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La nascita di Gesù. Il “Segno” dell’occidente fra i millenari gesti d’oriente.

shourielocArgillateatri ospita per la prima volta in Italia, Jyotsna Shourie  che dedica al più grande evento della spiritualità cristiana la sua straordinaria ed antichissima arte.

Il Bharata Natyam, danza classica dell’India del Sud, è probabilmente la più sottile, sofisticata ed apprezzata forma di danza indiana capace di usare non soltanto un completo movimento del corpo, ma capace anche di creare un universo ritmico grazie all’immenso vocabolario di gesti (mudra) e delle espressioni (abhinaya).

Il Bharata Natyam nasce nei templi del Tamil Nadu come preghiera danzata ed ancora oggi, sui palcoscenici di tutto il mondo, questa danza viene offerta con lo stesso spirito devozionale grazie alla commistione di ritmo, mimica, musica, poesia e colore che portano a trascendere il piano fisico fino a raggiungere il sublime.

La Natività, con il suo bagaglio di simboli e di situazioni extra-ordinarie (il viaggio, la stalla, gli animali, la Cometa, i pastori, i Re Magi, etc.) ha portato Jyotsna Shourie ad elaborare una sorta di “contaminazione” fra culture; un interessante passo verso la reciproca scoperta di tratti culturali; un dono reciproco di tradizioni,  significati e segni.

La Nascita di Gesù è uno spettacolo multimediale costruito con musica, danza, poesia ed immagini al fine di celebrare lo spirito più profondo del Natale: il sentimento di amore e pace fra gli uomini.

Lo spettacolo si compone di dieci scene e narra la leggenda della nascita di Gesù nella città di Betlemme. Le poesie sono in hindi e la musica è in stile karnatico (India del Sud) con l’integrazione di alcune ballate tradizionali in inglese. Sul palcoscenico dieci danzatrici fra cui alcune bambine allieve del “Dance Centre” diretto da Jyotsna Shourie.

 

Jyotsna Shourie inizia a studiare la danza Bharata Natyam all’età di 10 anni da famosi maestri presso lo Shri Raja-Rajeshwari Bharata Natya Kala Mandir di Bombay, fino a diventare una fra le più interessanti danzatrici di Bharata Natyam nota soprattutto per la sua eleganza e capacità espressiva.

Concerto di Musica Classica Karnataka con Shashank Subramaniam

shashanklocÈ per la prima volta in Italia Shashank Subramaniam, detto Maestro Shashank.

Ha 19 anni ed è fra i più famosi flautisti di musica carnatica, il terzo dopo il “mago del flauto” T.R. Mahalingam e dopo il più conosciuto in occidente, Hariprasad Chaurasia.

Il talento di Shashank si svela  all’età di nove mesi e da allora il giovane musicista non finisce di stupire con la sua straordinaria memoria per i toni e l’innato senso del ritmo. A tre anni conosce già i 72 melakritis (raga difficili) della musica carnatica ed impara con estrema velocità . Inizia a studiare canto e violino finchè un giorno intona con il flauto del padre i raga che aveva imparato a cantare e da allora rifiuta qualsiasi altro strumento che non sia il flauto anche su consiglio di T.R. Mahalingam, il geniale flautista che prende a cuore la straordinaria capacità del ragazzo.

Ad 11 anni Shashank debutta in Australia e quindi tiene il suo primo concerto in India Alla Madras Music Academy suscitando un enorme interesse e ricevendo il raro tributo della rivista “India Today” che gli dedica la copertina come “ragazzo prodigio”.
Da allora non ha mai interrotto il suo lavoro, i concerti, i dischi e lo studio. Ha tenuto concerti a Londra, Princeton, Delhi, Parigi, Amsterdam, etc. ed ovunque è stato riconosciuto come uno dei più interessanti flautisti classici indiani ed in particolare un prezioso interprete di musica carnatica (India del sud) ancora poco conosciuta in Italia.

Accoglieremo Maestro Shashank a Roma il 12 ed il 13 novembre prossimi al Teatro di Documenti – Via N. Zabaglia, 42 (Testaccio) con il suo gruppo formato da B. Gayathri una giovane violinista,  da B. Venkatesh, suonatore di mridangam (percussione originaria dell’India del sud) e da T. Radhakrishnan, suonatore di ghatam (percussione in argilla simile alle tabla).

Il concerto è organizzato da ARGILLATEATRI – progetto “le culture del mondo”  con il patrocinio dell’ Ambasciata dell’India e dell’ Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.

 

Milon Mela. La Festa degli Incontri.

milonmelaDal 12 al 13 luglio prossimi Argillateatri presenta uno spettacolo di canti, musiche, danze sacre ed arti marziali dall’India.

