Una giornata intensa si luce, di caldo, ma anche di vento. Il Quarto La Bufera si chiama così proprio perché, sulla cima di quella collina, il vento corteggia gli alberi dell’ultimo bosco della zona ininterrottamente.
Con forza gelida d’inverno, con carezze più o meno coinvolgenti l’estate.

È stata un’esperienza piena di luce, di cibo buono, di belle persone, di musica dolce, di parole e di spettacolo.

Il nostro ringraziamento va, con il cuore, a Elena Castellacci, splendida padrona di casa, a Roberto Peretti che ha cucinato e condotto i partecipanti in una seppur breve camminata (il caldo è stato più forte), a Paolo Portone che ha, come sempre, con la sua verve affabulatoria, incantato i presenti raccontando di streghe e inquisitori.
Alle nostre attrici Claudia Fontanari, Brunella Petrini e Elena Stabile, ad Andrea Memoli che ci ha aiutato a montare le scene e ha poi messo le musiche dello spettacolo, ad Antonia Masulli Matera che ha collaborato fin dall’inizio all’avventura di Herbarie, ad Awisha Carolina Gentile e alla sua voce straordinaria, a Oscar Bonelli e agli strumenti della natura che porta con sé, all’amico Pino Moroni che ci supporta e sostiene sempre.

E alle persone che sono intervenute, arrivando in una sorta di paradiso che ha inondato di luce lo spettacolo.

Abbiamo immaginato una sera ai bordi del Solstizio d’Estate, in uno spazio sacro.

Sacro perché la Terra è l’elemento benedetto che, assieme all’aria e all’acqua ci permette la vita.

Sacro perché su questo terreno, appena arato, seduti su piccole balle di paglia che, dopo, andranno a nutrire gli animali che lavorano per noi, svolgeremo un rito laico: quello dello spettacolo Herbarie: le chiamavano streghe.

Mentre il sole declina verso il mare che non è poi così lontano, senza luci artificiali, senza palcoscenico, senza mai avere il buio… insomma sempre come se fossimo lì, come allora, lì dove si raccoglievano le erbe per la cura dolce, che si è dimenticata e persa, per la cura che ascolta il corpo e protegge gli umili, vedremo entrare in scena Mercuria, Caterina e Lucia che ci racconteranno la loro storia.

Sarà il culmine della giornata I Tesori di Gaia che ci ha visti entrare nel bosco, assaggiare cibi naturali, ascoltare musica, poesia ed il racconto della Storia sul volo delle streghe nella notte di S. Giovanni.

Cosa fa del progetto Herbarie un luogo di scambio e unione fra natura e cultura?
Semplicemente il piacere e la capacità di unire alle buone pratiche ambientali o di evoluzione spirituale, la rappresentazione e la narrazione storica, fa della natura la scintilla che accende la conoscenza.

E questo avviene grazie allo spettacolo, che rappresenta il cuore del progetto, e ai racconti proposti dal Prof. Paolo Portone, capace di scomporre il materiale storico per costruire realtà inaspettate che permettono di incamminarci sulle molteplici strade seguite dal sapere delle donne, l’evolversi della cura, il rapporto con la medicina, la natura, l’ambiente, e la capacità di resistere alle oppressioni.

La mattina della solennità di San Giovanni Battista, innanzi che si levasse il sole io ero solita andare a raccogliere l’herba chiamata di San Giovanni, herba che fa una pianta grande con un bel fiore di color vinato, ha le foglie grandi più di un palmo“.
Così testimoniò Angioletta delle Rive, guaritrice pordenonese accusata di stregoneria diabolica nel 1650 e morta in carcere nel 1651.

Da qui partirà l’incontro, tenuto da Paolo Portone, che si terrà nel corso dell’evento I tesori di Gaia. Una giornata con Madre Terra. Erbe, fiori e frutti per il benessere, che proponiamo sabato 18 giugno nella splendida campagna de Il Quarto La Bufera, fra le varie iniziative che abbiamo immaginato.

A Roma era credenza diffusa, ancora sulla fine del XIX secolo, che la notte del 23 giugno le acque si tramutassero in sostanza preziose, gli animali favellassero, le piante elargissero al massimo grado le loro proprietà, ma soprattutto che fosse possibile vedere in cielo il passaggio delle streghe dirette a Benevento per celebrare la più celebre delle tregende stregonesche. Come si sia aggiunta questa tenebrosa credenza ai più solari e benefici riti solstiziali è ancora questione apertissima, quello che sappiamo e da cui partiremo nella nostra narrazione storica è che a Roma nel 1426 su istigazione di Bernardino da Siena finì sotto processo come strega una donna, probabilmente una herbaria, guaritrice e levatrice, di nome Finicella, condannata al rogo per avere “diabolicamente occiso de molte criature” e affatturato molte persone. Una donna che al pari delle migliaia che dopo di lei nei secoli a venire patiranno lo stesso martirio, confessò davanti ai suoi giudici, probabilmente dopo essere stata torturata che le piante che andava raccogliendo nel “dì santo Giovanni”, altro non erano che maleodoranti erbe del Diavolo.

