A Roma nello spazio teatrale Il Cantiere, sabato 6, martedì 9 e mercoledì 10 aprile 2019 Argillateatri presenta l’anteprima del nuovo spettacolo Herbarie. Le chiamavano streghetesto di Silvia Pietrovanni, adattamento di Isabella Moroni, con Claudia Fontanari, Brunella Petrini, Elena Stabile,  frutto di un lavoro di ricerca sulla figura ancestrale e sulle origini sacre della domina herbarum, l’erborista del popolo, definita saggia (saga)dalla gente del popolo e strega o ciarlatana dal potere, che inizia in questo modo la distruzione capillare del sapere femminile.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza.

Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore” che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un Inquisitore, la cui figura appare anche come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo.

Mercuria soccomberà, ma le altre proseguiranno il loro lavoro lento e globale che è arrivato fino a noi e si sviluppa ancora in ogni angolo, anche il più remoto, del mondo intero.

«Questo spettacolo è come un seme che può diventare un albero» afferma Silvia Pietrovanni, autrice del testo originale messo in scena da Argillateatri.E aggiunge: «Vorrei che le persone, dopo aver visto questo spettacolo, scoprissero chi erano le Herbarie e chi sono oggi per sapere cosa è stato tolto alle donne, ma anche a tutti gli esseri umani e come sia ancora possibile recuperarlo».

NOTE DI REGIA

Con Herbarie. Le chiamavano streghe, progetto culturale con una forte componente di teatro civile e di tematiche di genere, Argillateatri prosegue il percorso dedicato alle molteplici forme del femminile, iniziato con Il Marinaio di Fernando Pessoa, regno di tre sorelle e del loro sogno, al quale ha fatto seguito Le Città Invisibili di Italo Calvino nel cui allestimento Marco Polo era interpretato da tre donne, tre viaggiatrici del tempo, dei luoghi e dell’anima.

Tre donne anche in Herbarie, legate alle ritualità del femminile, alla natura e alla cura, elementi che rappresentano, fin dai primordi, la loro libertà espressiva, la dedizione e la ribellione; l’anima creativa e quella politica di queste donne che, escluse dai libri e dalla scienza ufficiale, apprendevano le conoscenze, creando reti di cura e salvezza e trasmettendosi le proprie esperienze.

Una narrazione centrata su eventi storici, che conduce passo dopo passo a scoprire sia il lato vitale, sia quello buio del rapporto fra donna, guarigione e potere. Una storia nella quale ciascuna interprete incarna una sapienza diversa: quella antica, oracolare, che viene dagli archetipi; quella contemporanea legata all’uso pratico delle piante e quella del futuro, che saprà cambiare le sorti della Storia.

Ridefinire la narrazione della donna e delle sue competenze; rivalutare le medicine antiche e profonde come l’erboristeria e il senso più vero ed umano dei ritmi naturali e fare luce sulla medicina delle donne, per anni nascosta dai libri di storia.

Sono queste le motivazioni portanti di uno spettacolo nel quale non è difficile trovare affinità con la condizione attuale delle donne, anche alla luce dell’involuzione culturale che i tempi stanno determinando e che, solo raccontando, sarà possibile fermare.

HERBARIE. LE CHIAMAVANO STREGHE


Personaggi e interpreti

Mercuria        Brunella Petrini

Caterina          Elena Stabile

Lucia               Claudia Fontanari

Regia               Ivan Vincenzo Cozzi

Musiche originali                               Tito Rinesi

Testo originale                                   Silvia Pietrovanni

Adattamento                                      Isabella Moroni

Elaborazione costumi                      Arianna Longardi

                                                          Si ringrazia l’atelier di Marina Sciarelli

Disegno luci/suono                          Nino Mallia

Sabato 6, martedì 9 e mercoledì 10  aprile – ore 21.15

Il Cantiere via Gustavo Modena, 92 (Trastevere)

Ingresso 12 €, ridotto 10 €  – PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Info: 0677071899 – 3384670935 (anche WhatsApp) – 3391597050

argillateatri@gmail.com

Sono diversi anni che i nostri spettacoli raccontano storie, possibilità e vite attraverso l’immagine della donna.
La prima volta è stata con Il Marinaio di Fernando Pessoa che entrava fin dentro i sogni delle tre sorelle protagoniste.
Poi è venuta la scelta di far narrare alcune delle Città Invisibili di Italo Calvino ad un Marco Polo scomposto in tre figure femminili. Il motivo era quello di giungere ad un altra narrazione, quella che può fare solo l’approccio femminile alla meraviglia, al viaggio, allo scambio fra culture e umanità.

Avere incontrato il testo di Silvia Pietrovanni Herbarie. Le chiamavano streghe, incentrato sui diversi aspetti mitici e spirituali delle donne, ha significato evolvere il discorso teatrale e drammaturgico e passare dal mostrare l’indole del femminile a descrivere il sapere, la conoscenza, la potenza delle donne.

