Il 27 marzo abbiamo celebrato la 60esima Giornata Mondiale del Teatro. Da sessanta anni, dunque, il Teatro viene riconosciuto come bene comune, come elemento culturale trainante, modificante e accogliente e viene celebrato in tutto il mondo.

In tutto il mondo, come la situazione di sospensione, incertezza e confusione che stiamo vivendo che mina profondamente la voglia di creare, di raccontare, di avere l’energia per vedere il futuro. Un futuro anche diverso, anche portatore di nuovi linguaggi, anche dimentico di quello che finora è stato (e non è davvero quello che auspichiamo), ma un futuro che dovrebbe poter essere immaginato già da oggi.

Invece, quello che sarà dopo gli artisti italiani e, soprattutto gli artisti italiani indipendenti che hanno avuto pochi sostegni e non certo per le loro creazioni, ancora non possono immaginarlo. 

Così il 27 marzo, grazie ad un’idea di Isabella Cognatti e Lorenzo Marinone, attivi nella cultura del Municipio Roma XII, ci siamo trovati, assieme ad altre associazioni e personaggi dello spettacolo, all’interno di La cultura alza la voce, un progetto che ha unito la Giornata Mondiale del Teatro alle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante.

È stata un’esperienza fortificante. Raramente si vede così tanta voglia di fare rete, raramente c’è tanta disponibilità a sperimentare.

Potete seguire qui la lunga diretta via Zoom che ha unito esperienze diversissime tra loro.

Il termine persona proviene del latino persōna, e questo probabilmente dall’etrusco phersu (‘maschera dell’attore’, ‘personaggio’), il quale procede dal greco πρóσωπον [prósôpon].

L’uso della maschera ha origini preistoriche e veniva usata dall’individuo per uscir fuori dalla sua condizione umana per entrare in contatto con le forze soprannaturali.

Nel teatro antico greco era considerata uno strumento di culto che aveva come elementi essenziali il travestimento e la maschera, per permettere al dio di prendere vita nel corpo dei suoi seguaci e, solo secondariamente, un aspetto scenico.

I fedeli di Dionisio, infatti, si camuffavano in modo primitivo coprendosi il capo con foglie, sporcandosi il viso con il mosto, fuliggine e terra.

La parola maschera deriva dall’arabo MASKHARAH che ha il significato di “buffonata, beffa”. Non a caso la Commedia dell’arte sfrutterà la maschera per aumentare la comicità degli attori in concomitanza con il dialetto, con il timbro caratteristico della voce e con quella della mimica.

Chiunque indossi una maschera supera un limite e chiunque adotti la personalità della maschera si inoltra in un territorio sconosciuto, infatti, portare una maschera rappresenta per I ‘attore una grossa sfida, e lo pone in un radicale confronto con il proprio corpo, le proprie ambizioni e le proprie idee, insomma con il proprio ego.

Come si modifica il lavoro di un attore se porta una maschera? Come si trasforma una maschera grazie al lavoro dell’attore? Come recita una maschera?

Lo scopriremo in questo laboratorio.

Il laboratorio è caratterizzato da due parti distinte e complementari: l’insegnamento delle tecniche della costruzione delle maschere e, dunque, lo sviluppo delle capacità manuali e della creatività e teatro di movimento (e delle relative figure e strumenti che lo caratterizzano) e le tecniche fondamentali per l’utilizzo delle maschere realizzate.

Il laboratorio è finalizzato alla messa in scena di un testo della tradizione classica che verrà scelto insieme ai partecipanti e che avrà come caratteristiche personaggi straordinari ed ambientazioni in bilico fra il quotidiano ed il fantastico.

Condotto da attori e mascherai professionisti, il laboratorio si articola in fasi distinte:

1° Fase: tecnica della costruzione della maschera: caratterizzazione ed espressività della maschera, progettazione della maschera, scelta dei lavori ed esposizione della tecnica di realizzazione. Il disegno su carta: il personaggio scelto e la sua colorazione. La creta: lavorazione e manipolazione della creta per ottenere il modello della maschera. Il gesso: dal calco in creta si ricava quello in gesso. La carta: lavorazione sul modello in creta con la carta. Finitura del modello in carta e sua colorazione. Completamento: eventuali decorazioni di stoffa, nastri, perline, carta crespa, etc.

