L’esperienza degli spettacoli di Natale: la manifestazione L’Oro di Natale che si è svolta nel Municipio Roma V e Storie di Natale (Municipio Roma I Centro) ci ha restituito un importantissimo significato.
Lo stupore della gente di fronte all’incontro inaspettato con il teatro, l’arte, la condivisione, il senso del mettere in comune.

A noi che veniamo da oltre tre decenni di esperienza di teatro in strada, l’azione fra vicoli e piazze, il modo in cui ci si rivolge al pubblico, la gentilezza, il donare, la voce, la musica, la sorpresa e tutto ciò che fa di uno spettacolo un momento di partecipazione, sembra tutto quasi scontato.
E, invece, i tempi cambiano, il rappresentare si evolve (a volte, purtroppo, si involve), nascono ibridi contemporanei, si abbandonano linguaggi capaci di narrare storie per costruzioni spesso incerte, si è obbligati a fuggire da ciò che non viene più considerato importante e gli spettatori dimenticano la gioia, il senso e l’accrescimento che davano loro quegli spettacoli dimenticati.

Siamo dunque tornati in strada con un classico spettacolo itinerante: Un Presepe Vivente. La rievocazione del viaggio dei Re Magi da subito dopo l’Annunciazione fino al levarsi nel cielo d’oriente della stella cometa.
Un viaggio lungo con tappe classiche e significative: la piazza del mercato, dove fra giochi e imbonitori tutto il mondo si mostra; il bivacco, dove vengono raccontate storie che nessun Vangelo ha mai detto. Storie attuali di migrazione e carcere, di odio e di guerra, di disattenzione e consumo.
Storie che sanno di mostri e di fuoco, storie spaventose che ghermiscono il cuore.
Ma alla fine, “non temete...” arriva la buona novella e si va tutti davanti alla grotta dove splende il nuovo sole invitto: Gesù Bambino.

Questo spettacolo più i quattro bellissimi concerti che si sono svolti nelle stazioni della Metro Linea C di Roma e lungo il percorso pedonale di Borgo Pio sono stati il Natale che abbiamo donato alla nostra città.
In centro e in periferia, con la stessa gioia ovunque.

Sono questi gli spettacoli che portano bellezza e il cui significato non perde mai valore.
Sono l’accendere le candele, il donare delle poesie, il raccontare fra la gente, l’arrivo dei Magi sui trampoli, i ventagli di fuoco, le maschere orrorifiche, la danza, l’azione, la parola sospesa, frammentata, diretta che definiscono un teatro di tutti da sempre.

Un teatro che amiamo e che ci ritorna amore. E per il quale ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato. Gli attori: Cinzia Ana Cortejosa, Silvia Cozzi, Donatella Ferrara, Claudia Fontanari, Sakou Kande, Daniele Mutino, Brunella Petrini, Daniele Pinzi, Keba Seck, Filio Sotiraki, Elena Stabile, Mauro Vizioli; i gruppi musicali: Billi Brass Quintett, Jingle Friends, I Musici della Storia Cantata, Quartetto di Clarinetti di Fabio Sepe.
Il regista Ivan Cozzi, lo scenografo Stefano Hos Giagnotti, il costumista Marco Berrettoni Carrara.

Auguri per un nuovo anno splendente!

Spettacoli per raccontare il Natale

Ancora spettacoli di Natale, questa volta nel centro storico di Roma, a Borgo Pio, strada pedonale adiacente a Piazza delel Vaschette dove abbiamo trascorso i giorni dell’EstateRomana.

Storie di Natale è una manifestazione voluta e sostenuta dal Municipio Roma I Centro nell’ambito del programma di eventi e attività culturali denominato “Natale ed Epifania in centro”; è destinata al territorio per condividere con gli abitanti dei momenti di socializzazione e coinvolgimento.

Riproponiamo ancora una volta il Presepe Vivente itinerante che questa colta si svolgerà lungo Borgo Pio e Piazza del Catalone per terminare nel Centro Anziani di Borgo dove, all’apertura della grotta, ci raggiungerà il parroco di S. Maria in Traspontina che farà una benedizione per Natale a tutto il Rione.

Anche a Borgo vogliamo cercare di creare un momento di riflessione sulla pace, la nonviolenza e la sensibilità nei confronti di chi ci circonda.

La magia del Natale, inquesto modo, non potrà restare solo un momento di abbondanza di luci, profumi, sapori, suoni e oggetti d’ogni genere.