Paolo Portone partirà da qui per raccontare l’invenzione della strega diabolica (cioè di una adepta del culto apostatico ed ereticale di Satana) e della caccia alle streghe che, più di tre secoli, fu il modo in cui le autorità religiose e civili dell’Europa occidentale realizzarono una nuova e più pervasiva forma di dominio della società, attraverso la repressione di residuali forme di autonomia (economica, culturale, religiosa, sessuale e terapeutica) e l’imposizione di un controllo sistematico del corpo e dell’anima.

Sarà una scoperta, una crescita, probabilmente qualcosa di nuovo. Una sorta di chiave magica capace di introdurre allo spettacolo.

Paolo Portone. Allievo di Rosario Villari, si è laureato in storia moderna con una tesi sulla caccia alle streghe nell’antica diocesi di Como. Socio  della Società Italiana di Storia delle Religioni (SiSr), nel 1998 ha fondato insieme a G. Lutzenkirchen il Centro di studi storico antropologici Alfonso M. Di Nola – Culti, culture e medicina popolare. Dal 2008 è direttore scientifico del Centro Insubrico di Ricerche Etnostoriche, con sede a Como. Saggista, collaboratore di programmi radiotelevisivi ha curato la realizzazione  della prima esposizione permanente  in Italia dedicata al tema della caccia alle streghe, il  Museo Etnostorico della Stregoneria di Triora (IM). Come cultore della materia ha partecipato a numerosi convegni, pubblicando i suoi studi su riviste scientifiche, dizionari ed enciclopedie. Le ricerche svolte in questi anni sono state indirizzate all’approfondimento di quella particolare forma di eterodossia religiosa, peculiare dell’Europa moderna, che si suole definire, con termine onnicomprensivo, “stregoneria diabolica”. Al centro delle sue indagini è l’universo culturale e simbolico delle vittime della caccia alle streghe, un mondo analizzato in una prospettiva etnostorica secondo la classica definizione data da Aurelio Rigoli, cioè attraverso un approccio metodologico che, utilizzando ogni possibile informazione (rilevata da materiale cartaceo, dalla tradizione orale, dalla gestualità, dai modelli di comportamento, dalla cultura materiale, iconica e così via) riesce a comporre una equilibrata fisionomia delle istituzioni che conformano le società/culture (ad esempio la religione, la forma matrimoniale, l’amministrazione della giustizia ecc ). Lo studio del fenomeno persecutorio, coerentemente con questo taglio , non è stato affrontato perciò solo attraverso l’analisi dei documenti storici, in questo caso la documentazione processuale e la trattatistica demonologica ed inquisitoriale, ma tenendo in considerazione le testimonianze provenienti dallo studio delle tradizioni popolari e dalla ricerca antropologica. www.paoloportone.it

Una giornata con Madre Terra in una delle più belle campagne del Lazio.
Ad Aprilia, in cima a una piccola collina, al limite del bosco, lungo campi di erbe selvatiche e frutteti appena nati, Il Quarto La Bufera ci aspetta, a pochi giorni dal solstizio d’estate, per condurci in un mondo fatto di saperi antichi e profondi come le erbe, i ritmi naturali, la medicina delle donne, il racconto simbolico e mitologico.

Questa giornata di scoperta, riposo, bellezza e pace che passeremo immersi nella natura nasce dal progetto legato al nostro spettacolo Herbarie: le chiamavano streghe (testo di Silvia Pietrovanni) sulla figura ancestrale delle dominae herbarum, le erboriste del popolo, donne di cura e di conoscenza e di come divennero “streghe” e perseguitate.

Uniremo, così, la scoperta della natura viva a quella della poesia, della storia e del teatro, in una narrazione che invita alla meraviglia della scoperta emozionale di erbe, suoni, odori, natura, forme di vita, immaginazioni… E, soprattutto, rispetto e curiosità per un racconto che riconosca (e ci faccia riconoscere) in quello che davvero è essenziale per far parte del mondo che ci è stato dato.