2° Fase: illustrazione delle tecniche di utilizzazione dei lavori finiti in chiave teatrale: relazione corpo – spazio: equilibrio, postura, ritmo, movimento; relazione maschera – corpo – spazio: il corpo nuovo che respira, pensa, agisce; brevi cenni teorico-pratici sulla commedia dell’arte: le origini, le tecniche di improvvisazione, le maschere, i caratteri, la pantomima; improvvisazioni: emozioni, sentimenti, relazione con l’altro; azioni sceniche, drammatizzazione.

COSA IMPARERAI:
– Come acquisire la padronanza del corpo
– Come sviluppare l’abilità nell’uso delle tecniche manuali
– Come mantenere il contatto con tradizioni sociali, artistiche e letterarie delle diverse culture
– Come imparare un linguaggio teatrale specifico
– Come raccontare nuove storie partendo dalla tradizione e guardare al futuro

Mentre gli altri alberi crescono o vengono affidati agli agricoltori che li pianteranno e li cureranno per sempre (qui potete vedere il luogo dove sta crescendo il nostro Pero d’Acqua, https://goo.gl/maps/ybGzgxbRHC94FU2C7), ad Argillateatri è stato regalato un nuovo albero, per augurare buona fortuna alla riedizione di Le Città Invisibili.

Una Papaya (Carica Papaya), un piccolo sempreverde che può raggiungere un’altezza fino a 10 metri. Il tronco contiene un succo lattiginoso, composto da papaina, usato soprattutto per scopi medicinali. Questo albero deve essere coltivato in zone calde al riparo dal vento e in coltura consociata con altri arbusti di dimensioni maggiori, con lo scopo di venderne i frutti e farne ottimi succhi di frutta.

È una Papaya, vive in Kenya, a Sensi, ma ha preso nome di Albero delle Città Invisibili.

La Papaya significa “ammaliante”, i suoi semi hanno un sapore che ricorda la senape e sono leggermente piccanti, ma usati in piccole dosi, arricchiscono di sapore i piatti giusti, sanno essere ammalianti come poche altre spezie.

Inoltre la Papaya migliora la qualità del suolo fissando l’azoto o riduce l’erosione grazie all’esteso apparato radicale; facilita il ripopolamento di diverse specie animali; i suoi frutti, i semi e le foglie vengono mangiati dalle famiglie dei contadini o venduti nei mercati locali.
E le foglie, le radici, la corteccia e/o i frutti vengono usati nella medicina tradizionale.

La Papaya si rivela un albero utilissimo per la sicurezza alimentare delle comunità che la coltivano e di grossa importanza per lo sviluppo economico e la protezione ambientale.

Quello che affascina è vedere come il colore della terra, la disposizione delle piante, il modo di coltivarle è quello di un mondo molto differente dal nostro. Saperlo ci apre lo sguardo e ci offre una nuova possibilità di comprendere la natura e la creazione.

L’Ultimo Ballo

All’indomani dell’8 settembre 1943, il clima di terrore e di paura in Italia divenne ancora più
violento di quello vissuto fino ad allora.
La Repubblica di Salò, subordinata ai comandi militari tedeschi, reclutava i giovani con la forza.
Qualsiasi rifiuto portava punizioni molto severe e spesso anche la morte. Eppure le forme di ribellione furono molte, non solo quelle di chi si unì alla lotta partigiana, ma anche quelle di chi credeva nei valori di pace, libertà e umanità.

Anche undici ragazzi della maremma grossetana decisero di ribellarsi rifiutando di arruolarsi tra le file fasciste. Si nascosero nelle capanne dei carbonai della macchia di Monte Bottigli, ma, nel marzo del 1944, vennero scoperti da una spia che li consegnò, con l’inganno, alle camicie nere. Dopo un finto processo sommario, furono tutti fucilati.

È l’Eccidio di Magliano Lavacchio, ancora oggi ricordato per la sua efferatezza e inutilità.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere Rodolfo Andrei, uno dei discendenti dei proprietari del podere dove si svolse la mattanza e di leggere il testo con cui racconta e ricorda l’ultimo giorno di felicità di quei ragazzi. Un testo finalista al concorso Schegge d’Autore 2021.

Nasce da qui lo spettacolo L’Ultimo Ballo che, per l’occasione, porteremo in scena nella forma di atto unico. Uno spettacolo di teatro civile che vuole raccontare un momento terribile della nostra storia e mostrare come la necessità di pace, il pensiero nonviolento, il desiderio di scambio e contatto, la voglia di amicizia, di amore e di gioia siano inarrestabili, invincibili e presenti oltre il passare degli anni e della Storia.