Il programma è composto da uno spettacolo itinerante, un laboratorio per ragazzi e un concerto che si svolgeranno fra Borgo Pio ed il Centro Anziani di Via Sabotino.

    23 dicembre 2019 ore 15,0

Borgo Pio: Un Presepe Vivente

Uno spettacolo itinerante che riprende le tradizioni popolari italiane e di altri paesi del mondo con letture teatralizzate di testi sacri e profani, leggende, poesie, ma anche danze popolari, musica, giocoleria e trampolieri.
Un viaggio sulle orme di quello dei Re Magi, fatto di immagini della memoria e di atmosfere sacre e popolari che appartengono alla storia di tutti.
Lo spettacolo si articola in un percorso di parata con alcune “stazioni” nelle quali avvengono le fasi salienti del racconto della nascita di Gesù: l’annunciazione, la vita quotidiana, il sogno dei pastori, l’attesa e la mangiatoia.

Interpreti: Cinzia Ana Cortejosa, Silvia Cozzi, Donatella Ferrara, Claudia Fontanari, Sakou Kande, Daniele Mutino, Brunella Petrini, Daniele Pinzi, Keba Seck, Filio Sotiraki, Elena Stabile, Mauro Vizioli.
Regia: Ivan Vincenzo Cozzi
Scenografie: Stefano Hos Giagnotti
Costumi: Marco Berrettoni Carrara

    27 dicembre 2019 dalle ore 16,00 alle ore 18,30
Centro Anziani Via Sabotino: Laboratorio per ragazzi
Crea la tua Stella Cometa
Il Natale è il tempo dei giochi! Un laboratorio dove l’invenzione, l’avventura, la fantasia condurranno i ragazzi di tutte le età, a creare la loro Stella Cometa che poi porteranno a casa, consapevoli di aver creato con le proprie mani un giocattolo e non solo di esserne proprietario o utente…

    29 dicembre 2019 dalle ore 11,30 alle ore 12,30
Borgo Pio: Clarinetti in festa
con  Fabio Sepe, Alessandro Soldani ed Adriano Ricci (clarinetto) e Alice Iannarilli (Clarinetto Basso)
Un concerto incentrato su brani popolari di musica classica (Mozart,  Bizet, Rossini, Brhms, etc,) unito a canzoni tradizionali di Natale (Jingle bells, We wish a merry Christmas, Silent night) e ad altri brani jazz.

Nella periferia romana, tre concerti e un Presepe Vivente per raccontare il Natale.

Le tradizioni del Natale caratterizzano buona parte della storia del mondo, la nostra storia personale e, ancor di più, la storia della città.
Roma, infatti, ha un Natale antichissimo istituito nel 350 d.C. al posto della festa dedicata al Dio Sole per dare modo, al sempre maggior numero di cristiani presenti città, di celebrare i riti della natività.

Abbiamo accolto la richiesta del Municipio Roma V, di immaginare un Natale capace di coinvolgere i cittadini in momenti di socializzazione ed aggregazione che diventino anche una possibilità di valorizzare quelle aree urbane periferiche.

Perché la magia del Natale non rimanga solo un momento in cui i sensi sono colmati di luci, profumi, sapori, suoni, materie d’ogni genere in un’abbondanza a volte irreale, proveremo ad offrire la possibilità di incontrare un’isola felice dove la dovizia si intreccia con la spiritualità, la riflessione e la concentrazione dei pensieri e delle energie sulla pace, la nonviolenza e la sensibilità nei confronti dell’altro (come, del resto, ci ricordano tutti i testi sacri, di qualsiasi religione).

Il programma è composto di tre concerti che si svolgeranno in tre diverse Stazioni della Metro C (malatesta, Teano e Mirti) e da un Presepe Vivente itinerante a La Rustica.

  • 17 dicembre 2019 dalle ore 16,30 alle ore 17,30
  • Concerto Stazione Metro C – MALATESTA.

Billi Brass Quintett  (Vincenzo Pierotti e Davide Bartoni trombe – Francesco Lucantoni corno – Andrea Angeloni trombone- Guglielmo Pastorelli tuba)

Il quintetto di ottoni (trombe, corno, trombone e tuba) umbro, propone un concerto incentrato su brani tradizionali natalizi, colonne sonore del grande cinema e musiche dedicate alla Luna.