PROGRAMMA (in evoluzione)

10.30 – 12.00 Alla scoperta delle erbe che curano con Roberto Peretti (sentieri etnobotanici per il riconoscimento delle piante selvatiche, officinali, curative e delle loro storie)

13.00 Cibo e natura (assaggi di cibo preparato con erbe spontanee)

17.00 Musica d’erbe, di acqua e di natura (interventi musicali e ascolto di poesia)

18.15 La vigilia di S. Giovanni e il mito moderno delle streghe volanti. Incontro con Paolo Portone storico e saggista, responsabile scientifico del Museo della Stregoneria di Triora e letture di brani

19.00 Herbarie: le chiamavano streghe. Spettacolo teatrale con Claudia Fontanari, Brunella Petrini e Elena Stabile. Regia Ivan Vincenzo Cozzi

21.00 Brindisi finale di arrivederci

Il costo della giornata, comprensiva di tutti gli eventi, della degustazione e dello spettacolo è di € 70 a persona

È possibile partecipare anche soltanto allo spettacolo teatrale, parte integrante del progetto “I Tesori di Gaia” e all’incontro sulle erbe e la cura al costo di € 15

Il mese che Herbarie: le chiamavano streghe ha passato alla Biblioteca Vaccheria Nardi è stato colmo di stimoli e sorprese.

La mostra fotografica ha avuto i suoi visitatori affezionati e, man mano che le iniziative sono andate avanti, il progetto è cresciuto, ha ricevuto interesse, curiosità, fiducia e stima.

Infatti si sta, ogni giorno di più, trasformando in un presidio di resistenza narrativa dove trovare storie, azioni, saperi, nuovi indizi, buone pratiche, trasformazioni, erbe, suoni, odori, natura, forme di vita, immaginazioni, manualità, creazioni rispetto e curiosità per un racconto del mondo che riconosca e ci faccia riconoscere in quello che davvero è essenziale per avere cura e far parte del mondo che ci è stato dato.

Giovedì 7 aprile abbiamo inaugurato la mostra fotografica con l’autore, Claudio Drago con il sole che filtrava dalle finestre della grande sala espositiva. Subito dopo, le interpreti di Herbarie hanno rappresentato alcune scene tratte dello spettacolo.

Giovedì 14 aprile abbiamo incontrato Paolo Portone, docente, storico, saggista e responsabile scientifico del Museo della Stregoneria di Triora.
La conversazione, dal titolo La medicina folklorica nei processi dell’Inquisizione ci ha portato alla scoperta di come le erbe, materiale incontrastato della cura (anche nella composizione attuale di molte medicine) siano diventate, nel tempo, oggetti di reato e chi le usava abbia dovuto cedere il passo e la conoscenza ai medici ufficiali che, nel migliore dei casi, sperimentavano le loro teorie sui malati invece di curarli.

Le letture tratte dai processi e dagli erbari curativi sono state fatte da Andrea Memoli.

Giovedì 21 aprile è stata la volta del workshop di erbologia con i bambini dai 6 ai 10 anni (ai quali si sono aggiunti fratelli più piccoli, amici e altri bambini) in un pomeriggio coloratissimo in cui abbiamo costruito bacchette magiche piene di foglie nastri e campanellini a partire dai rami degli alberi ognuno dei quali portava in dono le sue proprietà. Poi siamo passati a fare i sali aromatizzati per condire (con rosmarino, salvia e timo) e quelli da bagno con i grani di lavanda e i petali di rosa.

Sabato 23 aprile, infine, sotto il grande leccio del giardino della Biblioteca si è tenuto il Laboratorio di erbe per la bellezza e per la salute dove gli intervenuti di età diverse, hanno scoperto alcune proprietà delle erbe e i segreti per trasformarle in benessere. Lo scrub allo zucchero, cannella e olio di iperico; il siero con il gel di aloe vera, l’olio da massaggio rilassante, sensuale o energizzante con gli oli essenziali.

La Biblioteca ci ha accolto e ha condiviso il nostro percorso. È stato un nuovo passo per ricostruire il più fiduciosamente possibile il senso di collettività e di relazione perso in questo tempo di paura e sospensione.
Abbiamo messo in comune ciò che si conosce, ciò che può provocare idee. Abbiamo lavorato sulla natura, sulla cura, sulle conoscenze delle donne che si tramandano anche a dispetto dell’evolversi del mondo e del mutare delle epoche.

Un primo passo di cui dobbiamo ringraziare tutti coloro che abbiamo incontrato.

È la poesia.

Quella della Resistenza di ieri e di oggi. Quella che ricorda la liberazione di ieri e cerca di incarnare la Pace di oggi e la costruzione di nuovi equilibri. Inventare e incarnare un futuro che non si basi sulle opposizioni, ma sulla collettività.
Noi abbiamo la possibilità di raccontare il passato e il presente, la Pace, la costruzione del futuro e non smetteremo mai di farlo.

Con le poete Ksenja Laginja, Valentina Ghelfi, Annamaria Giannini, Simonetta Ramacciani e Melania Rossi.
Con le letture di Ivan Cozzi, Andrea Memoli, Silvio Pennini e Brunella Petrini.
E l’accompagnamento musicale di Daniele Mutino.