Dopo molti provini undici attrici giovani e giovanissime sono risultate adatte per questo lavoro. A loro è stato chiesto di proseguire in un breve laboratorio di lavoro sul corpo prima di arrivare alla scelta definitiva.
Le attrici protagoniste dello spettacolo sono Claudia Fontanari ed Elena Stabile oltre a Brunella Petrini che da molti anni lavora con la Compagnia.

Claudia Fontanari ha un percorso di teatro di narrazione che l’ha plasmata e che si rivela nelle sue azioni e nella sua recitazione. Ha inoltre un lavoro sul corpo e sul movimento, elaborato sulle diverse tecniche studiate, fra cui l’arte parziale indiana Kalaripayattu, che le permette di trovare soluzioni ed improvvisazioni di bella e innovativa creatività.

Elena Stabile ha una capacità davvero vivissima di entrare in ogni situazione; di ascoltare, apprendere e restituire ampliata e modificata dalla sua elaborazione ogni indicazione, ogni idea, ogni ispirazione. E riesce a cogliere l’intima natura della drammaturgia, rendendola materia viva e comunicativa.

Brunella Petrini ha una solidità e una forza recitativa esplorata e accresciuta in tutti gli anni in cui ha unito al teatro anche il suo percorso di lotta politica e artistica. Negli spettacoli propone una personalità capace di equilibrare la scena. Con le azioni, con la parola, con l’interpretazione, con la musicalità che pervade la sua recitazione.

Sono loro le attrici che danno vita alle tre Herbarie, alle tre donne di sapere, d’amore e di lotta che riecheggiano l’antica tradizione dell’Arcadia che della Dea glorificava i tre volti (la vergine, la adulta e colei che non subisce più il giogo maschile) e il suo integrarli in un unico sé.
Alle tre donne che raccontano come l’oppressione subita da ogni donna non è frutto della sua debolezza ma, al contrario, della sua grande forza.

Questo è il titolo del nostro nuovo spettacolo.
Un testo di Silvia Pietrovanni, adattato da Isabella Moroni.
Un testo che parla delle dominae herbarie, le donne guaritrici del medioevo, quelle che vennero perseguitate come streghe, processate, uccise.
Quelle il cui sapere, però, non ha mai smesso di essere tramandato.

L’incontro con questo testo è stato inaspettato.
Silvia Pietrovanni insegna a manipolare le erbe, ma non pensate ad una lezione classica sulle piante e sulle loro proprietà.
Di ogni pianta lei racconta una storia.
Che sia quella mitologica di qualche dea dalle cui lacrime è nata un’erba benefica, oppure storica o leggendaria come quella del famoso profumiere che ruppe la boccetta del suo profumo divino e ne morì di dolore, ma venne trasformato in una profumatissima pianta di maggiorana.
La passione per la narrazione la porta a scrivere testi da rappresentare, meglio se immersa nella natura.

Herbarie. Le chiamavano streghe nasce come un lavoro sull’opposizione fra medicina ufficiale e medicina naturale, antica, tradizionale e, nel tempo, si trasforma nella narrazione incentrata sulla figura ancestrale dell’erborista del popolo e sulle sue origini sacre.

Dententrici di una conoscenza tramandata attraverso i millenni, a partire dalle antiche Dee Madri e dalle loro successive trasformazioni nelle divinità che oggi conosciamo, queste donne erano definite sagge dalla gente del popolo e streghe o ciarlatane dal potere.

Un racconto sospeso fra il ricordo e la realtà di un Medioevo che cede il passo al Rinascimento e che, nonostante il grande splendore, vede inasprirsi (intensificarsi) la forza distruttrice del potere della Chiesa che si abbatte sul sapere femminile attraverso la lotta alle pratiche tradizionali, alla capacità di disobbedire e di ribellarsi, attraverso le pratiche inquisitorie.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza.
Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore” che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un Inquisitore, la cui figura appare anche come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo.

Mercuria soccomberà, ma le altre proseguiranno il loro lavoro lento e globale che è arrivato fino a noi e si sviluppa ancora in ogni angolo, anche il più remoto, del mondo intero.

 

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Sono nove anni che il 21 settembre, Giornata Internazionale della Pace ci ritroviamo presenti e davvero motivati a riprendere in mano il discorso mai interrotto della Pace, affidando alla forma poetica il compito di continuare a costruire la rete che unisce tutti noi costruttori di ponti verso un futuro che non smettiamo mai di immaginare reale.

In questo strano anno in cui tutti, in tutto il mondo, hanno fatto i conti con la sospensione, con il cambiamento, con le limitazioni, con il dolore o soltanto con il non riuscire più a costruire con le modalità di sempre, il ponte di Poesie per la Pace prende un significato nuovo. È un traghettare e traghettarsi verso un mondo che già non è più quello di prima, neanche se lo volessimo con tutta l’anima.