  • 18 dicembre 2019 dalle ore 16,30 alle ore 17,30
  • Concerto Stazione Metro C – TEANO.

Jingle Friends (Katia Onofri   flauto, voce, whistle – Francesca Romana Fabris chitarra, voce – Adriano Dragotta  violino – Désirée Infascelli  fisarmonica)

Brani tradizionali e melodie natalizie irlandesi, che richiamano la cultura popolare. Spesso tramandati per tradizione orale, i canti di Natale o corali (Christmas Carols), esprimono e rinforzano i valori religiosi e popolari. In origine il termine carol descriveva una canzone da ballare e celebrava il mutare delle stagioni; in tempi più recenti questi vecchi canti hanno trovato un posto all’interno dei luoghi di culto.

  • 19 dicembre 2019 dalle ore 16,30 alle ore 17,30
  • Concerto Stazione Metro C-  MIRTI.

I musici della storia cantata (Francesca Gamberini canto, tamburo – Alessandro Taborri percussioni, charango, canto – Daniele Ercoli  contrabbasso, zampogna, canto – Daniele Mutino fisarmonica, canto, narrazione)Il gruppo è specializzato nella musica d’ascolto acustica. Per il concerto di Natale alternerà brani natalizi classici e non come Oh happy day, White Christmas, Tu scendi dalle stelle per zampogna, So this is Christmas di John Lennon, etc. a canti popolari, musica classica sacra e canzoni che raccontano la vita.

Il Presepe Vivente itinerante, a sua volta, permetterà al pubblico di vivere un viaggio sulle orme di quello dei Re Magi, fatto di immagini della memoria e di atmosfere che appartengono alla storia di tutti.

  • 21 dicembre 2019 ore 15,30
  • 22 dicembre 2019 ore 11,00

Spettacolo La Rustica – Da Largo A. Corelli, lungo Via Dameta e dintorni.

 Il Presepe Vivente è una delle più partecipate e caratteristiche tradizioni, capace di accogliere gli apporti di altre culture e di mescolare voci, sonorità, immaginari e racconti.

Questo Presepe itinerante riprende le tradizioni popolari italiane e di altri paesi del mondo, coniugandole con il teatro, la musica, l’arte di strada, rimanendo fedeli alla sacra rappresentazione, così come ce la tramandano le testimonianze medievali e le narrazioni degli “eventi prodigiosi”.

Letture teatralizzate di testi sacri e profani, leggende, poesie, ma anche danze popolari, musica, giocoleria e trampolieri… Lo spettacolo si articola in un percorso di parata con alcune “stazioni” nelle quali avvengono le fasi salienti del racconto della nascita di Gesù: l’annunciazione, la vita quotidiana, il sogno dei pastori, l’attesa e la mangiatoia.

Nell’ideazione di questa festa-spettacolo viene mantenuta inalterata la spiritualità del Natale soprattutto all’ingresso alla “grotta” –al quale gli spettatori partecipano attivamente– che rappresenta un vero momento di riflessione sulla pace e sull’accoglienza, per poi dare spazio alla speranza, alla gioia, alla festa e all’allegria.

La musica che accompagna questo ingresso, rappresenta lo spirito di questa sensibilità nei confronti dell’altro e degli altri: è un testo sacro greco bizantino messo in musica su scala orientale con l’utilizzo di strumenti occidentali dal compositore Tito Rinesi.

Una nuova residenza a Villa De Sanctis dal 13 al 15 dicembre dalla mattina alla sera.

Una residenza è sempre un momento di riflessione e di condivisione.

Non sempre la necessità è quella della nuova creazione a tutti i costi. È importante anche, prima che l’anno lasci il posto ad uno nuovo, riprendere le fila di tutti i discorsi che la fretta, il tempo e gli altri progetti, hanno fatto mettere da parte.

La Casa della Cultura del V Municipio (Via Casilina, 665 è lo spazio ideale per questo tipo di residenze.
L’avevamo già sperimentata con È Tutto Arte dedicata al progetto del Minotauro, che ha permesso di approfondire il discorso della diversità e di realizzare un lavoro in sinergia fra teatro e arti visive.

Questa volta avremo a disposizione tre giornate: 13, 14 e 15 dicembre dalla mattina alla sera per portare avanti una riflessione più articolata che indaghi sul processo artistico e creativo dell’attore.