La banda dei ragazzi, com’era chiamata, volle concedersi un giorno di festa, un momento di tregua dalla paura e dalle avversità. Nella campagna toscana la festa di San Giuseppe era importante e i ragazzi avrebbero potuto riunirsi con le proprie famiglie, incontrare le ragazze innamorate, ballare e ballare fino al mattino al suono di una fisarmonica che prova a dire a tutti che la guerra sta finendo.

Nel racconto di questo ultimo ballo fatto dalle donne superstiti, Lea (Elena Stabile), Franca (Brunella Petrini) e dalla fisarmonica di Tullio (Daniele Mutino) che guida il ballo, ma guida anche le sorti della vicenda come un personaggio del destino, la vita si dipana come in un valzer o in una quadriglia.

E, nonostante i lockdown, la pioggia e la novità e l’impegno di lavorare in streaming, il progetto Storie di Cinema, una sorta di viaggio virtuale nei luoghi del Municipio XII che sono stati set cinematografici dagli anni 50 in poi, è stata un’esperienza speciale, sia per la ricerca e per le scoperte, ma anche per i numeri che siamo riusciti a produrre.

I giorni in cui abbiamo raccontato i set in diretta sono stati il 28 e il 29 dicembre: 2 giornate, 4 luoghi di attività, 4 visite guidate virtuali, 1 racconto teatralizzato, 4092 persone collegate nel corso delle dirette Facebook, oltre 10000 visualizzazioni dell’evento e delle storie pubblicate per far conoscere la manifestazione, 10 fra artisti e professionisti impegnati negli incontri.

La manifestazione che avevamo proposto per la terza edizione di “Viaggio nei set del XII Municipio” era stata originariamente pensata come tre visite guidate teatralizza alla scoperta dei film girati nelle molteplici location del territorio, nelle quali raccontare, grazie all’esperienza di un critico cinematografico, trame, attori e aneddoti; riconoscere le opere letterarie da cui sono stati tratti i film, leggerne brani, nonché identificare, guidati da una storica dell’arte, gli stili, le epoche, gli architetti, i segreti di ogni ambiente. Più una giornata dedicata a Federico Fellini, per il centenario della sua nascita, un percorso accompagnato da alcuni artisti di strada che rievocheranno l’arrivo del Circo, quella Piccola Tribù Corsara capace di destare meraviglia e di aggregare sogni.

Tutto questo voleva essere un “segnale” per riemergere dalla situazione di sospensione che aveva caratterizzato i mesi precedenti per continuare ad avere cura del tessuto sociale e del futuro della cultura, cercando di dare valore, in primo luogo, ai bisogni e ai desideri di ogni persona.

Purtroppo, proprio nei mesi in cui sarebbe dovuto iniziare il progetto, le problematiche della pandemia si sono aggravate e così è nato il progetto virtuale nel quale gli eventi sono stati realizzati in forma di documentario con azioni sceniche e racconti sia cinematografici, sia architettonici e urbanistici che abbiamo raccontato in quattro dirette Facebook sulla pagina dell’Associazione che ora è possibile trovare anche sul nostro canale You Tube.

Le riprese sono state effettuate in due giornate di maltempo e grande vento che hanno in parte guastato la qualità, ma ci hanno permesso lo stesso di realizzare i quattro itinerari proposti: 

•            Monteverde Nuovo
Qui ci siamo soffermati a raccontare i film girati nei cortili dei palazzi IACP di Via Paola Falconieri e in quelli dei palazzi ATER di Via di Donna Olimpia 30/32 che sono stati set di film diversissimi fra loro a partire dagli anni Cinquanta. Qui hanno abitato a turno Le ragazze di Piazza di Spagn”, i ragazzi di vita di Pasolini, Fantozzi, la Monica Vitti di Teresa la ladra, etc. In un momento di pioggia, poi, siamo stati ospiti della storica Scuola di Musica Popolare di Donna Olimpia con la quale abbiamo fatto anche un’intervista sul loro lavoro, sul quartiere e sui set cinematografici.

•            Monteverde Vecchio e Villa Sciarra
Sarebbe dovuto essere un percorso affascinante fra antico, decadente e misterioso. Già dagli anni 60, infatti, i villini di Monteverde Vecchio hanno ospitato film estremamente diversi fra loro: Verdone, Moretti, Placido, Bertolucci… Le riprese effettuale sotto una pioggia torrenziale si sono dovute fermare ai racconti e alle letture nei pressi di Via Ugo Bassi, del Villino Cirini e degli altri set delle vie adiacenti. Purtroppo, a causa della pioggia, non è stato possibile raggiungere il villino in cui Ferzan Özpetek ha ambientato la storia romantica e inquietante raccontata in Magnifica Presenza.