Abbiamo scoperto che non abbiamo davvero bisogno della maggior parte delle cose, delle azioni e delle parole che crediamo necessarie. Abbiamo scoperto che la paura e la malattia non hanno fermato le guerre e le fughe e che a noi è rimasto un grande potere. Quello di creare da zero un diverso cammino.

Abbiamo deciso di interrogarci sui Conflitti, e per conflitti intendiamo tutto ciò che mina la pace e l’equilibrio. Conflitti come le guerre, come le rabbie che esplodono, come i sentimenti che si incrinano. Conflitti mondiali, locali, razziali, fobici, personali, familiari.

Come sempre, anche quest’anno facciamo parte degli eventi creati per celebrare la Giornata della Pace dalla coalizione delle associazioni non profit che partecipano alle iniziative di Peace one day che quest’anno, viste le difficoltà di incontrarsi rispettando le norme sui distanziamenti e sulla sicurezza, ha scelto di celebrare la Pace on line con una giornata non stop di video e messaggi registrati.

Ai poeti che vorranno partecipare a Poesie per la Pace 2020 chiediamo dunque di scrivere una poesia o un testo sul tema Conflitti e di farne un breve video (riprendendosi mentre leggono, camminano, danzano; oppure leggendo su altre immagini o video che hanno girato o che hanno scelto, etc.). Oppure di mandare una traccia registrata ed una fotografia che per loro rappresenta il tema.

Chi vorrà sperimentare un progetto più artistico e (forse) spiritoso , potrà scrivere, disegnare o fare un collage su una mascherina, indossarla e fotografarsi o fotografarla nell’ambiente che ritengono più adatto alle loro messaggio.

Il 21 settembre tutti i progetti saranno messi on line sulla Pagina Facebook, riproposti sul nostro sito e inseriti nelle iniziative di Peace one Day che coinvolgerà l’intera coalizione di circa 180 organizzazioni.

Quest’anno non ci sarà un concorso, ma per chi è a Roma il 21 settembre ci sarà una Passeggiata per la Pace a partecipazione libera nel corso della quale avverranno delle azioni teatralizzate diffuse, letture spontanee, distribuzione di poesie e qualsiasi altra idea che vorrete condividere.

Siete pregati di inviare i vostri video, tracce e foto dedicate ai Conflitti sulla pagina o sul gruppo Facebook di Poesie per la Pace, oppure alla mail poesieperlapace@gmail.com.


No, non è una pubblicità. E non è neanche una scelta aziendale.

È l’adesione ad un progetto romantico e, probabilmente, utile per l’ambiente e per il lavoro in quei mondi che hanno di questa parola un altro concetto.

Treedom è una piattaforma che permette di piantare un albero a distanza e di seguirne la crescita: sapere in che zona è il vivaio (si vede con il geolocalizzatore…), sapere quando viene dato al contadino affinché lo pianti nella sua terra, sapere che ogni contadino avrà una formazione per far crescere l’albero, che potrà averne uno nuovo qualora la piantina iniziale abbia delle fallanze; che l’albero avrà la manutenzione necessaria fin quando non darà un reddito al contadino.

Per ogni albero piantato c’è poi l’assorbimento della CO2, la riforestazione, i piccoli progetti agroforestali locali… insomma quello che si chiama un percorso virtuoso del quale siamo felici di essere parte.

Argillateatri ha inaugurato da poco la sua foresta. Per ora ci sono due piantine.

Una, il Pero d’Acqua (Syzygium Guineense), un albero sempreverde capace di adattarsi a diversi contesti ambientali. I suoi frutti sono fonte di cibo e sono impiegati anche per usi medicinali, ma è spesso coltivato anche per la sua bellezza e per la sua ampia chioma ombreggiante. Si trova in Kenia e, piantandolo, riusciremo ad assorbire 50 kg di CO2 (quanta ne produce in media una persona in 4 giorni). Il Pero d’Acqua, inoltre è un albero molto utile per la sicurezza alimentare di chi lo coltiva e per lo sviluppo economico della zona.
Infatti facilita il ripopolamento di varie specie animali, favorendo così in generale la varietà nella fauna e nella flora; le sue foglie, le radici, la corteccia e i frutti vengono usati nella medicina tradizionale; i frutti, i semi e le foglie vengono mangiati dalle famiglie dei contadini o venduti nei mercati locali.

Fra queste piantine c’è anche il Pero d’Acqua di Argillateatri

L’altra, l’Acacia Mangium un albero tuttofare dai rami distribuiti in maniera irregolare, che può raggiungere i 30 metri di altezza, vive in Madagascar. Le infiorescenze sono paragonabili a cascate di piccoli fiori bianchi, profumati. L’Acacia Mangium fiorisce più o meno tutto l’anno ed i frutti sono pronti 6-7 mesi dopo l’impollinazione. Piantandolo assorbiremo 200 Kg di CO2 (quanta ne produce in media una persona in 15 giorni). Anche l’Acacia è utile per la sicurezza alimentare, ma ancor di più per la protezione ambientale grazie all’implemento della biodiversità. Migliora, infatti, la qualità del suolo fissando l’azoto e riduce le erosioni grazie all’esteso apparato radicale.
Anche i frutti, i semi e le foglie dell’Acacia vengono mangiati dalle famiglie dei contadini o venduti nei mercati locali ed usati nella medicina tradizionale.

