Grande successo del laboratorio per l’Acqua di S. Giovanni.

Il progetto, bellissimo, di recuperare la romanissima tradizione della Festa di S. Giovanni a Porta Asinaria si è tramutato in un grande successo.
Festival della Canzone Romana, narrazioni sul quartiere e la festa, laboratori per ragazzi, un concerto, giochi di fuoco e un laboratorio per fare l’Acqua di S. Giovanni che ha avuto vari impedimenti, ma che poi è stato frequentatissimo.

Con i partecipanti saremmo dovuti andare a raccogliere le erbe e i fiori al Parco della Caffarella. Ma in quei giorni di giugno, la siccità aveva già fatto strage di fiori e, rimaneva qualche verbasco, malva appena nata, ciuffi di convolvoli, corolle quasi secche di sambuco, qualche fiore di cocomero nei pressi del Casale della Vaccareccia…

Così abbiamo deciso che i partecipanti portassero fiori incontrati sui loro terrazzi, nei giardini condominiali o dovunque potessero coglierli senza comprarli.
Sono arrivati gelsomini notturni, hibiscus viola, qualche rametto di iperico ancora sopravvissuto, malva, capperi, verbasco, fiori gialli di diverso tipo, un ramo di glicine incurante della stagione e altri fiori quotidiani, alcuni molto lontani dalle erbe magiche della notte di S. Giovanni, ma profumati e coloratissimi.

Le persone intervenute hanno composto la loro acqua a seconda dei fiori preferiti, il tutto parlando della festa, delle erbe, delle magie verdi. Poi l’hanno messa nei barattoli che avevano portato da casa e lasciata al cielo notturno fino all’indomani.

La mattina ci si doveva lavare il viso. L’acqua era fresca, profumata, sembrava quasi terapeutica. Un’esperienza piacevolissima.

Il termine persona proviene del latino persōna, e questo probabilmente dall’etrusco phersu (‘maschera dell’attore’, ‘personaggio’), il quale procede dal greco πρóσωπον [prósôpon].

L’uso della maschera ha origini preistoriche e veniva usata dall’individuo per uscir fuori dalla sua condizione umana per entrare in contatto con le forze soprannaturali.

Nel teatro antico greco era considerata uno strumento di culto che aveva come elementi essenziali il travestimento e la maschera, per permettere al dio di prendere vita nel corpo dei suoi seguaci e, solo secondariamente, un aspetto scenico.

I fedeli di Dionisio, infatti, si camuffavano in modo primitivo coprendosi il capo con foglie, sporcandosi il viso con il mosto, fuliggine e terra.

La parola maschera deriva dall’arabo MASKHARAH che ha il significato di “buffonata, beffa”. Non a caso la Commedia dell’arte sfrutterà la maschera per aumentare la comicità degli attori in concomitanza con il dialetto, con il timbro caratteristico della voce e con quella della mimica.

Chiunque indossi una maschera supera un limite e chiunque adotti la personalità della maschera si inoltra in un territorio sconosciuto, infatti, portare una maschera rappresenta per I ‘attore una grossa sfida, e lo pone in un radicale confronto con il proprio corpo, le proprie ambizioni e le proprie idee, insomma con il proprio ego.

Come si modifica il lavoro di un attore se porta una maschera? Come si trasforma una maschera grazie al lavoro dell’attore? Come recita una maschera?

Lo scopriremo in questo laboratorio.

Il laboratorio è caratterizzato da due parti distinte e complementari: l’insegnamento delle tecniche della costruzione delle maschere e, dunque, lo sviluppo delle capacità manuali e della creatività e teatro di movimento (e delle relative figure e strumenti che lo caratterizzano) e le tecniche fondamentali per l’utilizzo delle maschere realizzate.

Il laboratorio è finalizzato alla messa in scena di un testo della tradizione classica che verrà scelto insieme ai partecipanti e che avrà come caratteristiche personaggi straordinari ed ambientazioni in bilico fra il quotidiano ed il fantastico.

Condotto da attori e mascherai professionisti, il laboratorio si articola in fasi distinte:

1° Fase: tecnica della costruzione della maschera: caratterizzazione ed espressività della maschera, progettazione della maschera, scelta dei lavori ed esposizione della tecnica di realizzazione. Il disegno su carta: il personaggio scelto e la sua colorazione. La creta: lavorazione e manipolazione della creta per ottenere il modello della maschera. Il gesso: dal calco in creta si ricava quello in gesso. La carta: lavorazione sul modello in creta con la carta. Finitura del modello in carta e sua colorazione. Completamento: eventuali decorazioni di stoffa, nastri, perline, carta crespa, etc.