•            Villa Doria Pamphili
È stata una mattinata dedicata agli studenti (e non solo), una lezione itinerante di cinema e cultura e quella girata a Villa Pamphili che ha portato alla scoperta del territorio e dei suoi abitanti famosi; dei letterati che l’hanno vissuto, degli aneddoti storici e toponomastici, di biografie particolari e letture. Guida artistica dell’incontro è stata l’attrice Marta Bifano; ospite dell’incontro il regista Paolo Bologna, monteverdino e attento narratore della cinematografia di Pasolini e Bertolucci.

•            Porta Portese e Federico Fellini
L’ultimo incontro è stato dedicato al ricordo di Federico Fellini. Per questo incontro abbiamo scelto Porta Portese, ovvero il luogo dove tutto è possibile. Uno spazio del sogno, un circo di quotidiana umanità. Fellini, probabilmente, non ha mai girato a Porta Portese, ma era legato a Roma da emozioni fatte di stracci e bellezza, poesia e buffoneria. Alla narrazione di Fellini e del suo rapporto con il Circo, abbiamo inoltre affiancato una spettacolarizzazione con l’intervento di artisti di strada che, per vari motivi di sicurezza, abbiamo scelto di far esibire in un luogo chiuso. Lo spazio teatrale Il Cantiere, dove le due artiste Silvia Cozzi e Daniela Cardellini hanno potuto esibirsi in tranquillità condividendo il palco con la narrazione di Fellini e la lettura di brani a lui dedicati.

Come dicevamo, è stata un’esperienza particolare e molto interessante. La tematica, la scelta delle storie da raccontare e i luoghi così vivi e vissuti hanno reso il progetto, seppur virtuale, coinvolgente, accessibile e inclusivo.
Se fosse stato condotto in presenza, certamente avrebbe coinvolto meno persone, anche se il rapporto sarebbe stato più costruttivo e immediato.

Quello che ci ha piacevolmente sorpreso è stato il positivo rapporto con gli abitanti anche in un esperimento di comunicazione innovativa e variegata, forse soprattutto grazie al programma molto articolato e alle immagini “reali” e quotidiane che hanno reso popolari racconti e interventi. Il Municipio XII è un territorio molto vasto, ma anche molto coeso. Lo scambio con le realtà territoriali è stato immediato, aperto e disponibile. Questo, per chi come noi lavora a creare proposte culturali, è un dato importantissimo ed emozionante.

Per questo ringraziamo di vero cuore i professionisti, gli attori e gli amici che si sono lasciati coinvolgere in questa avventura:
Pino Moroni, critico cinematografico che ha ideato il percorso e scelto la filmografia ed è intervenuto negli incontri di Monteverde Nuovo, Monteverde Vecchio e in quello dedicato al ricordo di Federico Fellini.
Penelope Filacchione, storica dell’arte e guida turistica professionista, che ci ha raccontato la storia architettonica e urbanistica del territorio in tutti gli incontri.
Brunella Petrini e Elena Stabile, attrici, hanno letto i brani scelti per i differenti incontri.
Marta Bifano, attrice ha guidato la giornata di Villa Doria Pamphili con racconti e testimonianze.
Silvia Cozzi e Daniela Cardellini, attrici e circensi, hanno partecipato all’incontro dedicato a Federico Fellini con i loro numeri spettacolari
Ivan Vincenzo Cozzi ha curato la regia dell’intera manifestazione.
Isabella Moroni, giornalista culturale, ha scelto i brani e gli autori letterari e ha condotto e ripreso le dirette Facebook.
Matteo Ziglio, video operatore, ha girato le riprese di tutti gli incontri.

E ringraziamo di cuore anche la partecipazione straordinaria di Francesco Galtieri della Scuola Popolare di Musica di Donna Olimpia e del regista Paolo Bologna.

Di seguito i video dei quattro incontri.

