelli e alla sua inarrestabile energia che, con Bianca Giovannini e Davide Pierangelini ci ha coinvolti nella rinata Festa di San Giovanni, con il Laboratorio di preparazione dell’Acqua di S. Giovanni ne La Notte delle Streghe ai Giardini di Via Sannio.

Grazie a Paolo Di Reda che, ancora una volta ci ha dato la possibilità di partecipare al festival Sentieri in Cammino, nelle valli e nei paesi ancora incontaminarti della Sabina. Quest’anno siamo stati a Scandriglia con Herbarie.

Grazie al progetto con il quale abbiamo vinto il bando “Estiamo in Piazza” da cui è nata una collaborazione con il Municipio Roma I Centro che ci ha portato (nonostante gli infiniti inconvenienti e problemi) a realizzare Le Belle Sere, una rassegna di quattro giorni in uno dei luoghi più belli di Roma: Piazza del Catalone e i suoi palazzi ricoperti di edera nel cuore di Borgo.
Qui i ringraziamenti si moltiplicano perché tutti quelli che hanno partecipato, o hanno fatto parte dello staff sono stati necessari e capaci di affrontare tutte le avversità.
Quindi grazie a chi ha partecipato: Daniele Mutino e I Musici della Storia Cantata che ci hanno offerto un’anteprima di uno spettacolo di cantastorie; grazie ad Antonio Veneziani che ha presentato il suo ultimo libro “Santi subito” con Antonella Rizzo; grazie a Tito Rinesi e Piero Grassini per il loro raffinatissimo concerto di musica Sufi; grazie a Penelope Filacchione che ha guidato una visita al Rione Borgo con la sua incredibile capacità di fare di ogni storia un’esperienza meravigliosa; grazie alla BandaJorona che ci ha fatto ascoltare la musica di Pier Paolo Pasolini e a Stefano Valente che ha accompagnato il concerto con alcune letture tratte da Petrolio e altri libri di PPP; grazie a Pino Moroni che ci ha fatto viaggiare dentro l’innovazione stilistica che Pasolini ha portato nella sceneggiatura.
E per quanto riguarda Le Belle Sere, grazie a David Barittoni che ha seguito la tecnica, a Raffaella Viva che ci ha portati per mano nelle parti burocratiche e amministrative e senza il cui aiuto non avremmo potuto risolvere tantissimi problemi. Grazie a Emma Padoan e ad Andrea Memoli, giovanissimi pieni di desiderio di arte e di teatro che ci hanno aiutati come staff e come attori sempre con gentilezza. E grazie a Rossella Giustini, Presidente del Centro Anziani Borgo che ci ha concesso di usare gli spazi del Centro per riporre costumi e oggetti e per poterci cambiare.

Grazie al Cento Anziani Esquilino dove abbiamo iniziato a condurre un laboratorio di Tai Chi Chuan; grazie a chi con noi e assieme alla ONG Peace one Day ha collaborato a celebrare la Giornata Internazionale della Pace con l’undicesima edizione di Poesie per la Pace.

Grazie al Catania Off Fringe Festival che ha selezionato Herbarie per la sua prima edizione. Questo ha innescato una splendida catena di gentilezza e amore per il Teatro che ci ha portato a rappresentare lo spettacolo anche a Modica, nella Chiesa sconsacrata di Santa Maria del Gesù.
Con un cambio nel cast, lo spettacolo è approdato in Sicilia pieno di nuova energia e di questo ringraziamo Silvia Mazzotta che ha lavorato il personaggio di Lucia con grande libertà e creatività.
E grazie agli artefici dell’accoglienza sull’isola: Claudio Drago, Evelina Barone, Francesco Lucifora; il personale di Sala Futura a Catania e alcune belle persone incontrate nel corso del Festival fra cui la creatrice del Catania Off, Francesca Romana Vitale; la scrittrice Giovanna Giordano, la bella e solare attrice Alessandra Costanzo e gli altri amici che hanno condiviso con noi questa avventura.

Grazie a Mauro e Alessandra di Kaos Teatro che hanno scelto Herbarie per la loro stagione e ci hanno dato modo di rappresentarlo, ancora una volta, a Roma.

E ancora grazie allo Strike spa che ha accolto le nostre prove per tutta l’estate, che ha accolto il Laboratorio di trasformazione delle erbe e che, alla fine, si è reso un palcoscenico speciale per Herbarie.

Il 2022 si è concluso con un nuovo bando vinto nel Municipio Roma I. Per tutte le feste di Natale e per il prossimo Carnevale.
Siamo tutt’ora a Largo Agnesi, proprio di fronte al Colosseo, con una scenografia spettacolare che, soprattutto al tramonto, diventa una magia commovente.
E, per averci sostenuto in quest’ennesima avventura, grazie di cuore a Marco Zordan del Teatro Trasevere; a Laura Pollina di Ars in Urbe e a Martina Di Russo che ha condotto la caccia al tesoro; grazie a Keba Seck con la sua danza e le percussioni dall’Africa; a Dora Cirulli che ci ha riportato i giochi di strada. I giochi di una volta che stupiscono i bambini di oggi.
Grazie a Brunella Petrini per il suo laboratorio di giocattoli di legno e grazie al Coro Prisma; grazie alle “Uncinettine” di Simonetta Cervelli, grazie a tutti gli attori e i creativi di Un Presepe Vivente (Maria Borgese, Brunella Petrini, Daniele Mutino, Silvia Mazzotta, Andrea Memoli, Filiò Sotiraki, gli allievi di Officina Teatro, Stefano Hos Giagnotti che ha ideato le scenografie, Marco Berrettoni Carrara per i costumi)

Il grazie più profondo va a Brunella Petrini, nostro sostegno e amica e anima gemella. Grazie per essere attrice, tecnica, giocattolaia, persona speciale capace di risolvere tutti i problemi.