Si comincia Venerdì 13 dalle 10,30 alle 13,30 con un laboratorio aperto sul training teatrale professionale che Argillateatri porta avanti da oltre 40 anni.
Il lavoro sarà incentrato sullo spettacolo di Natale che porteremo in scena il 21 e 22 dicembre prossimo a La Rustica e sarà aperto liberamente ad attori e danzatori che vogliano intraprendere un percorso sulla creatività.

Venerdì pomeriggio alle 17,30 verrà inaugurata la mostra fotografica “Scena di Donne” di Claudio Drago di alcuni spettacoli prodotti da Argillateatri (Le Città Invisibili, Le Acque delle Camene, Herbarie, etc.).
La mostra comprenderà anche alcuni scatti di Herbarie di Giulia Novelli.

Aperta al pubblico la mostra e l’incontro che la completa, consentirà a tutti di conoscere come e da dove è nato il progetto Herbarie che racconta del sapere antico ed ancor vivo delle donne, fatto di cura e conoscenza, intelligenza e offerta e dei poteri negati e schiacciati che, pure, non hanno mai smesso di essere tramandati.

Parlarne significa suscitare domande e magari nuove risposte; gettare semi di dubbio e di dissenso. Riconciliare il sapere delle donne con il sapere in genere.
Proporre parole e azioni che riescano ad andare oltre le abitudini e gli stereotipi, attraverso l’atto di raccontare.

Sabato mattina presenteremo, sempre in un incontro libero aperto a tutti, il Tai Chi Chuan, un’arte marziale per la difesa interiore che useremo come tecnica necessaria a rendere fluido e luminoso il lavoro dell’attore e la sua preparazione fisica e interiore.

Non mancherà, infine, uno sguardo all’impegno civile e sociale della nostra Associazione che si esplica non solo nella scelta degli argomenti e nella partecipazione, ma anche nella realizzazione di manifestazioni incentrate su tematiche come pace, nonviolenza, ascolto, intercultura, diritti civili e sociali, uso della parola non ostile, etc.

Saranno momenti di scambio e crescita per coloro che vorranno esserci, saranno giorni di socializzazione e ci piacerebbe il contatto diretto, l’apporto e l’incontro con tutti.

Kalaripayattu. All’origine delle arti marziali

UNICA RAPPRESENTAZIONE

lunedì 24 febbraio 2003 – ore 21.00
TEATRO DI VILLA LAZZARONI

C.V.N. KALARI SANGHAM – Kerala (India del Sud)

lockalari2

Il Kalarippayattu è un’antichissima arte marziale risalente a più di quattromila anni fa, che si è sviluppata nella parte meridionale dell’India, nello Stato del Kerala. È un’arte Dravidica, appartenente alle popolazioni ed alle tradizioni autoctone del Sud India.

La pratica è sempre preceduta dal Guruvandham, le forme di saluto al cielo, alla terra, al proprio Guru ed al dio Ganesh.

Le diverse serie di movimenti sono eseguiti in direzione dei punti cardinali in modo da conferire equilibrio, coordinazione, memoria, forza, potenza e agilità.

La tecnica consiste in differenti e complessi tipi di passi che prestano speciale attenzione al rapido movimento delle gambe, delle ginocchia e dello sguardo.

Include combattimenti a mani nude oppure con coltelli, bastoni, scudi e spade ed uno straordinario lavoro acrobatico.

Il Kalarippayattu non è però soltanto un’arte di combattimento, ma, attraverso il suo training si sviluppano carattere e disciplina morale. Nel corso dei secoli, infatti, insieme alle tecniche di combattimento è stato sviluppato il Marma: la conoscenza del corpo umano e dei suoi 108 centri energetici e vitali

Il Kalarippayattu è stato definito “madre di tutte le arti marziali” in quanto racchiude in sè le caratteristiche di base poi riprese, fra gli altri, dal Karate, dal Kung-fu e da Tai Chi Chuan.

Nello spettacolo, che inizia tradizionalmente con un saluto alle divinità si alternano rappresentazioni di forza, abilità, destrezza e concentrazione con spade e scudi (armi classiche del Kalaripayattu.), bastoni da 12 o da 3 spanne; dimostrazione di flessibilità e potenza nei salti; sequenze di attacco e difesa con il pugnale corto ed affilato; combattimenti con la lancia (l’arma dell’eroe), combattimenti con la spada flessibile lunga circa 1, 50 mt.