Fra queste piantine c’è l’Acacia Mangium di Argillateatri

Se non lo conoscete andate a vedere i progetti di Treedom, oppure piantate un albero assieme a noi (o, anche, regalatene uno alla nostra foresta!)

Nel tempo sospeso del virus è stato difficile (e lo è ancora molto) comprendere le motivazioni di molte scelte. Così come l’affidarsi a questo o a quell’esperto e, ancora di più l’aver deciso che doveva passare solo la narrazione della paura. E così via.

Sul Teatro, ad esempio, la confusione regna ancora oggi sovrana. Ci si muove burocraticamente come se si trattasse di un settore uguale agli altri, come se non calcassero i palcoscenici migliaia di invisibili, attori e tecnici e associazioni che non hanno nessun aggancio ufficiale, ma che sostengono la cultura.

Ma il Teatro è il luogo magico dove gli Dei si manifestano non tanto come apparizione, quanto come epifania interiore nei partecipanti al dramma scenico, in una vista potenziata che ispira tutti: attori, spettatori, scrittori.

Di questa magia ci rende artefici lo sguardo di Giulietta Stirati che ha scritto un’articolo sulla necessità del Teatro (ai tempi del Coronavirus) e su Argillateatri. (L’articolo è stato pubblicato su Mimì, l’inserto culturale del Quotidiano del Sud).

Dal 1° all 3 maggio “Herbarie. Le chiamavano streghe“, doveva essere rappresentato all’Orto Botanico di Napoli, nella cornice di “Planta Il giardino e non solo“, storica manifestazione per gli amanti del verde, delle piante e dei giardini.
L’emergenza ha impedito la realizzazione fisica di Planta, ma gli organizzatori hanno scelto di trasferirlo on line, dando a tutti i partecipanti la possibilità di mostrare le loro splendide piante o i loro laboratori, gli spettacoli, i concerti che avrebbero animato la manifestazione.

Le Herbarie, le erboriste medievali, come sapete, conoscono la cura per le epidemie, e ve la racconteranno da venerdì 1 maggio a domenica 3 maggio dalle 18, condividendo sul gruppo di Virtual Planta dei brevi video tratti dallo spettacolo.

Il teatro non può che essere vivo e dal vivo, come dice Eugenio Barba: “il futuro del teatro è l’incontro di due individui feriti, solitari, ribelli. L’abbraccio di un’energia attiva e un’energia ricettiva.“, ma la tecnologia ci aiuta a imparare nuovi linguaggi e, soprattutto, a mandare tracce, messaggi in codice, echi che permettono nuove connessioni tutte da immaginare.

Virtual Planta ci permette di mandare uno di questi messaggi.

Herbarie. Le chiamavano streghe – Scena della Mandragora
Herbarie. Le chiamavano streghe – Il Sogno di Mercuria
Herbarie. Le chiamavano streghe – La salvia e le erbe che curano
Herbarie. Le chiamavano streghe – Scena dei Dottori

È il momento di elaborare una ripartenza. Una ripartenza, che non sia solo nostra, ma che prenda un po’ in considerazione tutte le problematiche del Teatro. Una ripartenza che sia di collaborazione, nella quale provare a cambiare la visione che, finora, ha tenuto i teatranti in un “distanziamento sociale” antelitteram, fatto di diffidenza e chiusura anche quando dichiarava di essere aperto.

Stiamo organizzando dei progetti, ma sentiamo la necessità di raccogliere anche i sogni e i desideri di molti: delle piccole compagnie, delle associazioni, di chi ha lo stesso immaginario e lo stesso scopo.

Si tratta di sperimentare, provare, trovare soluzioni e di metterle in pratica provando a vedere se funzioneranno, provando anche se si pensa che non lo faranno. Perché solo scegliendo una direzione possiamo decidere di cambiarla.

Per questo vogliamo cominciare proponendo, per il 23 aprile Giornata Mondiale del Libro, dei video nei quali leggeremo dei testi teatrali o che abbiano a che vedere con il Teatro.
È un modo per incrociare i generi e ricordare che il teatro è solo dal vivo (il resto è qualche altra cosa, certo, ma non Teatro), mentre le parole arrivano ovunque e in ogni modo.