Viaggio virtuale nei set del Municipio Roma XII

Anche se la pandemia ha chiuso cinema e teatri e ci ha limitato negli spostamenti, mettetevi comodi e noi vi portiamo a spasso nei luoghi del cinema…

Lunedì 28 e martedì 29 dicembre in diretta Facebook e poi sul canale You Tube di Argillateatri proporremo quattro passeggiate teatralizzate virtuali che hanno come comune denominatore il territorio del Municipio Roma XII (Monteverde), un viaggio alla scoperta dei film che lì sono stati girati, dei diversi set, degli aneddoti, degli abitanti famosi e delle loro biografie.

Ne racconteremo le trame e gli attori. Riconosceremo le opere letterarie da cui sono stati tratti, ne leggeremo brani e identificheremo gli stili, le epoche, gli architetti e i segreti di ogni ambiente.

Ci guideranno Pino Moroni, critico cinematografico, Penelope Filacchione, storica dell’arte e guida, Marta Bifano, Brunella Petrini e Elena Stabile, attrici, Ivan Vincenzo Cozzi che ne cura la regia e Matteo Ziglio, video operatore.

Si parte il 28 dicembre con una diretta da Monteverde Nuovo (ore 10,30) per proseguire, nel primo pomeriggio con Monteverde Vecchio (ore 14,00).

Cammineremo tra i famosi palazzi ATER di Via di Donna Olimpia 30/32 che furono set di film diversissimi fra loro a partire dagli anni Cinquanta e in cui abitarono Le ragazze di Piazza di Spagna, i Ragazzi di vita di Pasolini, Fantozzi, la Monica Vitti di Teresa la ladra, la scuola del telefilm I Ragazzi della III C e non solo. Il pomeriggio ci vedrà immersi nelle atmosfere decadenti e misteriose nelle quali Ferzan Özpetek ha ambientato la storia romantica e inquietante raccontata in Magnifica Presenza e nei villini che dagli anni Sessanta hanno ospitato film estremamente diversi fra loro: Totò, Verdone, Moretti, Bertolucci

Si continua poi il 29 dicembre da Villa Pamphili (ore 10,30) e da Porta Portese (ore 14,00).

A Villa Pamphili si terrà una sorta di “scuola all’aperto” dove la “lezione” verterà sul territorio, i suoi personaggi famosi (cinema, televisione, teatro, letteratura, etc.) e la narrazione di alcuni aneddoti. Porta Portese, ovvero il luogo dove tutto è possibile e dove, per citare una nota canzone di Claudio Baglioni, si incontrano “re, scannati ricchi ed impiegati, capelloni, ladri, artisti…” diventa invece il luogo più adatto per un omaggio a Federico Fellini nel suo centenario. Uno spazio del sogno, un circo di quotidiana umanità che rappresenta un po’ l’anima di quella Roma umida di fiume, fatta proprio di stracci e bellezza, sacro e volgarità, poesia e buffoneria che traspaiono dai film di Fellini, sebbene, probabilmente, non abbia mai girato in questi luoghi.

Un’occasione per raccontare uno dei registi più importanti della cinematografia mondiale cui dedicheremo interamente uno dei quattro incontri, con la complicità di alcuni artisti di strada che rievocheranno l’arrivo del Circo, quella Piccola Tribù Corsara “capace di destare meraviglia e di aggregare sogni”.

Nonostante le chiusure e le difficoltà, coinvolgeremo gli studenti di quattro importanti scuole del territorio: Liceo Artistico Alessandro Caravillani, IIS Federico Caffè, Liceo Scientifico Morgagni e IIS Marcello Malpighi che verranno direttamente invitate ad assistere alle trasmissioni delle visite virtuali.

Gli eventi saranno realizzati in forma di documentario con azioni sceniche e racconti cinematografici, architettonici e urbanistici e verranno trasmessi con delle dirette Facebook sulla pagina dell’Associazione durante la realizzazione degli itinerari sulla pagina e sul nostro canale YouTube.

 Viaggio virtuale nei set del Municipio Roma XII è una manifestazione voluta e sostenuta dal Municipio Roma XII.

 Il progetto è vincitore del “Bando 2020” finanziato con i fondi del Municipio Roma XII.

Oggi compiamo 30 anni!

Quando è nata The Way to the Indies?
Sappiamo con precisione quando è diventata Argillateatri, nel lontano 1995 inaugurammo lo spazio di Via dell’Argilla, ma The Way to the Indies era nata prima. E ancor prima della data di costituzione che si legge sullo Statuto. Ed era nata senza un nome preciso: a partire da giugno 1990, per un po’ siamo stati I Folli, subito dopo Immagine Teatro Animazione e alla fine di quell’anno sensazionale e creativo, in concomitanza con i viaggi laboratorio teatrale in India, siamo diventati The Way to the Indies.