Un incontro straordinario con i maestri delle antiche arti spettacolari dell’India per presentare al pubblico europeo alcune antiche discipline caratterizzate da tecniche rappresentative altamente sviluppate e raffinate che, purtroppo,vanno perdendosi.

Lo spettacolo è caratterizzato dal susseguirsi delle più belle esibizioni dei diversi gruppi, legati fra loro da un “preludio rituale” all’azione drammatica.

I primi sono i musicisti Baul del Bengala: questa volta la musica e la danza, pur avvalendosi di un canovaccio di ritmi e di passi base già strutturati, sono per intero lasciate alla loro capacità di improvvisazione. È lo stare nella musica, la gioia di essere presenti e vivi attraverso di essa che li fa essere Baul, “folli di dio”, liberi come il vento, ma sempre ricolmi d’amore e di devozione per la divinità racchiusa nel cuore di ogni uomo. Questi sono i temi a cui si ispirano i loro canti spesso antichissimi e composti da poeti e guru leggendari, spesso più moderni composti dai Baul stessi.

La dolcezza, la gioia e la necessità di comunicare che caratterizzano i Baul, non sono certo le prerogative del Kalaripayattu, un’arte marziale del Kerala, la madre delle arti marziali indiane che ha sviluppato un ricchissimo alfabeto di azioni-scontri a mani nude, con coltelli ad una o più lame, con spade e scudi. Davanti a noi sembrano rivivere gli antichi guerrieri ed i loro combattimenti. Il Kalaripayattu è una rappresentazione della guerra e della sua ferocia; le tecniche di attenzione, concentrazione e la prestanza fisica vengono impiegate, fin dalle origini, esclusivamente per la difesa e per disarmare l’avversario.

Una volta svanito il vibrare delle armi ecco risuonare un grande tamburo che riporta in vita gli antichi miti induisti. È la danza Chhau di Purulia. Le innumerevoli e variopinte divinità indù sono le protagoniste di questa antica danza sacra dell’India tribale. Grande energia, capriole spericolate, salti mortali e acrobazie sono le caratteristiche del Chhau come anche le bellissime maschere adorne di aureole piumate e raggiere di strass. Tutto si conclude con l’arrivo di una maestosa dea armata che cavalca un leone. E’ la Grande Madre Durga che combatte contro il terribile demone Mahi Shasura. Le forze del male sono sconfitte, la gioia e l’orgoglio per la vittoria irrompono fra le divinità sotto una cascata di fiori.

 

Alla Ricerca delle sorgenti. Laboratorio con Abani Biswaa

Il laboratorio che si terrà ad Argillateatri nel prossimo mese di luglio  è strettamente connesso all’esperienza del Teatro delle Sorgenti (1979 – 1983) di Jerzy Grotowski al quale Abani Biswas ha collaborato in India, Polonia ed Italia.

Nel laboratorio si lavora per trovare e fare chiarezza nelle nostre percezioni. Ci sono tecniche ed azioni drammatiche che favoriscono il riequilibrio fra il corpo, la mente e le emozioni e, contemporaneamente, mettono in atto un processo che  porta oltre… verso lo spazio dell’intuizione e della creatività. Il laboratorio è una base, il punto di partenza per arrivare ad un’ ecologia della mente, ad un decondizionamento culturale, verbale, corporeo ed emotivo.

Nel laboratorio sono state create condizioni extraquotidiane ed  inusuali utili per scavalcare le abitudini, le banalità, gli automatismi.

Il lavoro si basa su azioni collettive elaborate da Abani Biswas; ogni azione coinvolge il corpo, la mente e le emozioni con la finalità di sviluppare ognuna di queste parti creando un equilibrio tra di loro. In ogni azione vengono usate diverse tecniche di attenzione, concentrazione, respirazione, danza e voce.

Fra queste azioni collettive:

I MOVIMENTI: posizioni che si muovono e che hanno una connessione diretta con la maniera di percepire. PARLARE CON IL CORPO: movimento-ritmo e ritmo-movimento. S’inizia in silenzio, in seguito entra la musica di alcuni maestri tradizionali (madol -percussione-, dotara -corde). IL KALARIPAYATTU: e le diverse “forme di saluto” di questa antica arte marziale per risvegliare il nostro corpo. LA RESPIRAZIONE: azione con tecniche provenienti dalle discipline classiche indiane (yoga, etc.) Partendo dal respiro che è strettamente legato al nostro corpo, l’osservazione passa al mentale. LA DANZA CHHAU: si lavora con due maestri di questa acrobatica danza sacra ancora viva nell’India tribale (percussioni e danza). IL MARMA: con tutti gli artisti del gruppo. Tecniche di movimento, di ritmo e di vocalità.

Nei laboratori sono state create alcune condizioni che favoriscono il lavoro: il “rispetto del silenzio” è la più importante. Mantenere il silenzio rappresenta una specie di “dieta” per la mente, un “digiuno verbale” che purifica e disintossica dall’eccesso di informazione.