Brunella Petrini da “Le Città Invisibili” di Italo Calvino legge “Irene”.visibili” di Italo Calvino legge “Irene”.
Elena Stabile legge il prologo da “L’arte della commedia” di Eduardo De Filippo.
Brunella Petrini da “Le Città Invisibili” di Italo Calvino legge “Eufemia”
Antonia Masulli Matera legge un brano da “Songs of Revolution” di Julian Beck.
Brunella Petrini da “Le Città Invisibili” di Italo Calvino legge “Sofronia”

Il Corriere di Salerno ci ha chiesto di raccontare Le vicissitudini, i sogni e i nostri progetti in questo tempo sospeso.

I tempi di Lanterna Rossa e Anodos Teatro

Era il 1972 quando nel quartiere romano del Quadraro, nacque la libreria e biblioteca popolare dell’Associazione Lanterna Rossa.

Al Quadraro è stata fatta buona parte della storia popolare recente di Roma: è stato luogo della Resistenza, luogo dell’immigrazione dalle regioni più povere prima e dal sud del mondo dopo.
Il luogo dove s’erano radunati gli sfollati fuggiti dalle zone dei fronti di guerra, gli antifascisti.

Lì, e in genere in tutta Cinecittà, Lanterna Rossa è diventata molto presto un centro di aggregazione politica, un punto di riferimento culturale dove oltre a circolare libri di ogni tipo, si producevano trasmissioni radiofoniche e si realizzavano incontri e scambi con il quartiere. Fu persino ideato un gruppo di acquisto di prodotti alimentari naturali ed autoprodotti, un’idea davvero pioneristica a guardarla con le abitudini di oggi…

Nel 1979, all’interno dell’ Associazione nasce un gruppo teatrale, Auto Teatro Lanterna Rossa che inizia le sue attività proponendo un laboratorio teatrale autogestito, un esperimento di formazione professionale caratterizzata da un’apertura allo sviluppo creativo utilizzando pratiche di lavoro attive e consapevoli come, ad esempio, la sperimentazione di tecniche allora semisconosciute o all’avanguardia (bioenergetica, tai chi chuan, eutonia, tecniche di rilassamento, massaggi, etc.).

In questo periodo Lanterna Rossa incontra alcuni gruppi teatrali di grande rilevanza, primo fra tutti il Living Theatre che con Lanterna Rossa (laboratori, scambi, biomeccanica, Artaud, etc…) ha condiviso gli ultimi anni della sua permanenza romana e il Gruppo Teatro Onze di Losanna.

È di questo periodo la prima realizzazione teatrale di Lanterna Rossa: Amore ed energie contro la peste: visioni di rivoluzione, uno spettacolo che fa sì che l’Auto Teatro Lanterna Rossa si caratterizzi come gruppo di teatro di strada con precisi contenuti politici.

Auto Teatro partecipa, poi, alla realizzazione dello spettacolo Six Publics Acts del Living Theatre, ma il vero cambiamento di qualità e di creatività arriva con l’incontro con i gruppi del Terzo Teatro ed in particolare con Iben Nagel Rasmussen dell’Odin Teatret.

Saremo in scena a Milano il 7 marzo 2020, nello spazio di Lyra Teatro alla Fabbrica del Vapore nel contesto di un evento dedicato alle donne.

Tutto è iniziato con la call Fabbricanti di Mondi dello scorso anno alla quale avevamo aderito. L’entusiasmo con cui è stato accolto lo spettacolo ha portato Lyra Teatro a proporci di far parte di questo altro progetto che pensiamo sia esattamente l’ambiente più giusto per le nostre tre Herbarie.

Mercuria, Caterina e Lucia escono da Roma ed entrano nella meraviglia di una città straordinariamente pungolante come Milano.

Entrano nel flusso delle idee e delle creazioni con le loro erbe, con i loro significati, con le loro riflessioni sui saperi, sulla vita, sulla morte, sulla capacità di ascoltare il corpo e l’anima di chi è loro davanti.

La nostra ricerca sulle origini della sapienza delle donne passa anche per l’attenzione che questa dava al rapporto umano. L’altro era concreto, visibile, tangibile. Non un concetto astratto come troppo spesso ora.

L’altro era qualcuno da accogliere, da curare, da ascoltare. Anche solo per riconoscerlo come amico o nemico.

Ascolto, la parola chiave delle Herbarie, ci segue al Nord, nelle terre dove le streghe sono state a lungo perseguitate, per nuove visioni e nuovi mondi da costruire.

L’esperienza degli spettacoli di Natale: la manifestazione L’Oro di Natale che si è svolta nel Municipio Roma V e Storie di Natale (Municipio Roma I Centro) ci ha restituito un importantissimo significato.
Lo stupore della gente di fronte all’incontro inaspettato con il teatro, l’arte, la condivisione, il senso del mettere in comune.