C’è però una data indimenticabile nella quale sono iniziati gli spettacoli dell’Associazione. Il festival Anticoli, sublime e profano per la festa di S. Luca, il patrono degli artisti, il 20 e il 21 ottobre 1990.

Oggi, dunque, The Way to the Indies compie trent’anni. Ad inizio anno avevamo immaginato una grande festa che potesse riunire le persone più care che avevano condiviso il percorso o solo parti di questo. Una festa di teatro, musica, ricordo e ricerca, ma poi è arrivata l’epidemia che, ogni giorno di più, blocca l’arte e gli artisti nella voglia di crescere e di creare.

Sì, tutti noi non riusciamo a stare fermi, le idee, le immagini che esplodono negli occhi e sono estremamente forti e decise. Ma poi non possono uscire e più annusiamo l’aria intorno e più crediamo che sarà difficile riprendersi da questo schiaffone che è al contempo medico e politico, dove c’è tanta confusione e troppa paura e dove ogni cosa si fa con timore e attenzione.

Per questo abbiamo deciso di rimandare i festeggiamenti di questi trent’anni ad appena sarà possibile ritornare a fare gruppo, a potersi sfiorare, a respirare vicino.

Ma oggi non potevamo lasciarlo fuggire via così. BUON COMPLEANNO THE WAY TO THE INDIES!

Non smettere mai di portare la tua visione della cultura e del teatro che è fatta di curiosità, ricerca, sperimentazione, solidarietà e voglia di vivere una vita vera.

È iniziato tutto davanti a Il Cantiere, lo spazio teatrale che ci è caro, appena passato Ponte Garibaldi. Siamo partiti in parata: trampoli, tamburi, tromba, due genius loci, il Lama residente Geshe Lharampa Lobsang Sherap le attrici avvolte nelle coperte termiche d’oro e d’argento (perché la Pace non è altro che accoglienza) e i poeti.

Abbiamo percorso le strade interne della Trastevere medievale fino ad uscire sul Lungotevere di fronte al Ponte Cestio. La gente ci ha seguito, nonostante minacciasse pioggia, mentre scendevamo fra bandiere e stendardi della pace fin sulla banchina dell’Isola Tiberina per raggiungere quello spazio bianco proprio sotto la campata dove abbiamo fatto un cerchio, all’interno del quale c’è stata la benedizione tibetana e poi i partecipanti si sono alternati leggendo le loro poesie o quelle di qualche poeta preferito.

Il flash mob per celebrare la Giornata Internazionale della Pace è cominciato così: un momento di condivisione dal vivo, lontani, anche e per poco, dalla lontananza di corpi e di cuori a cui ci ha costretto fino a poco fa il lockdown. Ed è proseguito con gli interventi di Mauro Vizioli, Claudia Fontanari, Brunella Petrini, Elena Stabile, Marta Bifano, Maria Laura Familiari, Claire Che, Marco Di Stefano, Silvia Kyra, Luna Arcangeli, Antonietta Tiberia, Mel Carrara Melalgiumar, Irene Sabetta… ai quali non smetteremo mai di dire grazie per aver colorato insieme questa giornata talmente importante da essere pane, rose e lavoro.

Grazie a chi all’ultimo momento non è potuto venire, Roma è una città di destini sospesi, ma ci sono stati, anche se da lontano: Maria Grazia Calandrone, Ksenja Laginja, Ilaria Grasso, Anna Maria Curci, Cinzia Marulli Ramadori, Davide Cortese, Odeh Amarneh, Giulietta Regina Stirati

Abbiamo concluso che il tramonto attraversava in rosa le gocce di pioggia, mentre il fiume diventava sempre più scrosciante e musicale.

È stata una giornata di gioia che abbiamo voluto dedicare al ricordo di Cetta De Luca, una certezza per Poesie per la Pace, che ci ha accompagnato per moltissimi anni con la sua energia, le sue parole e il suo lavoro. E che ci accompagnerà ancora, ovunque ora sia.

Gli spettatori hanno ascoltato suoni e parole, forse hanno potuto ritrovare i loro immaginari di gioia, di oscuro e di stupore. Noi abbiamo parlato ancora una volta di Pace.
E di poesia.