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Il CVN Kalari Sangham ha partecipato ai più importanti Festival internazionali di Arti Marziali, collabora con università indiane, americane ed europee, ha curato il training degli attori del “Mahabharata” di Peter Brook. Provenienti dal Festival di Sarajevo, gli otto artisti che partecipano al tour europeo del 2003 sono 8. In Italia oltre Roma saranno ospiti di Siena e di altre città del centro-sud. Domenica 3 marzo parteciperanno alla trasmissione di Rai 2 “Alle Falde del Kilimangiaro”.

Kathakali. Danza dell’India del Sud

MARGI THEATRE

UNICA RAPPRESENTAZIONE IN ITALIA

katakali margi

Il Kathakali è una forma di teatro danza (tradizionalmente recitata da soli uomini) che ha origine nell’India del Sud; un’arte unica che rappresenta temi tratti dai grandi poemi epici e dalla mitologia locale.

Nato in Kerala in tempi remoti, il Kathakali (che originariamente era una rappresentazione forte e cruda in cui la danza dominava sull’espressività teatrale ed i costumi erano semplici ed improvvisati come i canti), si è nutrito di tutti gli elementi naturali offerti dall’India del Sud: i paesaggi (che hanno fornito la palette dei colori usati), i dipinti e le sculture (utilizzate come scene), le arti classiche e popolari (le cui opere di legno e di metallo sono tutt’ora la fonte di ispirazione degli ornamenti), i rituali (che sono alla base del concetto di “distruzione del male”, uno dei temi più importanti del Kathakali).

Tutto questo, tessuto assieme alle caratteristiche sociali del Kerala ed ampliato con l’eredità delle arti marziali dei Kalari (mediante la quale gli attori hanno sviluppato la cultura della disciplina di corpo e mente), ha generato una forma teatrale poetica e visionaria nella quale i concetti astratti acquistano forma concreta, diventando familiari e comunicando attraverso movimenti simbolici e stilizzati.

Per raggiungere questa straordinaria forma di espressività, gli attori del Kathakali utilizzano un trucco stilizzato e molto elaborato, dei costumi speciali, uno speciale accompagnamento musicale fatto di cimbali e tamburi ed i “mudra” (gesti delle mani).

Il trucco serve per dimenticare le sembianze umane, per mettere in risalto gli occhi, il volto, le dita e per realizzare un infinito numero di espressioni. Il volto, infatti, rappresenta il campo dell’espressività al quale il trucco aggiunge potenzialità grazie agli occhi rossi allungati e circondati da spesse line e scure, ed alle labbra dipinte di rosso ciliegia che spiccano sull’incarnato verde.

Ogni elemento dei costumi e del trucco è studiato per rendere iperbolici i movimenti degli occhi e del corpo: le ampie gonne a ruota amplificano le caviglie sottili, i campanelli che scendono dal collo dilatano le torsioni del corpo; le unghie d’argento rappresentano i cinque petali del loto ma possono trasformarsi in artigli feroci; il colore rosso che raffigura la passione intensa può trasformarsi in immagine crudele…

La comunicazione fra i personaggi ed il pubblico non avviene attraverso l’espressione vocale, bensì attraverso i gesti delle mani ed i movimenti di occhi e volto. I mudra sono unici nel Kathakali ed assieme a tutti gi altri elementi che caratterizzano l’opera del Kathakali sono contribuiscono a creare nella mente dello spettatore sentimenti, percezioni ed emozioni di tale intensità che difficilmente raggiungibili altrove.

Fino a pochi decenni fa una performance di Kathakali poteva durare anche un mese. Attualmente in India si allestiscono rappresentazioni di una durata massima di 12/15 giorni.

Il gruppo Margi presenta in Europa due delle opere più famose:

“Duryodhana Vadham”, popolare e spettacolare, tratta dal Mahabharata, basata sulle lotte fra i due rami della Famiglia Reale: i 100 fratelli Kaurava usurpatori del trono contro i 5 Pandava che rimasero in esilio lungamente.

“Dakshyagam”, opera anch’essa popolare, piena di colore, con azioni rapide ed emozionanti che narra dell’astio fra Lord Shiva, il dio saggio e distruttore, che tutto può, contro il Re Daksha, orgoglioso ed arrogante che sarà annientato e quindi perdonato da Shiva stesso.