A noi che veniamo da oltre tre decenni di esperienza di teatro in strada, l’azione fra vicoli e piazze, il modo in cui ci si rivolge al pubblico, la gentilezza, il donare, la voce, la musica, la sorpresa e tutto ciò che fa di uno spettacolo un momento di partecipazione, sembra tutto quasi scontato.
E, invece, i tempi cambiano, il rappresentare si evolve (a volte, purtroppo, si involve), nascono ibridi contemporanei, si abbandonano linguaggi capaci di narrare storie per costruzioni spesso incerte, si è obbligati a fuggire da ciò che non viene più considerato importante e gli spettatori dimenticano la gioia, il senso e l’accrescimento che davano loro quegli spettacoli dimenticati.

Siamo dunque tornati in strada con un classico spettacolo itinerante: Un Presepe Vivente. La rievocazione del viaggio dei Re Magi da subito dopo l’Annunciazione fino al levarsi nel cielo d’oriente della stella cometa.
Un viaggio lungo con tappe classiche e significative: la piazza del mercato, dove fra giochi e imbonitori tutto il mondo si mostra; il bivacco, dove vengono raccontate storie che nessun Vangelo ha mai detto. Storie attuali di migrazione e carcere, di odio e di guerra, di disattenzione e consumo.
Storie che sanno di mostri e di fuoco, storie spaventose che ghermiscono il cuore.
Ma alla fine, “non temete...” arriva la buona novella e si va tutti davanti alla grotta dove splende il nuovo sole invitto: Gesù Bambino.

Questo spettacolo più i quattro bellissimi concerti che si sono svolti nelle stazioni della Metro Linea C di Roma e lungo il percorso pedonale di Borgo Pio sono stati il Natale che abbiamo donato alla nostra città.
In centro e in periferia, con la stessa gioia ovunque.

Sono questi gli spettacoli che portano bellezza e il cui significato non perde mai valore.
Sono l’accendere le candele, il donare delle poesie, il raccontare fra la gente, l’arrivo dei Magi sui trampoli, i ventagli di fuoco, le maschere orrorifiche, la danza, l’azione, la parola sospesa, frammentata, diretta che definiscono un teatro di tutti da sempre.

Un teatro che amiamo e che ci ritorna amore. E per il quale ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato. Gli attori: Cinzia Ana Cortejosa, Silvia Cozzi, Donatella Ferrara, Claudia Fontanari, Sakou Kande, Daniele Mutino, Brunella Petrini, Daniele Pinzi, Keba Seck, Filio Sotiraki, Elena Stabile, Mauro Vizioli; i gruppi musicali: Billi Brass Quintett, Jingle Friends, I Musici della Storia Cantata, Quartetto di Clarinetti di Fabio Sepe.
Il regista Ivan Cozzi, lo scenografo Stefano Hos Giagnotti, il costumista Marco Berrettoni Carrara.

Auguri per un nuovo anno splendente!

Spettacoli per raccontare il Natale

Ancora spettacoli di Natale, questa volta nel centro storico di Roma, a Borgo Pio, strada pedonale adiacente a Piazza delel Vaschette dove abbiamo trascorso i giorni dell’EstateRomana.

Storie di Natale è una manifestazione voluta e sostenuta dal Municipio Roma I Centro nell’ambito del programma di eventi e attività culturali denominato “Natale ed Epifania in centro”; è destinata al territorio per condividere con gli abitanti dei momenti di socializzazione e coinvolgimento.

Riproponiamo ancora una volta il Presepe Vivente itinerante che questa colta si svolgerà lungo Borgo Pio e Piazza del Catalone per terminare nel Centro Anziani di Borgo dove, all’apertura della grotta, ci raggiungerà il parroco di S. Maria in Traspontina che farà una benedizione per Natale a tutto il Rione.

Anche a Borgo vogliamo cercare di creare un momento di riflessione sulla pace, la nonviolenza e la sensibilità nei confronti di chi ci circonda.

La magia del Natale, inquesto modo, non potrà restare solo un momento di abbondanza di luci, profumi, sapori, suoni e oggetti d’ogni genere.

Il programma è composto da uno spettacolo itinerante, un laboratorio per ragazzi e un concerto che si svolgeranno fra Borgo Pio ed il Centro Anziani di Via Sabotino.

    23 dicembre 2019 ore 15,0

Borgo Pio: Un Presepe Vivente

Uno spettacolo itinerante che riprende le tradizioni popolari italiane e di altri paesi del mondo con letture teatralizzate di testi sacri e profani, leggende, poesie, ma anche danze popolari, musica, giocoleria e trampolieri.
Un viaggio sulle orme di quello dei Re Magi, fatto di immagini della memoria e di atmosfere sacre e popolari che appartengono alla storia di tutti.
Lo spettacolo si articola in un percorso di parata con alcune “stazioni” nelle quali avvengono le fasi salienti del racconto della nascita di Gesù: l’annunciazione, la vita quotidiana, il sogno dei pastori, l’attesa e la mangiatoia.