Il reading di poesia sulla Resistenza di ieri e di oggi è ideato da Argillateatri e LSA 100Celle nell’ambito della manifestazione Ottava Zona Memoria Est che per tutto il mese di aprile ha continuato a proporre molteplici attività culturali legate alla resistenza nei luoghi storici che hanno visto le azioni e le lotte dei partigiani dell’Ottava Zona, territorio che vanta ben ben due medaglie d’oro al merito civile per la Resistenza.

Come dicevamo nel precedente post “Ora ricominciamo. Ricominciamo riproponendo il progetto sulla cura. Quello delle Herbarie. Cura della natura, cura dell’anima, cura della malattia. Cura che fa germogliare nuova sapienza.

Tornano le Herbarie perché è la cura il vero fulcro della vita che vivremo. La cura e la natura. Che poi, come dice sempre la nostra amica herbaria contemporanea Elena Castellacci (che ha ospitato lo scorso anno Poesie per la Pace ): “Madre Terra ci cura, Madre Terra ci nutre“.

Sarà di nuovo la mostra delle fotografie di scena di Claudio Drago, dal 7 al 23 aprile, ad aprire il sentiero. Questa volta alla Biblioteca Vaccheria Nardi nel quartiere Colli Aniene, non lontana dal Parco della Cervelletta, curata dalla storica dell’arte Penelope Filacchione.

Herbarie: le chiamavano streghe, lo spettacolo nato da un testo di Silvia Pietrovanni e portato in scena nel 2019, continua il suo viaggio. A novembre scorso abbiamo proposto questa stessa mostra alla Galleria ArtSharing Roma riuscendo a far rivivere i momenti salienti dello spettacolo, a farne ritrovare i colori terrosi, le foglie, i rami carichi e le atmosfere di un ambiente che, più andavamo perdendo i contatti emotivi, più sembrava necessario recuperare, perché culla dell’accoglienza e motore della collettività.

Ma la mostra di Herbarie non è solo un’esposizione di una straordinaria arte evocativa, ma è anche un progetto articolato sulle donne, sulla salute e sulla natura.

Alzeremo il sipario alle ore 17.00 del 7 aprile nello spazio espositivo della Biblioteca, un ambiente antico, legato al lavoro e alla trasformazione. Subito dopo, nella Sala Incontri della Biblioteca, le attrici protagoniste dello spettacolo Claudia Fontanari, Brunella Petrini ed Elena Stabile, rappresenteranno alcune scene, con le musiche originali del compositore Tito Rinesi.

Sabato 9 aprile alle ore 10.00 ci troveremo al Parco della Cervelletta, con la botanica Valentina Petrioli che condurrà gli intervenuti in una passeggiata per il riconoscimento delle erbe selvatiche e spontanee, delle quali racconteremo anche le proprietà benefiche.

Giovedì 14 aprile alle ore 17.00 incontreremo il Prof. Paolo Portone, docente di storia e responsabile scientifico del Museo della Stregoneria di Triora (Imperia), che con il suo intervento Diabolicae superstitiones. Documenti etnografici nei processi per stregoneria dell’Inquisizione romana (XVI-XVII secolo), supportato da letture teatralizzate, ci racconterà del periodo storico successivo a quello in cui sono vissute le nostre tre dominae herbarum e le verità storiche e politiche sulle streghe e sull’inquisizione.

Perché di streghe si può parlare in infiniti modi. L’Italia è popolata di luoghi che prendono nome da Sibille, diavoli, fate, streghe, trasmutazioni, piante di lunga vita, miracoli, fuochi, magie… ma anche scoprendo il perché delle eresie, dei testi come il Malleus Maleficarum, o delle lotte per il potere che si sviluppavano in Europa al tempo in cui il Rinascimento avrebbe dovuto privilegiare l’Uomo, le arti e l’espressione delle anime.

Giovedì 21 aprile alle ore 16.00 i bambini tra i 6 e i 10 anni potranno prenotare il Workshop di Erbologia dove scopriranno come preparare sali profumati e altre “stregonerie” con le sole cose che ci sono in casa e magari una passeggiata in campagna o al mercato.

La mostra si concluderà sabato 23 aprile. Alle ore 10.00 proponiamo il laboratorio di trasformazione delle erbe per la bellezza e per il benessere, questa volta dedicato agli adulti. Con pochi materiali ben selezionati possiamo realizzare in casa prodotti cosmetici sani. Ci proveremo con l’aloe, con l’iperico e con gli oli essenziali. Era quello che facevano le donne sapienti che poi furono chiamate streghe e che non hanno mai smesso di tramandare i segreti delle erbe da millenni. Il workshop è aperto a tutti, anche agli “stregoni” (o maghi, o sapienti!).

Eccoci di nuovo dopo un momento di riflessione sul futuro.

Quello che vediamo, l’orrore, l’insensatezza, il sentirsi foglie nella tempesta, il percepirci come persone che hanno perso la capacità di stringere relazioni, che si infiammano per l’una o l’altra fazione, che non sembrano più in grado di essere interlocutori sani di chi sceglie il destino, ci ha portato a fermarci un po’.