Margi Theatre
è uno dei più antichi gruppi di Kathakali del Kerala. Nella loro scuola si sono formati artisti capaci di tramandare questa nobilissima arte. Il loro training prende in considerazione tutti gli elementi fondamentali per la realizzazione di un’opera: testi, movimenti, musica, trucco. Gli artisti si specializzano in un ruolo caratteristico come ad esempio l’eroe, il male, o i ruoli femminili.

Gli artisti che partecipano al tour europeo sono 10 fra musicisti ed attori.

 

 

 

 

 

 

Il Kathakali è una forma di teatro danza (tradizionalmente recitata da soli uomini) che ha origine nell’India del Sud; un’arte unica che rappresenta temi tratti dai grandi poemi epici e dalla mitologia locale.

Nato in Kerala in tempi remoti, il Kathakali (che originariamente era una rappresentazione forte e cruda in cui la danza dominava sull’espressività teatrale ed i costumi erano semplici ed improvvisati come i canti), si è nutrito di tutti gli elementi naturali offerti dall’India del Sud: i paesaggi (che hanno fornito la palette dei colori usati), i dipinti e le sculture (utilizzate come scene), le arti classiche e popolari (le cui opere di legno e di metallo sono tutt’ora la fonte di ispirazione degli ornamenti), i rituali (che sono alla base del concetto di “distruzione del male”, uno dei temi più importanti del Kathakali).

Tutto questo, tessuto assieme alle caratteristiche sociali del Kerala ed ampliato con l’eredità delle arti marziali dei Kalari (mediante la quale gli attori hanno sviluppato la cultura della disciplina di corpo e mente), ha generato una forma teatrale poetica e visionaria nella quale i concetti astratti acquistano forma concreta, diventando familiari e comunicando attraverso movimenti simbolici e stilizzati.

Per raggiungere questa straordinaria forma di espressività, gli attori del Kathakali utilizzano un trucco stilizzato e molto elaborato, dei costumi speciali, uno speciale accompagnamento musicale fatto di cimbali e tamburi ed i “mudra” (gesti delle mani).

Il trucco serve per dimenticare le sembianze umane, per mettere in risalto gli occhi, il volto, le dita e per realizzare un infinito numero di espressioni. Il volto, infatti, rappresenta il campo dell’espressività al quale il trucco aggiunge potenzialità grazie agli occhi rossi allungati e circondati da spesse line e scure, ed alle labbra dipinte di rosso ciliegia che spiccano sull’incarnato verde.

Ogni elemento dei costumi e del trucco è studiato per rendere iperbolici i movimenti degli occhi e del corpo: le ampie gonne a ruota amplificano le caviglie sottili, i campanelli che scendono dal collo dilatano le torsioni del corpo; le unghie d’argento rappresentano i cinque petali del loto ma possono trasformarsi in artigli feroci; il colore rosso che raffigura la passione intensa può trasformarsi in immagine crudele…

La comunicazione fra i personaggi ed il pubblico non avviene attraverso l’espressione vocale, bensì attraverso i gesti delle mani ed i movimenti di occhi e volto. I mudra sono unici nel Kathakali ed assieme a tutti gi altri elementi che caratterizzano l’opera del Kathakali sono contribuiscono a creare nella mente dello spettatore sentimenti, percezioni ed emozioni di tale intensità che difficilmente raggiungibili altrove.

Fino a pochi decenni fa una performance di Kathakali poteva durare anche un mese. Attualmente in India si allestiscono rappresentazioni di una durata massima di 12/15 giorni.

 

 

Il gruppo Margi presenta in Europa due delle opere più famose:

 

“Duryodhana Vadham”, popolare e spettacolare, tratta dal Mahabharata, basata sulle lotte fra i due rami della Famiglia Reale: i 100 fratelli Kaurava usurpatori del trono contro i 5 Pandava che rimasero in esilio lungamente.

 

“Dakshyagam”, opera anch’essa popolare, piena di colore, con azioni rapide ed emozionanti che narra dell’astio fra Lord Shiva, il dio saggio e distruttore, che tutto può, contro il Re Daksha, orgoglioso ed arrogante che sarà annientato e quindi perdonato da Shiva stesso.

 

 

Margi Theatre è uno dei più antichi gruppi di Kathakali del Kerala. Nella loro scuola si sono formati artisti capaci di tramandare questa nobilissima arte. Il loro training prende in considerazione tutti gli elementi fondamentali per la realizzazione di un’opera: testi, movimenti, musica, trucco. Gli artisti si specializzano in un ruolo caratteristico come ad esempio l’eroe, il male, o i ruoli femminili.