Interpreti: Cinzia Ana Cortejosa, Silvia Cozzi, Donatella Ferrara, Claudia Fontanari, Sakou Kande, Daniele Mutino, Brunella Petrini, Daniele Pinzi, Keba Seck, Filio Sotiraki, Elena Stabile, Mauro Vizioli.
Regia: Ivan Vincenzo Cozzi
Scenografie: Stefano Hos Giagnotti
Costumi: Marco Berrettoni Carrara

    27 dicembre 2019 dalle ore 16,00 alle ore 18,30
Centro Anziani Via Sabotino: Laboratorio per ragazzi
Crea la tua Stella Cometa
Il Natale è il tempo dei giochi! Un laboratorio dove l’invenzione, l’avventura, la fantasia condurranno i ragazzi di tutte le età, a creare la loro Stella Cometa che poi porteranno a casa, consapevoli di aver creato con le proprie mani un giocattolo e non solo di esserne proprietario o utente…

    29 dicembre 2019 dalle ore 11,30 alle ore 12,30
Borgo Pio: Clarinetti in festa
con  Fabio Sepe, Alessandro Soldani ed Adriano Ricci (clarinetto) e Alice Iannarilli (Clarinetto Basso)
Un concerto incentrato su brani popolari di musica classica (Mozart,  Bizet, Rossini, Brhms, etc,) unito a canzoni tradizionali di Natale (Jingle bells, We wish a merry Christmas, Silent night) e ad altri brani jazz.

Nella periferia romana, tre concerti e un Presepe Vivente per raccontare il Natale.

Le tradizioni del Natale caratterizzano buona parte della storia del mondo, la nostra storia personale e, ancor di più, la storia della città.
Roma, infatti, ha un Natale antichissimo istituito nel 350 d.C. al posto della festa dedicata al Dio Sole per dare modo, al sempre maggior numero di cristiani presenti città, di celebrare i riti della natività.

Abbiamo accolto la richiesta del Municipio Roma V, di immaginare un Natale capace di coinvolgere i cittadini in momenti di socializzazione ed aggregazione che diventino anche una possibilità di valorizzare quelle aree urbane periferiche.

Perché la magia del Natale non rimanga solo un momento in cui i sensi sono colmati di luci, profumi, sapori, suoni, materie d’ogni genere in un’abbondanza a volte irreale, proveremo ad offrire la possibilità di incontrare un’isola felice dove la dovizia si intreccia con la spiritualità, la riflessione e la concentrazione dei pensieri e delle energie sulla pace, la nonviolenza e la sensibilità nei confronti dell’altro (come, del resto, ci ricordano tutti i testi sacri, di qualsiasi religione).

Il programma è composto di tre concerti che si svolgeranno in tre diverse Stazioni della Metro C (malatesta, Teano e Mirti) e da un Presepe Vivente itinerante a La Rustica.

  • 17 dicembre 2019 dalle ore 16,30 alle ore 17,30
  • Concerto Stazione Metro C – MALATESTA.

Billi Brass Quintett  (Vincenzo Pierotti e Davide Bartoni trombe – Francesco Lucantoni corno – Andrea Angeloni trombone- Guglielmo Pastorelli tuba)

Il quintetto di ottoni (trombe, corno, trombone e tuba) umbro, propone un concerto incentrato su brani tradizionali natalizi, colonne sonore del grande cinema e musiche dedicate alla Luna.

  • 18 dicembre 2019 dalle ore 16,30 alle ore 17,30
  • Concerto Stazione Metro C – TEANO.

Jingle Friends (Katia Onofri   flauto, voce, whistle – Francesca Romana Fabris chitarra, voce – Adriano Dragotta  violino – Désirée Infascelli  fisarmonica)

Brani tradizionali e melodie natalizie irlandesi, che richiamano la cultura popolare. Spesso tramandati per tradizione orale, i canti di Natale o corali (Christmas Carols), esprimono e rinforzano i valori religiosi e popolari. In origine il termine carol descriveva una canzone da ballare e celebrava il mutare delle stagioni; in tempi più recenti questi vecchi canti hanno trovato un posto all’interno dei luoghi di culto.

  • 19 dicembre 2019 dalle ore 16,30 alle ore 17,30
  • Concerto Stazione Metro C-  MIRTI.

I musici della storia cantata (Francesca Gamberini canto, tamburo – Alessandro Taborri percussioni, charango, canto – Daniele Ercoli  contrabbasso, zampogna, canto – Daniele Mutino fisarmonica, canto, narrazione)Il gruppo è specializzato nella musica d’ascolto acustica. Per il concerto di Natale alternerà brani natalizi classici e non come Oh happy day, White Christmas, Tu scendi dalle stelle per zampogna, So this is Christmas di John Lennon, etc. a canti popolari, musica classica sacra e canzoni che raccontano la vita.

Il Presepe Vivente itinerante, a sua volta, permetterà al pubblico di vivere un viaggio sulle orme di quello dei Re Magi, fatto di immagini della memoria e di atmosfere che appartengono alla storia di tutti.