Volevamo che il prossimo progetto fosse accessibile a tutti, senza restrizioni rigide, fatto nel nome della libertà della cultura.
Perché, prima nella pandemia, ora nella guerra (che ci sembra tanto più terribile di tutte le altre solo perché è tanto più vicina), chi ha perso ogni forma di potenza, di contrattualità e di trasformazione è stata proprio la Cultura.

Un tempo strumento di lotta, portatrice di pensieri sani, sempre a fianco degli umani, la cultura oggi è abbandonata, vessata o, peggio, strumentalizzata per gettare fumo (o lustrini) negli occhi.

E invece la Cultura porta pace e bellezza. E, mentre infuriano le guerre, serve a dare un senso alla vita, ad allontanare la paura, il dolore e l’impotenza. A resuscitare la collettività perduta negli schieramenti insensati che danno la sensazione temporanea di controllo, ma che poi ci logorano dentro.

Un flash per ricordare che durante la Seconda Guerra mondiale, in una normale famiglia cittadina, si continuava a vivere: si andava al cinema e al teatro, si leggeva, si andavano a trovare gli amici, si andava al caffè a prendere un cioccolato autarchico, si organizzavano spettacoli in casa, chiamando i vicini, gli amici, i parenti a fare da pubblico. Mentre non smettevano gli allarmi, si scendeva nei rifugi e cadevano le bombe.

Perché così si poteva vedere il futuro, immaginare il cambiamento, valutare le necessità e i sogni.

Ci siamo fermati tre mesi per far sedimentare tutto questo. Abbiamo pensato che occorrono nuovi luoghi, capaci di creare nuovi linguaggi. Capaci di dialogare con la terra e l’acqua, gli alberi, i mari, l’ambiente tutto. Capaci di accogliere l’immaginario del futuro e riproporre quello che si è trascinato stancamente fra i reduci delle meraviglie del loro passato recente e l’incredulità dei nuovi arrivati alla vita.

Ora ricominciamo. Ricominciamo con gli spettacoli che più ci rappresentano e con le azioni libere e aperte che stimolano nuovi progetti e diverse attenzioni.

Ricominciamo riproponendo il progetto sulla cura. Quello delle Herbarie. Cura della natura, cura dell’anima, cura della malattia. Cura che fa germogliare nuova sapienza.

Restate con noi. Arriviamo!

Che emozione questo Presepe Vivente! La nostra, che ogni volta, troviamo nuovi spunti, nuovi occhi a guardarci, nuove richieste, nuovi modi di partecipare, di tenere in mano quelle candele, di restare sospesi nel momento in cui si scopre l’ingresso della Grotta, ma anche quella degli spettatori, di quelle richieste e di quegli occhi.

E non solo dei bambini.

Nel pomeriggio del 30 dicembre, verso le 15,30, un po’ di corsa perché le animazioni della mattina non ci avevano lasciato in tempo di ripercorrere con calma le strade della parata e di definire le piccole cose lasciate in sospeso, gli artisti di Un Presepe Vivente si sono posizionati in Largo delle Sette Chiese dove sulla musica di Ave Maria di Fabrizio De Andrè suonata dalla fisarmonica di Daniele Mutino, un angelo nero (sempre straordinario nella sua energia Keba Seck), nella sua danza stupita e dedicata, ha annunciato a Maria: “Sii felice, piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tra le donne.”

Maria (ci ha voluto onorare con la sua presenza e della sua interpretazione Marta Bifano che è stata davvero una Madonna rinascimentale) intanto declamava strofe del Magnificat nella Piazza assolata, con alle spalle la gigantesca Venere del murales di Carlos Atoche #amoreetcura. Donne. Splendore.

Guidata dalla cometa-bandiera, la parata ha poi proseguito su Via delle Sette Chiese con una tappa intermedia di letture e scambio con il pubblico e, ancora, in una marcia delicata, accompagnata dalla fisarmonica, dal suono acquatico del tamburo indiano di Kalipada Adhikary e dai cimbali, campanellini capaci di risvegliare le creature dormienti, suonati da Rakibul Hasan fino a raggiungere Piazza S. Eurosia dove in due punti diversi sono state rappresentate le scene del Mercato con i burattini che hanno ricordato o’ presepe di Natale in Casa Cupiello, le giocolerie, la musica, la sempreverde poesia di Gianni Rodari Il Mago di Natale, i venditori di erbe che insegnano a curarsi con la salvia e il rosmarino, erbe della longevità, gli imbonitori…) e la scena del Sogno dei Pastori.