Il laboratorio della Ricerca delle Sorgenti è  indicato per ogni persona. L’intento è quello di creare un’ “apertura” in ciascuno, una spinta positiva; e di istituire un ponte tra il corpo quotidiano e quello organico, il livello più grossolano e quello più sottile, nonché tra culture diverse.

Il laboratorio è aperto a tutti. Per parteciparvi non occorre una specifica preparazione fisica, ma soprattutto tanta curiosità e rispetto per le culture altre.

Portare abiti comodi da training, un quaderno, la penna.

Il laboratorio si conclude con “LA LINGUA MADRE”, piccola pièce teatrale presentata dai partecipanti insieme con i maestri del Gruppo. Per “La Lingua Madre” verranno selezionati dai 4 ai 6 partecipanti. La  performance è aperta al pubblico.

Concerto di musica Dhrupad con Amelia Cuni

ameliacuniIl canto Dhrupad è considerato l’espressione musicale più classica dell’India del Nord.

Originariamente legato alla recitazione dei Veda ed alla pratica del suono come meditazione, nel corso dei secoli si è arricchito degli apporti di varie tradizioni autoctone.

Fiorito nelle corti Moghul e nei templi induisti attorno al XVI secolo, il canto Dhrupad rappresenta la struttura portante del sistema dei Raga (modi musicali) e si rifà ai principi classici dell’estetica musicale hindustani.

Negli ultimi due secoli il Dhrupad è andato via via declinando, soppiantato dal più ornato e secolare stile Khyal ed oggi sono pochissimi i musicisti che ne sono maestri, quasi tutti appartenenti a famiglie che si tramandano questa conoscenza da generazioni.

 

Uno spettacolo di Dhrupad consiste in un Alap, una sorta di preludio improvvisato che, attraverso l’elaborazione ritmica e melodica della composizione, introduce al Raga, e da alcuni testi poetici quasi sempre di carattere mistico e devozionale.
Questi ultimi, generalmente tratti dai Dhrupad Tala, sono spesso di grande bellezza e profondità e vengono eseguiti -secondo lo stile indiano- con improvvisazioni, variazioni ed abbellimenti che aumentano la complessità del canto.

Le composizioni sono generalmente accompagnate dal tamburo pakhawaj che, con il suo suono profondo, arricchisce di significato il tessuto ritmico.

AMELIA CUNI ha iniziato lo studio della musica indiana nel 1978 con il canto Khyal e le percussioni Tabla a New Delhi. Nel 1980 è stata invitata a seguire i corsi della Sangeet Research Academy (scuola di specializzazione per cantanti) a Calcutta dove ha incontrato il maestro R. Fahimuddin Dagar dal quale ha appreso le tecniche vocali ed i fondamenti musicali dello stile Dhrupad.
Successivamente ha studiato a Delhi con Dilip Chandra Vedi e con Vidur Malik (scuola Dhrupad di Darbhanga) a Vrindavan dove si è impegnata nelle attività della scuola di Dhrupad.
Nel 1983 ha iniziato lo studio della danza Kathak (stile che si è sviluppato nello stesso ambiente culturale del Dhrupad) con Manjushri Chatterjee.

Amelia Cuni con la sua attività in India e nell’occidente cerca di contribuire alla diffusione di questo genere musicale che meglio incarna gli ideali estetici e spirituali della cultura classica indiana.

I Baul del Bengala. Una realtà musicale.

ivanlocandina.jpgQuesta   mostra   propone  un  incontro  con  la   cultura   Baul (estremamente  rappresentativa  della  vita  rurale  del  Bengala Occidentale)  attraverso  la proposizione di immagini, musiche  e commenti  che  prendono  in  considerazione  l’ambiente  (templi, rapporto  con  la  comunità,  pratiche  spirituali, etc.);  la  musica (ascolto di brani registrati, testi e loro significati); le feste (rapporto tra musica e festa, i festival più noti).

Il materiale esposto proviene dalla ricerca portata avanti da The Way to the Indies e dunque si  tratta di  immagini  che  indagano  e  testimoniano, riconoscono   e  rappresentano  la  realtà  di   un’espressione artistica che è poi anche uno stile di vita.

Il percorso è organizzato con una esposizione di circa 20 fotografie su pannelli che illustrano alcuni momenti della vita e della musica dei Baul. Un commento a queste fotografie introduce alla comprensione di questo fenomeno culturale prettamente bengalese.

Lungo il percorso saranno inoltre esposti alcuni strumenti musicali propri della comunità Baul e sarà proiettata una breve serie di diapositive in modo di ampliare  le  informazioni già ricevute  lungo  il  percorso fotografico.

In sottofondo una  registrazione  sonora  di canzoni Baul, accompagnerà i visitatori della mostra.