Gli artisti che partecipano al tour europeo sono 10 fra musicisti ed attori.

Stelle da Oriente.

UNA PRIMA ASSOLUTA PER L’ITALIA

 30 agosto – 4 settembre 10 e 11 settembre 2002

 

TEATRO DI VILLA LAZZARONI

locandina

L’India è lo specchio di chi la guarda… oltre questa realtà, l’India è –in verità- una grande produttrice di cultura, non soltanto con le sue tradizioni ed il suo sapere millenario, ma anche con il suo presente. Venire a contatto con la cultura dell’India significa consentirsi molteplici incontri, offrirsi il contatto con scintille di genio e di creazione venute da altrove; uscire fuori dagli schemi del gusto (e, dunque, del piacere), realizzare lo straordinario, quel movimento interiore di “andare verso”, di aprire la mente, il cuore e le orecchie ad un ascolto ed ad una visione poco comune, ma altrettanto straordinaria

Grazie all’iniziativa dell’Ambasciata dell’India a Roma ed in particolare del nuovo Ambasciatore Himachal Som, già direttore dell’Istituto di Cultura indiano (ICCR), Roma diventa per dieci giorni la vetrina dei più importanti gruppi di danze tradizionali dell’India.

Questa breve rassegna offre un’opportunità unica di conoscere le maggiori forme di danza classica indiana. Saranno infatti le compagnie invitate (dopo venti anni di assenza) al Festival di Edimburgo ad offrire a Roma, per la prima volta, dei momenti straordinari di incontro con le affascinati e virtuosistiche danze tradizionali; per andare oltre i luoghi comuni e conoscere le diverse espressioni artistiche di una cultura viva, di un’India reale.

Dal 30 agosto all’11 settembre Roma accoglie un evento straordinario. Una rassegna di danze dall’India alla quale parteciperanno IN PRIMA ASSOLUTA PER L’ITALIA i più grandi danzatori contemporanei rappresentanti dei diversi stili di danza.

Il 30 agosto è in programma lo spettacolo dell’eccelsa danzatrice di Baratha Natyam Malavika Sarukkai, una vera stella internazionale che con le sue coreografie ha saputo infondere un’anima vivace alla tradizione.

Il 31 agosto Sonal Mansingh, la maggiore testimone della danza classica indiana, pensatrice, ricercatrice, coreografa attenta anche ai temi contemporanei sui quali ha creato numerose coreografie.

Il 1° settembre un’occasione di scambio e di incontro fra la nostra cultura e la cultura indiana grazie alla danza Kathak presentata da Rosella Fanelli: un’anima indiana in un corpo italiano, danzatrice di talento che da moltissimi anni studia e lavora in India.

Il 2 settembre sarà la volta di un’altra star della danza indiana Madhavi Mudgal con uno spettacolo di danza Odissi elegante e sofisticato nel quale unirà la sua sensibilità moderna con il significato più profondo e sacro di questa danza.

Il 3 settembre ancora uno scambio fra le due culture grazie al concerto di canto Dhrupad  tenuto da Francesca Cassio e i Rabindrasangeet (Canzoni del grande poeta e Premio Nobel Rabindranath Tagore) dalla voce straordinaria di Reba Som.

Il 4 settembre Sonal Mansingh chiuderà la prima parte della rassegna con un workshop di danza Odissi ed una “conferenza spettacolo” sugli stili di danza indiana.

La rassegna riprende nei giorni 10 ed 11 settembre per ospitare altri due interpreti di grande prestigio:

Il 10 ed 11 settembre Vyjayanti Kashi presenterà un workshop di danza Kuchipudi ed una conferenza spettacolo (10 settembre).

L’11 settembre concluderà la rassegna la troupe di danza Manipuri di Singhajit Singh, coreografo dalla straordinaria abilità creativa che ha dato vita a rappresentazioni uniche in questo stile.

 

 

Bambole e costumi dall’India

dal 30 ottobre al 18 novembre 2001 ore 16.30 – 20.00

La storia preziosa di una terra dai mille colori

BAMBOLE

 

“ Una collezione di oltre 50 bambole provenienti da tutti gli Stati dell’India approda a Roma nel suo “tour” che la vede presente in numerosi Stati europei.