Qui sono stati letti testi che invitano alla riflessione sull’emarginazione, sul razzismo, sulla guerra; qui sono poi entrati in scena tre “mostri” che indossavano maschere antropomorfe, mostri che hanno popolato gli incubi dei pastori, mostri che popolano ancora le nostre notti difficili, mentre i giochi di fuoco di Silvia Cozzi accompagnavano il risveglio dei pastori e l’avvicinarsi della Buona Novella.

La parata, guidata da Ivan Cozzi è continuata fino alla Chiesoletta e, mentre gli attori recitavano e donavano poesie, abbiamo distribuito agli spettatori le candele per raggiungere la grotta.

La gente era molta, il cielo andava verso la notte, le fiammelle delle candele brilalvano nel crepuscolo. Tutti silenziosi, mentre la fisarmonica suonava Bach e poi Tu scendi dalle Stelle siamo arrivati alla Chiesa di S. Filippo Neri davanti alla quale era stata allestita una struttura ricoperta da un sipario di carta di giornale.

La curiosità, di fronte al mistero, seppur piccolo, mette sempre in moto la passione, così, quando, sulle note della musica Resurrexi, un testo sacro greco bizantino messo in musica dal compositore Tito Rinesi è stato calato il sipario, gli occhi si sono spalancati e la parola “emozione” è corsa fra la gente.

All’interno della grotta, Maria avvolgeva nel suo velo azzurro un bambino grandicello, buono, fermo, felice di poter partecipare a quell’interpretazione.

In verità ci sarebbe dovuta essere la statuetta del Santo Bambino portata dal Parroco della Chiesa che, invece raffreddato, non ha potuto partecipare. Così si è offerto il figlio piccolo della Presidente della Commissione Cultura, Monica Rossi, e alla Grotta è stato tangibile il senso d’amore.

Alla fine sono arrivati i Re Magi, il cui viaggio avevamo rievocato durante l’intera parata e questo Presepe laico, che pure ha mantenuto intatta la struttura della sacra rappresentazione, si è concluso lasciando la parola ai rappresentanti del Municipio e alle persone che sono volute intervenire. E sono intervenuti in molti.

Alla fine abbiamo voluto ricordare il nostro amico fraterno Mauro Vizioli che ci ha lasciati poco tempo fa. Lui era stato uno dei protagonisti fondamentali del Presepe Vivente nelle scorse edizioni. E, a dirla sinceramente, lo abbiamo sentito partecipare con ni anche stavolta. Dovunque egli sia, in quel momento era lì. E per noi è stato davvero importante.

Un grazie di vero cuore a Mirella Arcidiacono, alias Fata Garbatella, che dal primo momento in cui ha saputo che ci sarebbe stato un Presepe Vivente per la prima volta a Garbatella, si è adoperata per parlarne, rilanciarlo sui social, chiamare gente. La maggior parte delle foto e dei video fatti sono opera sua e qualche giorno dopo ne ha parlato perfino alla Radio. Grazie davvero.

Alla parata hanno partecipato 15 artisti: Kalipada Adhikary (percussioni), Marta Bifano (Maria), Claudia Comina (danza), Ivan Cozzi (apertura parata, stella cometa), Silvia Cozzi burattini, fuoco), Rakibul Hasan (cimbali), Isabella Moroni (letture), Pino Moroni (poesie), Daniele Mutino (fisarmonica), Brunella Petrini (letture, venditori erbe), Silvio Pennini (narratore), Anya e Sarah Rinella (pattinatrici), Sofia Rizzo (canto), Keba Seck (angelo).

La scenografia della grotta è di Stefano Hos Giagnotti. I costumi di Marco Berrettoni Carrara. La regia di Ivan Vincenzo Cozzi.

Quattro concerti, quattro piazze, trentotto musicisti, tanta gente… Canto di Natale in Dodici, la manifestazione del Municipio XII è stata un bel momento di incontro.

Il territorio del Municipio XII non smette mai di sorprenderci. Se con Monteverde (Vecchio e Nuovo) avevamo già “stretto” nello scorso anno un rapporto di scambio solidale e curioso, non conoscevamo le periferie.

A Largo Ludovico Quaroni abbiamo incontrato un po’ della Pisana e al Parco di Via Giuseppe Vanni una fetta (seppure piccola) di Massimina.

Largo Quaroni è una quinta teatrale. Una piazza dove riunirsi, mangiare al bar di Azzurra o alla Pizzeria I Love Pizza; per i bambini giocare al parco giochi o correre liberi, per gli adulti chiacchierare o sfogliare il giornale dell’iperfornitissima Edicola Tempietto. Di fronte la campagna e sopra il cielo che, il 18 dicembre, giorno in cui abbiamo iniziato il progetto, era di un azzurro che apriva il cuore.

Qui hanno suonato I Musici della Storia Cantata che grazie al canto di Francesca Gamberini, alle percussioni, al charango e alla voce di Alessandro Taborri; grazie a Daniele Ercoli con il suo contrabbasso e la zampogna e a Daniele Mutino che oltre alla fisarmonica fisarmonica narra le storie, sanno sempre come rendere la musica un racconto collettivo. Durante il concerto anno alternato le canzoni natalizie a quelle romane; brani di folklore a storie di popoli e esseri umani.