Il 2023 si presenta misterioso, ma altrettanto pieno di spunti.
È il centenario della nascita di Italo Calvino e noi siamo pronti a riprendere il grande lavoro de Le Città Invisibili e riproporlo.
C’è poi il progetto di portare a Roma alcuni gruppi di danza dall’India e molte altre idee che ancora sonnecchiano in questo primo inizio di anno nuovo, ma che sono pronte a prendersi lo spazio che il mondo ha loro riservato.

Il nostro augurio è di vivere assieme a voi tutti un anno pieno di fortuna e di idee, di gioia e di condivisione.
Buon 2023!

Eccoci di nuovo dopo un momento di riflessione sul futuro.

Quello che vediamo, l’orrore, l’insensatezza, il sentirsi foglie nella tempesta, il percepirci come persone che hanno perso la capacità di stringere relazioni, che si infiammano per l’una o l’altra fazione, che non sembrano più in grado di essere interlocutori sani di chi sceglie il destino, ci ha portato a fermarci un po’.

Volevamo che il prossimo progetto fosse accessibile a tutti, senza restrizioni rigide, fatto nel nome della libertà della cultura.
Perché, prima nella pandemia, ora nella guerra (che ci sembra tanto più terribile di tutte le altre solo perché è tanto più vicina), chi ha perso ogni forma di potenza, di contrattualità e di trasformazione è stata proprio la Cultura.

Un tempo strumento di lotta, portatrice di pensieri sani, sempre a fianco degli umani, la cultura oggi è abbandonata, vessata o, peggio, strumentalizzata per gettare fumo (o lustrini) negli occhi.

E invece la Cultura porta pace e bellezza. E, mentre infuriano le guerre, serve a dare un senso alla vita, ad allontanare la paura, il dolore e l’impotenza. A resuscitare la collettività perduta negli schieramenti insensati che danno la sensazione temporanea di controllo, ma che poi ci logorano dentro.

Un flash per ricordare che durante la Seconda Guerra mondiale, in una normale famiglia cittadina, si continuava a vivere: si andava al cinema e al teatro, si leggeva, si andavano a trovare gli amici, si andava al caffè a prendere un cioccolato autarchico, si organizzavano spettacoli in casa, chiamando i vicini, gli amici, i parenti a fare da pubblico. Mentre non smettevano gli allarmi, si scendeva nei rifugi e cadevano le bombe.

Perché così si poteva vedere il futuro, immaginare il cambiamento, valutare le necessità e i sogni.

Ci siamo fermati tre mesi per far sedimentare tutto questo. Abbiamo pensato che occorrono nuovi luoghi, capaci di creare nuovi linguaggi. Capaci di dialogare con la terra e l’acqua, gli alberi, i mari, l’ambiente tutto. Capaci di accogliere l’immaginario del futuro e riproporre quello che si è trascinato stancamente fra i reduci delle meraviglie del loro passato recente e l’incredulità dei nuovi arrivati alla vita.

Ora ricominciamo. Ricominciamo con gli spettacoli che più ci rappresentano e con le azioni libere e aperte che stimolano nuovi progetti e diverse attenzioni.

Ricominciamo riproponendo il progetto sulla cura. Quello delle Herbarie. Cura della natura, cura dell’anima, cura della malattia. Cura che fa germogliare nuova sapienza.

Restate con noi. Arriviamo!

Nel tempo sospeso del virus è stato difficile (e lo è ancora molto) comprendere le motivazioni di molte scelte. Così come l’affidarsi a questo o a quell’esperto e, ancora di più l’aver deciso che doveva passare solo la narrazione della paura. E così via.

Sul Teatro, ad esempio, la confusione regna ancora oggi sovrana. Ci si muove burocraticamente come se si trattasse di un settore uguale agli altri, come se non calcassero i palcoscenici migliaia di invisibili, attori e tecnici e associazioni che non hanno nessun aggancio ufficiale, ma che sostengono la cultura.

Ma il Teatro è il luogo magico dove gli Dei si manifestano non tanto come apparizione, quanto come epifania interiore nei partecipanti al dramma scenico, in una vista potenziata che ispira tutti: attori, spettatori, scrittori.

Di questa magia ci rende artefici lo sguardo di Giulietta Stirati che ha scritto un’articolo sulla necessità del Teatro (ai tempi del Coronavirus) e su Argillateatri. (L’articolo è stato pubblicato su Mimì, l’inserto culturale del Quotidiano del Sud).

Il Corriere di Salerno ci ha chiesto di raccontare Le vicissitudini, i sogni e i nostri progetti in questo tempo sospeso.