Queste bambole artigianali realizzate in legno e stoffa raccontano le storie segrete di tutto il mondo indiano. Ci sono le sete del Kashmir, i personaggi del Kathakali, i costumi delle danze tradizionali (Barata Natyam, Odissi, Mohiniattam…) le raffigurazioni degli dei più amati (Krishna, Vishnu, Parvati…), i coloratissimi abiti del Rajasthan, gli abiti delle antiche tribù dell’Orissa e del Bihar, le spose Parsi, Manipuri, Punjabi e d altre ancora.

La mostra –per la prima volta in Italia- ci apre le porte della cultura indiana della grande magia dell’oriente.”

SPETTACOLI E CONCERTI

30 ottobre 2001

Concerto di inaugurazione – La musica del cuore
Kalipada Adhikary (percussioni e voce) – Amin Khan (harmonium e voce)

Fra le innumerevoli tradizioni musicali ed artistiche dell’India, i Baul del Bengala racchiudono nella loro musica e nella loro vita l’essenza di un pensiero mistico antichissimo. Cantori nomadi, menestrelli erranti, i “Folli di Dio”, come sono chiamati nel loro paese, sono infatti musicisti, poeti, danzatori che cantano poemi di rara bellezza, e storie vere. I canti sono dedicati alla divinità che risiede nel cuore di ogni uomo, sgorgano dal profondo delle loro anime ed hanno una ritualità che si esprime nei gesti, nei movimenti.
Nel concerto le musiche Baul si alterneranno a musiche tradizionali bengalesi antiche e moderne.

10 novembre 2001

Danze dall’India
Verena Priya Klameth

Elegante ed espressiva, legata al sofisticato linguaggio dei gesti (mudra) ed alla pantomima (abinhaya) ricca di valori estetici e di affabulazione, il Baratha Natyam (danza classica dell’India del Sud) è una sorta di preghiera danzata, uno sfavillante dialogo rituale con il divino. Originaria dell’Andra Pradesh, la danza Kuchipudi è invece un vero e proprio teatro-danza caratterizzata da movimenti e racconti dalla composita drammaturgia i cui temi provengono dalle storie mitiche e religiose. Il Kuchipudi, è una danza erotica, ma sempre pervasa da un tocco di spiritualità sublime.

 Verena Priya Klameth: è stata allieva di Lila Giri, danzatrice depositaria delle tradizioni delle Devadasi. Nel corso degli anni il suo repertorio si è arricchito di danze in parte molto antiche e preziose che le sono state affidate da famose maestre come Usha Raghawan e Malathy Thothardi.

17 novembre 2001

Concerto di sitar
Luigi Ara

La musica è dono di Shiva, ogni bellezza udibile è un riflesso della divina bellezza e la musica classica in India è chiamata margi sangit, ovvero musica per la salvezza. Legata alla narrazione degli stati d’animo dell’uomo, questa musica è dedicata ai diversi momenti della giornata, alle stagioni. I raga (piccola melodia che cresce e si espande come un fiore che sboccia) ha una sua emozionalità, un suo profumo ed un colore particolare. La sua dimensione non è univoca, ma si presta a miriadi di interpretazioni emozionali che dipendono dalle capacità e dai sentimenti del musicista…

La Danza del Tempio del Sole

Spettacolo di danza Odissi
con Meera Das Ensemble

17 settembre 2000
DOMENICA AI FORI
Via dei Fori Imperiali ore 17,30

meera das3

La danza è stata creata in un’unica forma dal dio Shiva, ma successivamente ha preso nomi e forme diverse, a seconda delle tradizioni ancestrali delle zone in cui si è sviluppata.
In Orissa, patria del culto del sole, sulle pareti dei templi gli antichi scultori incisero le diverse posizioni della danza Odissi che le sacre danzatrici (devadasi) studiavano in onore del dio Jagannath.
Lo stile Odissi è dunque davvero una forma ideale di danza di qualità “scultorea” che, nel corso del tempo, si è trasformato in una delle principali forme del teatrodanza classico indiano.
I movimenti del corpo e le posture aggraziate ed intricate esprimono le emozioni in un inscindibile legame con il ritmo, la musica e la passione popolare per la danza.
Vi si narrano storie di amori mitologici, di passioni, di apoteosi divine con movimenti lirici ed aggraziati, pose scultoree.
Uno stile di danza che racchiude in sé erotismo e spiritualità in una simbiosi che, superando la sensualità del corpo, approda ai margini del sublime.