Moltissimi anni fa Massimina era praticamente campagna. Fu 25 anni fa che, con uno spettacolo di teatro di strada inaugurammo il Parco (che probabilmente era lo stesso che domenica 19 dicembre ha accolto il gruppo Jingle Friends) sembrava di stare in una fattoria, era tutto verde. Oggi Massimina è sempre molto verde, ci sono più case, ma sembra sempre di essere lontani dalla città.

Andare a suonare lì, sotto la splendida e teatralissima struttura in legno a ponte, andarci con il flauto, la voce e il whistle di Katia Onofri flauto, il violino di Adriano Dragotta, la chitarra di Davide Vaccari e la fisrmonica di Désirée Infascelli che suonano le Christmas Carols irlandesi e con tutta l’energia di quella musica è stato ricostruire un po’ il patto con i cittadini della periferia.

Certo, abbiamo avuto molto poco tempo per poter diffondere la notizia che ci sarebbe stato un concerto. Abbiamo organizzato tutto l’evento in soli 8 giorni che sono davvero pochi per poter arrivare ovunque. E quindi la partecipazione a Massimina è stata quella meno intensa di tutti i concerti, ma è stata una sfida vinta.

I Musici della Storia Cantata hanno replicato a Parco Ravizza, dove si sono radunate moltissime persone, fra panchine, tavoli del bar e passaggi estemporanei. I bambini hanno lasciato l’area giochi per venire ad ascoltare e ballare, gli anziani ci hanno regalato i loro ricordi. “Quando ero giovane io – dice la Signora Anna Maria – abitavo a Piazza del Fico, in centro. Mi ricordo che passavano i musicisti col carretto e c’era una cantante e la fisarmonica…”.

Sì, i musicisti passavano, anche dopo l’infanzia della Signora Anna Maria, e passavano anche i pazzarielli con l’imbonitore e Pulcinella e quello che faceva le capriole e dai terrazzini si tiravano giù le monete o si calava il cestino con qualcosa da mangiare.

L’ultimo concerto è stato quello di RusticaXBand una banda di circa trenta fra ragazzini anche molto piccoli e giovani e qualche incrollabile maestro.
Guidata da Pasquale Innarella, grande jazzista, la banda è il risultato di un’operazione di coinvolgimento dei giovani di una periferia decisamente a rischio come La Rustica. Questi ragazzini hanno barattato le ore passate in strada con ore passate a suonare, molti, crescendo, hanno trovato anche un lavoro nella musica. Tutti gli altri hanno scoperto che si può vivere in molte maniere. Quella con le note è una delle migliori.

Qualcuno ha lasciato per la prima volta il proprio quartiere per trovarsi a Monteverde (“ma che Monte è?” ha chiesto una ragazza dai capelli rosa). Qualcuno è arrivato coi mezzi pubblici: una traversata in diagonale della città degna di un film di Fellini. Tutti hanno suonato il loro jazz e il loro Natale e gli spettatori si sono anche commossi.

Una cosa che ci ha reso davvero contenti è stata la presenza del Presidente del Municipio Elio Tomassetti, dell’Assessora Gioia Farnocchia e di molti altri consiglieri e membri della Commissione Cultura e altri ancora.

Questo è il modo migliore per fare della cultura. Qualcosa che non si limita a offrire un prodotto, ma a vederlo nascere, crescere e svilupparsi. E a scoprirne effetti e risultati.

In queste feste, mentre si tenta di tornare a tirar la testa fuori dall’oscurità, mentre le luci si fanno più intense nel decorare le strade e le piazze, mentre si attende il passaggio ad una vita che tutti vorremmo più colorata e profonda, Argillateatri torna con la favola infinita della nascita del Sole Invitto, del Salvatore, di Gesù (e di tutte le divinità della luce che in lui convergono e si animano).

Questa volta saremo alla Garbatella. Un quartiere amato e vitale. Ci saremo grazie al supporto del Municipio Roma VIII e all’adesione di nuovi interpreti e di amici di sempre.

Cominceremo la mattina alle 11,00 con delle animazioni di strada. Tre trampoliere si incontreranno con chi camminerà per Via Caffaro e Circonvallazione Ostiense (da Ponete S. Spizzichino a S. Galla) con bolle di sapone. A Piazza S. Eurosia, Piazza Bartolomeo Romano e Piazza Eugenio Biffi, invece ci sarà della musica.

La fisarmonica magica di Daniele Mutino, la musica indiana di Kalipada Adhikary e Rakibul Hasan, il ritmo caleidoscopico della musica etnica, balcanica, indie folk, e non solo del famoso duo Traindeville.