  • 21 dicembre 2019 ore 15,30
  • 22 dicembre 2019 ore 11,00

Spettacolo La Rustica – Da Largo A. Corelli, lungo Via Dameta e dintorni.

 Il Presepe Vivente è una delle più partecipate e caratteristiche tradizioni, capace di accogliere gli apporti di altre culture e di mescolare voci, sonorità, immaginari e racconti.

Questo Presepe itinerante riprende le tradizioni popolari italiane e di altri paesi del mondo, coniugandole con il teatro, la musica, l’arte di strada, rimanendo fedeli alla sacra rappresentazione, così come ce la tramandano le testimonianze medievali e le narrazioni degli “eventi prodigiosi”.

Letture teatralizzate di testi sacri e profani, leggende, poesie, ma anche danze popolari, musica, giocoleria e trampolieri… Lo spettacolo si articola in un percorso di parata con alcune “stazioni” nelle quali avvengono le fasi salienti del racconto della nascita di Gesù: l’annunciazione, la vita quotidiana, il sogno dei pastori, l’attesa e la mangiatoia.

Nell’ideazione di questa festa-spettacolo viene mantenuta inalterata la spiritualità del Natale soprattutto all’ingresso alla “grotta” –al quale gli spettatori partecipano attivamente– che rappresenta un vero momento di riflessione sulla pace e sull’accoglienza, per poi dare spazio alla speranza, alla gioia, alla festa e all’allegria.

La musica che accompagna questo ingresso, rappresenta lo spirito di questa sensibilità nei confronti dell’altro e degli altri: è un testo sacro greco bizantino messo in musica su scala orientale con l’utilizzo di strumenti occidentali dal compositore Tito Rinesi.

Una nuova residenza a Villa De Sanctis dal 13 al 15 dicembre dalla mattina alla sera.

Una residenza è sempre un momento di riflessione e di condivisione.

Non sempre la necessità è quella della nuova creazione a tutti i costi. È importante anche, prima che l’anno lasci il posto ad uno nuovo, riprendere le fila di tutti i discorsi che la fretta, il tempo e gli altri progetti, hanno fatto mettere da parte.

La Casa della Cultura del V Municipio (Via Casilina, 665 è lo spazio ideale per questo tipo di residenze.
L’avevamo già sperimentata con È Tutto Arte dedicata al progetto del Minotauro, che ha permesso di approfondire il discorso della diversità e di realizzare un lavoro in sinergia fra teatro e arti visive.

Questa volta avremo a disposizione tre giornate: 13, 14 e 15 dicembre dalla mattina alla sera per portare avanti una riflessione più articolata che indaghi sul processo artistico e creativo dell’attore.

Si comincia Venerdì 13 dalle 10,30 alle 13,30 con un laboratorio aperto sul training teatrale professionale che Argillateatri porta avanti da oltre 40 anni.
Il lavoro sarà incentrato sullo spettacolo di Natale che porteremo in scena il 21 e 22 dicembre prossimo a La Rustica e sarà aperto liberamente ad attori e danzatori che vogliano intraprendere un percorso sulla creatività.

Venerdì pomeriggio alle 17,30 verrà inaugurata la mostra fotografica “Scena di Donne” di Claudio Drago di alcuni spettacoli prodotti da Argillateatri (Le Città Invisibili, Le Acque delle Camene, Herbarie, etc.).
La mostra comprenderà anche alcuni scatti di Herbarie di Giulia Novelli.

Aperta al pubblico la mostra e l’incontro che la completa, consentirà a tutti di conoscere come e da dove è nato il progetto Herbarie che racconta del sapere antico ed ancor vivo delle donne, fatto di cura e conoscenza, intelligenza e offerta e dei poteri negati e schiacciati che, pure, non hanno mai smesso di essere tramandati.

Parlarne significa suscitare domande e magari nuove risposte; gettare semi di dubbio e di dissenso. Riconciliare il sapere delle donne con il sapere in genere.
Proporre parole e azioni che riescano ad andare oltre le abitudini e gli stereotipi, attraverso l’atto di raccontare.

Sabato mattina presenteremo, sempre in un incontro libero aperto a tutti, il Tai Chi Chuan, un’arte marziale per la difesa interiore che useremo come tecnica necessaria a rendere fluido e luminoso il lavoro dell’attore e la sua preparazione fisica e interiore.

Non mancherà, infine, uno sguardo all’impegno civile e sociale della nostra Associazione che si esplica non solo nella scelta degli argomenti e nella partecipazione, ma anche nella realizzazione di manifestazioni incentrate su tematiche come pace, nonviolenza, ascolto, intercultura, diritti civili e sociali, uso della parola non ostile, etc.

Saranno momenti di scambio e crescita per coloro che vorranno esserci, saranno giorni di socializzazione e ci piacerebbe il contatto diretto, l’apporto e l’incontro con tutti.