Sono nove anni che il 21 settembre, Giornata Internazionale della Pace ci ritroviamo presenti e davvero motivati a riprendere in mano il discorso mai interrotto della Pace, affidando alla forma poetica il compito di continuare a costruire la rete che unisce tutti noi costruttori di ponti verso un futuro che non smettiamo mai di immaginare reale.

In questo strano anno in cui tutti, in tutto il mondo, hanno fatto i conti con la sospensione, con il cambiamento, con le limitazioni, con il dolore o soltanto con il non riuscire più a costruire con le modalità di sempre, il ponte di Poesie per la Pace prende un significato nuovo. È un traghettare e traghettarsi verso un mondo che già non è più quello di prima, neanche se lo volessimo con tutta l’anima.

Abbiamo scoperto che non abbiamo davvero bisogno della maggior parte delle cose, delle azioni e delle parole che crediamo necessarie. Abbiamo scoperto che la paura e la malattia non hanno fermato le guerre e le fughe e che a noi è rimasto un grande potere. Quello di creare da zero un diverso cammino.

Abbiamo deciso di interrogarci sui Conflitti, e per conflitti intendiamo tutto ciò che mina la pace e l’equilibrio. Conflitti come le guerre, come le rabbie che esplodono, come i sentimenti che si incrinano. Conflitti mondiali, locali, razziali, fobici, personali, familiari.

Come sempre, anche quest’anno facciamo parte degli eventi creati per celebrare la Giornata della Pace dalla coalizione delle associazioni non profit che partecipano alle iniziative di Peace one day che quest’anno, viste le difficoltà di incontrarsi rispettando le norme sui distanziamenti e sulla sicurezza, ha scelto di celebrare la Pace on line con una giornata non stop di video e messaggi registrati.

Ai poeti che vorranno partecipare a Poesie per la Pace 2020 chiediamo dunque di scrivere una poesia o un testo sul tema Conflitti e di farne un breve video (riprendendosi mentre leggono, camminano, danzano; oppure leggendo su altre immagini o video che hanno girato o che hanno scelto, etc.). Oppure di mandare una traccia registrata ed una fotografia che per loro rappresenta il tema.

Chi vorrà sperimentare un progetto più artistico e (forse) spiritoso , potrà scrivere, disegnare o fare un collage su una mascherina, indossarla e fotografarsi o fotografarla nell’ambiente che ritengono più adatto alle loro messaggio.

Il 21 settembre tutti i progetti saranno messi on line sulla Pagina Facebook, riproposti sul nostro sito e inseriti nelle iniziative di Peace one Day che coinvolgerà l’intera coalizione di circa 180 organizzazioni.

Quest’anno non ci sarà un concorso, ma per chi è a Roma il 21 settembre ci sarà una Passeggiata per la Pace a partecipazione libera nel corso della quale avverranno delle azioni teatralizzate diffuse, letture spontanee, distribuzione di poesie e qualsiasi altra idea che vorrete condividere.

Siete pregati di inviare i vostri video, tracce e foto dedicate ai Conflitti sulla pagina o sul gruppo Facebook di Poesie per la Pace, oppure alla mail poesieperlapace@gmail.com.


No, non è una pubblicità. E non è neanche una scelta aziendale.

È l’adesione ad un progetto romantico e, probabilmente, utile per l’ambiente e per il lavoro in quei mondi che hanno di questa parola un altro concetto.

Treedom è una piattaforma che permette di piantare un albero a distanza e di seguirne la crescita: sapere in che zona è il vivaio (si vede con il geolocalizzatore…), sapere quando viene dato al contadino affinché lo pianti nella sua terra, sapere che ogni contadino avrà una formazione per far crescere l’albero, che potrà averne uno nuovo qualora la piantina iniziale abbia delle fallanze; che l’albero avrà la manutenzione necessaria fin quando non darà un reddito al contadino.

Per ogni albero piantato c’è poi l’assorbimento della CO2, la riforestazione, i piccoli progetti agroforestali locali… insomma quello che si chiama un percorso virtuoso del quale siamo felici di essere parte.

Argillateatri ha inaugurato da poco la sua foresta. Per ora ci sono due piantine.