Cercateli, vi faranno sognare almeno un po’.

Nel pomeriggio, alle 15,30 una parata di personaggi arrivati di lontano s’avvicinerà a Largo delle Sette Chiese. Il loro omaggio ai migranti e a tutti noi che abbiamo passato questi due anni di respiro sospeso, si scioglierà nella musica e nella rievocazione dell’Annunciazione portata da un Arcangelo Gabriele venuto da altrove.

Da qui partirà il viaggio che vuole riprendere quello fatto dai Re Magi per raggiungere la Grotta di Betlemme.
Guidati da una stella cometa i partecipanti si troveranno coinvolti nella vitalità di una piazze del mercato fra giocolieri, burattini, imbonitori, venditori di erbe e rimedi e nuove storie.

La parata arriverà poi nel luogo in cui i Pastori, stanchi del loro viaggio, s’addormenteranno sognando i diavoli dell’inferno… ma al risveglio: “non temete…” arriva la buona novella e si va tutti all’ingresso della grotta dove alla luce delle candele si svelerà la mangiatoia ed il Santo Bambino.

Il nostro è soprattutto un “presepe laico”, dove ogni simbologia può adattarsi alla sacralità della vita collettiva, ma che non può fare a meno della ritualità. Perché il rito serve alla comunità, il rito segna le soglie, i passaggi.

E di questo ce ne stiamo accorgendo proprio ora che ci avviciniamo ad una nuova soglia. Quella che ci porterà verso la luce.

Interpreti: Marta Bifano, Keba Seck, Alessio Rizzitello, Ivan Cozzi, Claudia Comina, Silvio Pennini, Brunella Petrini, Isabella Moroni, Silvia Cozzi, Daniele Mutino, Kalipada Adhikary, Rakibul Hasan, Anya e Sarah Rinella (pattini a rotelle).

Regia: Ivan Vincenzo Cozzi
Scenografie: Stefano Hos Giagnotti Costumi: Marco Berrettoni Carrara
Tecnico: Nino Mallia

Progetto realizzato con il finanziamento di Roma Capitale – Municipio Roma VIII

Con grande gioia e onore, sabato 18 dicembre accompagneremo una delle “passeggiate del sabato” ideate dal Prof. Michele Bononi e da altri professori dell’Istituto Comprensivo “Piazza Forlanini”.

Sabato sarà la volta della passeggiata dal titolo “Monteverde e il cinema”.

Con i ragazzi cammineremo raggiungendo i luoghi dei set più conosciuti e significativi del quartiere, dove il critico cinematografico Pino Moroni racconterà di alcuni film, spiegherà come sono state girate alcune scene e leggeremo dei brani dalle sceneggiature o dai romanzi da cui sono stati tratti i film per stimolare la curiosità e lasciare che l’immaginazione dei ragazzi lavori e produca nuovi sogni…

Ci troveremo a Piazza di Donna Olimpia dopo che i ragazzi avranno fatto un tour alla scoperta di cosa sono diventati quelli che un tempo erano i cinema del quartiere: Usato porta portese-teatro Castalia ex cinema Felix;
sala giochi a Via di Monteverde, ex cinema Ariel; Farmacia Mazzini a Piazza S: Giovannni di Dio, ex cinema Terrazze.

Nel cortile del complesso IACP di Via Ozanam parleremo del film con Monica Vitti, Teresa la ladra, tratto da un romanzo di Dacia Maraini; andremo poi nel giardino di Via Donna Olimpia 30/32 dove sono stati girati tutti i film di Fantozzi, ma anche La finestra di fronte di Ferzan Özpetek e dove rimane sempre viva l’aiuola della Roma vincitrice dello scudetto.
Attraversando la strada raggiungeremo il Liceo Morgagni, indimenticabile set della serie degli anni ’80 I ragazzi della terza C.
Cammineremo poi verso Monteverde Vecchio dove a Via Cavalcanti 37 potremo vedere il villino dove è stato girato Magnifica presenza (sempre di Ferzan Özpetek), una location evocativa rispetto alla storia del film e dove, se ci sarà possibile, scambieremo due chiacchiere con il proprietario del bar di fronte, che ha seguito e in parte accolto tutte le riprese.
Concluderemo la passeggiata a Via Ugo Bassi. A partire dal Villino Cirino fino alla scalinata che conduce fino a Viale Trastevere, tutta la via è stata set di film differenti. Vedere i luoghi con i propri occhi darà ai ragazzi modo di scoprire come con una sola location (e con le dovute tecniche di ripresa), possono essere girati molteplici film.

Noi ringraziamo l’opportunità che abbiamo avuto lo scorso anno di lavorare alle passeggiate sui set. Un’opportunità e un progetto che oggi ci conduce a questo incontro con una scuola del territorio.

Perché raccontare ai più giovani significa inventare il futuro. Inventarlo migliore.