2° Fase: illustrazione delle tecniche di utilizzazione dei lavori finiti in chiave teatrale: relazione corpo – spazio: equilibrio, postura, ritmo, movimento; relazione maschera – corpo – spazio: il corpo nuovo che respira, pensa, agisce; brevi cenni teorico-pratici sulla commedia dell’arte: le origini, le tecniche di improvvisazione, le maschere, i caratteri, la pantomima; improvvisazioni: emozioni, sentimenti, relazione con l’altro; azioni sceniche, drammatizzazione.

COSA IMPARERAI:
– Come acquisire la padronanza del corpo
– Come sviluppare l’abilità nell’uso delle tecniche manuali
– Come mantenere il contatto con tradizioni sociali, artistiche e letterarie delle diverse culture
– Come imparare un linguaggio teatrale specifico
– Come raccontare nuove storie partendo dalla tradizione e guardare al futuro

Il corso  è dedicato a tutti coloro che vogliono conoscere ed approfondire il teatro utilizzando la dinamica del gesto e della parola, il flusso energetico del corpo; la concentrazione, il silenzio, il coordinamento, il respiro, il ritmo, il canto, l’immaginazione vocale e la voce (per sostenere la frase, il movimento interno del testo e creare sintonia tra pensiero ed emozione).

Studieremo i diversi metodi del lavoro dell’attore e l’elaborazione del personaggio, la lettura, la drammatizzazione, l’analisi e l’interpretazione del testo teatrale, l’uso dell’accessorio, del costume, della maschera, etc.

Raggiungeremo, attraverso la preparazione del corpo, una gestualità ed una presenza che – partendo dalle immagini e dalle intenzioni – riesca a produrre un personale linguaggio teatrale.

Corso base di conoscenza delle tecniche   teatrali   finalizzato al recupero e alla riscoperta dell’originalità creativa.

Il laboratorio si rivolge ad adulti e non che vogliano avvicinare il teatro come esperienza per espandere le proprie capacità espressive e la propria comunicazione. Utile soprattutto per coloro che devono usare la parola come veicolo di comunicazione verbale.

Il laboratorio si pone come un itinerario di lavoro basato sul raccontare: il raccontare inteso come scambio di esperienze ed è finalizzato all’acquisizione dei mezzi tecnici e principi necessari alla rappresentazione attoriale.

Una sezione di lavoro sarà dedicata alle tecniche di rilassamento

Il laboratorio si compone di diverse fasi che verranno proposte a seconda delle necessità:

Rilassamento con le campane tibetane
Le  campane o ciotole tibetane sono un antico metodo usato dai monaci per ripristinare un corretto flusso energetico e  riportare il benessere.

Le vibrazioni generate dalle ciotole fanno “risuonare” le cellule del corpo, portando “armonia” dove vi sia “disarmonia” e gli eventuali blocchi energetici nel corpo vengono “sciolti” dal suono delle campane. In pratica viene fatto un massaggio sui meridiani energetici per ripristinare l’equilibrio psico-fisico.

Tecniche di rilassamento
Molto importanti per potersi predisporre a qualsiasi fase creativa, le tecniche di rilassamento sono basate sulla contrazione e decontrazione muscolare. Si acquisisce così  una coscienza interiore dei propri  movimenti  e si sviluppa una percezione del rilassamento che viene ascoltata dall’interno.

Esercizi di scioglimento fisico
Si inizia dal viso esplorando  le capacità espressive del viso e tutte le possibilità che una motilità fisica può esprimere. Conseguentemente si apprende come modificare l’espressione. Segue il lavoro sulla testa, sul collo, spalle, braccia, torace, bacino, gambe e piedi.

Tutti i movimenti sono espressi nella massima potenzialità: si scopre, così, come i movimenti che usiamo sono sempre gli stessi e si impara ad ampliare la varietà dei movimenti in modo da migliorare la comunicazione.

Esercizi sensoriali
Esplorare  un oggetto (ad esempio: tre differenti tipi di stoffe) e analizzarlo  con i cinque sensi in ogni minima parte per alcuni minuti con il corpo rilassato. In questo modo tutti i nostri sensi vengono messi in gioco e l’esplorazione permette di approfondire la conoscenza dei diversi oggetti. Quando l’oggetto è totalmente conosciuto lo si abbandona e si ricreano le sensazioni avute, ma senza l’oggetto per sollecitare una memoria sensoriale emotiva  che risiede sopita nel corpo.