Una, il Pero d’Acqua (Syzygium Guineense), un albero sempreverde capace di adattarsi a diversi contesti ambientali. I suoi frutti sono fonte di cibo e sono impiegati anche per usi medicinali, ma è spesso coltivato anche per la sua bellezza e per la sua ampia chioma ombreggiante. Si trova in Kenia e, piantandolo, riusciremo ad assorbire 50 kg di CO2 (quanta ne produce in media una persona in 4 giorni). Il Pero d’Acqua, inoltre è un albero molto utile per la sicurezza alimentare di chi lo coltiva e per lo sviluppo economico della zona.
Infatti facilita il ripopolamento di varie specie animali, favorendo così in generale la varietà nella fauna e nella flora; le sue foglie, le radici, la corteccia e i frutti vengono usati nella medicina tradizionale; i frutti, i semi e le foglie vengono mangiati dalle famiglie dei contadini o venduti nei mercati locali.

Fra queste piantine c’è anche il Pero d’Acqua di Argillateatri

L’altra, l’Acacia Mangium un albero tuttofare dai rami distribuiti in maniera irregolare, che può raggiungere i 30 metri di altezza, vive in Madagascar. Le infiorescenze sono paragonabili a cascate di piccoli fiori bianchi, profumati. L’Acacia Mangium fiorisce più o meno tutto l’anno ed i frutti sono pronti 6-7 mesi dopo l’impollinazione. Piantandolo assorbiremo 200 Kg di CO2 (quanta ne produce in media una persona in 15 giorni). Anche l’Acacia è utile per la sicurezza alimentare, ma ancor di più per la protezione ambientale grazie all’implemento della biodiversità. Migliora, infatti, la qualità del suolo fissando l’azoto e riduce le erosioni grazie all’esteso apparato radicale.
Anche i frutti, i semi e le foglie dell’Acacia vengono mangiati dalle famiglie dei contadini o venduti nei mercati locali ed usati nella medicina tradizionale.

Fra queste piantine c’è l’Acacia Mangium di Argillateatri

Se non lo conoscete andate a vedere i progetti di Treedom, oppure piantate un albero assieme a noi (o, anche, regalatene uno alla nostra foresta!)

Nel tempo sospeso del virus è stato difficile (e lo è ancora molto) comprendere le motivazioni di molte scelte. Così come l’affidarsi a questo o a quell’esperto e, ancora di più l’aver deciso che doveva passare solo la narrazione della paura. E così via.

Sul Teatro, ad esempio, la confusione regna ancora oggi sovrana. Ci si muove burocraticamente come se si trattasse di un settore uguale agli altri, come se non calcassero i palcoscenici migliaia di invisibili, attori e tecnici e associazioni che non hanno nessun aggancio ufficiale, ma che sostengono la cultura.

Ma il Teatro è il luogo magico dove gli Dei si manifestano non tanto come apparizione, quanto come epifania interiore nei partecipanti al dramma scenico, in una vista potenziata che ispira tutti: attori, spettatori, scrittori.

Di questa magia ci rende artefici lo sguardo di Giulietta Stirati che ha scritto un’articolo sulla necessità del Teatro (ai tempi del Coronavirus) e su Argillateatri. (L’articolo è stato pubblicato su Mimì, l’inserto culturale del Quotidiano del Sud).

Dal 1° all 3 maggio “Herbarie. Le chiamavano streghe“, doveva essere rappresentato all’Orto Botanico di Napoli, nella cornice di “Planta Il giardino e non solo“, storica manifestazione per gli amanti del verde, delle piante e dei giardini.
L’emergenza ha impedito la realizzazione fisica di Planta, ma gli organizzatori hanno scelto di trasferirlo on line, dando a tutti i partecipanti la possibilità di mostrare le loro splendide piante o i loro laboratori, gli spettacoli, i concerti che avrebbero animato la manifestazione.

Le Herbarie, le erboriste medievali, come sapete, conoscono la cura per le epidemie, e ve la racconteranno da venerdì 1 maggio a domenica 3 maggio dalle 18, condividendo sul gruppo di Virtual Planta dei brevi video tratti dallo spettacolo.

Il teatro non può che essere vivo e dal vivo, come dice Eugenio Barba: “il futuro del teatro è l’incontro di due individui feriti, solitari, ribelli. L’abbraccio di un’energia attiva e un’energia ricettiva.“, ma la tecnologia ci aiuta a imparare nuovi linguaggi e, soprattutto, a mandare tracce, messaggi in codice, echi che permettono nuove connessioni tutte da immaginare.

Virtual Planta ci permette di mandare uno di questi messaggi.

Herbarie. Le chiamavano streghe – Scena della Mandragora
Herbarie. Le chiamavano streghe – Il Sogno di Mercuria
Herbarie. Le chiamavano streghe – La salvia e le erbe che curano
Herbarie. Le chiamavano streghe – Scena dei Dottori