Per un teatro di liberazione

L’attore costruisce i propri mattoni mettendo assieme il suo lavoro, la tradizione (che rappresenta l’origine comune) e la sua stessa presenza fisica e mentale. Ma, per organizzare questi tre elementi e renderli dinamici, l’attore ha bisogno di apprendere alcune tecniche. L’allenamento cambia gli scopi ed i bisogni ed il corpo. Allenarsi significa uscire fuori dai principi teorici che limitano la libertà e costringono a lavorare in un’unica direzione. L’esercizio permette di essere presenti fisicamente e mentalmente: con l’esercizio l’attore realizza la sua presenza, si rende capace di destare le energie dello spettatore e, finalmente può rappresentare.” (Eugenio Barba)

Mediante un metodo di training dinamico che racchiude in sé gli elementi delle tecniche del “terzo teatro” (Grotowski, Odin Teatret) e del teatro politico (Living Theatre), della biomeccanica di Mejer’hold, del metodo (Actor’s Studio), del teatro orientale e del tai chi chuan, Ivan Vincenzo Cozzi, propone un lavoro modulare, volto ad attivare la creatività e a mettere in luce la sensibilità individuale degli allievi.

Il fine è quello di sviluppare la capacità di individuare la propria (personale) metodologia del processo creativo, nonché di fornire gli strumenti per una visone da molteplici prospettive

Il progetto si divide in tre fasi distinte e collegate fra loro in modo da approcciare tre diverse condizioni del lavoro creativo dell’attore

  • Pre espressività teatrale (lavoro fisico, lavoro con l’oggetto, etc.) finalizzato alla realizzazione di spettacoli di strada.
  • Interpretazione e recitazione finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo.
  • Ricerca e drammaturgia sul tema del sogno e sull’identità finalizzato alla realizzazione di uno spettacolo tratto dal romanzo Il Marinaio di Fernando Pessoa

Nel corso dei tre anni verranno fornite le basi del lavoro dell’attore, che porteranno alla formazione di attori professionisti ed alla realizzazione di alcuni spettacoli di teatro sia in strada, sia su palco.

Il lavoro sarà integrato dall’acquisizione di altre tecniche grazie all’ incontro con i maestri di altre arti e discipline che verranno proposte nel corso dell’anno

Le necessità di un attore sono:

  • allenamento fisico costante e finalizzato a consentire all’attore di riconoscere ed utilizzare la ricchezza espressiva del corpo e della voce, che sono gli strumenti essenziali per il lavoro teatrale (training fisico, vocale, lavoro con gli oggetti, improvvisazione etc.) . L’attore deve, infatti tendere a raggiungere la massima intensità espressiva che gli permetta di vivere l’ atto teatrale nella sua organicità, ponendolo nella condizione di creare il suo spazio attraverso la propria presenza.
    approccio, conoscenza ed approfondimento del linguaggio teatrale e dei suoi principi comuni alle diverse discipline, tradizioni e culture (teatro classico, occidentale, orientale, mimo, danza, circo, etc.), attraverso lo studio dei diversi metodi ed esercizi fondamentali del lavoro dell’attore (elaborazione del personaggio). La creatività va esercitata, affinata, accudita ed alimentata; gli esercizi hanno lo scopo di preparare all’ improvvisazione individuale e collettiva ed alla creazione di scene teatrali.

Il corso di formazione si compone di quattro fasi fondamentali:

  • training fisico: preparazione del corpo; lavoro nello spazio (modellare l’energia nello spazio e nelle direzioni); acrobatica (verticali, capriole, ruote, etc.)comunicazione attraverso il gesto (osservazione ed imitazione); l’improvvisazione gestuale; il valore teatrale del gesto; lavoro con l’oggetto (l’accessorio, il costume, la maschera, i trampoli, etc). Il fine: la liberazione del gesto e del movimento della voce e di se stessi.
  • training vocale: i risuonatori; l’emissione della voce in sincronia con il movimento; l’immaginazione vocale; il canto (respirazione, pronuncia ed articolazione), la musica, il ritmo la parola. Dizione, articolazione e impostazione della voce.
  • ricerca, studio e drammatizzazione di un’opera teatrale: ricerca sul testo originale e su altri testi. Approfondimento del linguaggio teatrale nelle sue differenti forme e discipline. Analisi del testo decodificare azioni, movimenti, intenzioni, significati, accadimenti, ritmi. Studio dei personaggi; tecniche di immaginazione, identificazione improvvisazione. La composizione dello spettacolo.
  • allestimento e rappresentazione di uno spettacolo: in quest’ultima fase saranno organizzati gruppi di lavoro con compiti specifici (attori, scenografi, costumisti, tecnici, etc).

Parola chiave: Fiducia

Azioni guida: Scegliere il lavoro – Abbandonarsi al lavoro – Accettare di essere guidati

Pensiero guida: Non esiste “l’errore” – Esiste la responsabilità delle scelte e la capacità di condividerle

Finalità primarie: recupero della memoria fisica e dell’immaginazione di ognuno e del gruppo – scoperta e acquisizione degli strumenti necessari al lavoro dell’attore, alla costruzione del personaggio alla strutturazione della propria presenza scenica

Risultato: un attore capace di realizzare una creazione collettiva.