Scandriglia, cittadina arroccata sul panorama di olivi e monti azzurrini della Sabina ha da poco un nuovo Teatro ricavato da una chiesa.
Un palco che sa di legno, una platea nuovissima, un pubblico curioso e numeroso.
Siamo stati qui. E sono stati applausi a scena aperta.
Che gioia fare teatro dove la meraviglia è ancora viva!

Una giornata intensa si luce, di caldo, ma anche di vento. Il Quarto La Bufera si chiama così proprio perché, sulla cima di quella collina, il vento corteggia gli alberi dell’ultimo bosco della zona ininterrottamente.
Con forza gelida d’inverno, con carezze più o meno coinvolgenti l’estate.

È stata un’esperienza piena di luce, di cibo buono, di belle persone, di musica dolce, di parole e di spettacolo.

Il nostro ringraziamento va, con il cuore, a Elena Castellacci, splendida padrona di casa, a Roberto Peretti che ha cucinato e condotto i partecipanti in una seppur breve camminata (il caldo è stato più forte), a Paolo Portone che ha, come sempre, con la sua verve affabulatoria, incantato i presenti raccontando di streghe e inquisitori.
Alle nostre attrici Claudia Fontanari, Brunella Petrini e Elena Stabile, ad Andrea Memoli che ci ha aiutato a montare le scene e ha poi messo le musiche dello spettacolo, ad Antonia Masulli Matera che ha collaborato fin dall’inizio all’avventura di Herbarie, ad Awisha Carolina Gentile e alla sua voce straordinaria, a Oscar Bonelli e agli strumenti della natura che porta con sé, all’amico Pino Moroni che ci supporta e sostiene sempre.

E alle persone che sono intervenute, arrivando in una sorta di paradiso che ha inondato di luce lo spettacolo.

Abbiamo immaginato una sera ai bordi del Solstizio d’Estate, in uno spazio sacro.

Sacro perché la Terra è l’elemento benedetto che, assieme all’aria e all’acqua ci permette la vita.

Sacro perché su questo terreno, appena arato, seduti su piccole balle di paglia che, dopo, andranno a nutrire gli animali che lavorano per noi, svolgeremo un rito laico: quello dello spettacolo Herbarie: le chiamavano streghe.

Mentre il sole declina verso il mare che non è poi così lontano, senza luci artificiali, senza palcoscenico, senza mai avere il buio… insomma sempre come se fossimo lì, come allora, lì dove si raccoglievano le erbe per la cura dolce, che si è dimenticata e persa, per la cura che ascolta il corpo e protegge gli umili, vedremo entrare in scena Mercuria, Caterina e Lucia che ci racconteranno la loro storia.

Sarà il culmine della giornata I Tesori di Gaia che ci ha visti entrare nel bosco, assaggiare cibi naturali, ascoltare musica, poesia ed il racconto della Storia sul volo delle streghe nella notte di S. Giovanni.

Come dicevamo nel precedente post “Ora ricominciamo. Ricominciamo riproponendo il progetto sulla cura. Quello delle Herbarie. Cura della natura, cura dell’anima, cura della malattia. Cura che fa germogliare nuova sapienza.

Tornano le Herbarie perché è la cura il vero fulcro della vita che vivremo. La cura e la natura. Che poi, come dice sempre la nostra amica herbaria contemporanea Elena Castellacci (che ha ospitato lo scorso anno Poesie per la Pace ): “Madre Terra ci cura, Madre Terra ci nutre“.

Sarà di nuovo la mostra delle fotografie di scena di Claudio Drago, dal 7 al 23 aprile, ad aprire il sentiero. Questa volta alla Biblioteca Vaccheria Nardi nel quartiere Colli Aniene, non lontana dal Parco della Cervelletta, curata dalla storica dell’arte Penelope Filacchione.

Herbarie: le chiamavano streghe, lo spettacolo nato da un testo di Silvia Pietrovanni e portato in scena nel 2019, continua il suo viaggio. A novembre scorso abbiamo proposto questa stessa mostra alla Galleria ArtSharing Roma riuscendo a far rivivere i momenti salienti dello spettacolo, a farne ritrovare i colori terrosi, le foglie, i rami carichi e le atmosfere di un ambiente che, più andavamo perdendo i contatti emotivi, più sembrava necessario recuperare, perché culla dell’accoglienza e motore della collettività.

Ma la mostra di Herbarie non è solo un’esposizione di una straordinaria arte evocativa, ma è anche un progetto articolato sulle donne, sulla salute e sulla natura.

Alzeremo il sipario alle ore 17.00 del 7 aprile nello spazio espositivo della Biblioteca, un ambiente antico, legato al lavoro e alla trasformazione. Subito dopo, nella Sala Incontri della Biblioteca, le attrici protagoniste dello spettacolo Claudia Fontanari, Brunella Petrini ed Elena Stabile, rappresenteranno alcune scene, con le musiche originali del compositore Tito Rinesi.

Sabato 9 aprile alle ore 10.00 ci troveremo al Parco della Cervelletta, con la botanica Valentina Petrioli che condurrà gli intervenuti in una passeggiata per il riconoscimento delle erbe selvatiche e spontanee, delle quali racconteremo anche le proprietà benefiche.

Giovedì 14 aprile alle ore 17.00 incontreremo il Prof. Paolo Portone, docente di storia e responsabile scientifico del Museo della Stregoneria di Triora (Imperia), che con il suo intervento Diabolicae superstitiones. Documenti etnografici nei processi per stregoneria dell’Inquisizione romana (XVI-XVII secolo), supportato da letture teatralizzate, ci racconterà del periodo storico successivo a quello in cui sono vissute le nostre tre dominae herbarum e le verità storiche e politiche sulle streghe e sull’inquisizione.

Perché di streghe si può parlare in infiniti modi. L’Italia è popolata di luoghi che prendono nome da Sibille, diavoli, fate, streghe, trasmutazioni, piante di lunga vita, miracoli, fuochi, magie… ma anche scoprendo il perché delle eresie, dei testi come il Malleus Maleficarum, o delle lotte per il potere che si sviluppavano in Europa al tempo in cui il Rinascimento avrebbe dovuto privilegiare l’Uomo, le arti e l’espressione delle anime.

Giovedì 21 aprile alle ore 16.00 i bambini tra i 6 e i 10 anni potranno prenotare il Workshop di Erbologia dove scopriranno come preparare sali profumati e altre “stregonerie” con le sole cose che ci sono in casa e magari una passeggiata in campagna o al mercato.

La mostra si concluderà sabato 23 aprile. Alle ore 10.00 proponiamo il laboratorio di trasformazione delle erbe per la bellezza e per il benessere, questa volta dedicato agli adulti. Con pochi materiali ben selezionati possiamo realizzare in casa prodotti cosmetici sani. Ci proveremo con l’aloe, con l’iperico e con gli oli essenziali. Era quello che facevano le donne sapienti che poi furono chiamate streghe e che non hanno mai smesso di tramandare i segreti delle erbe da millenni. Il workshop è aperto a tutti, anche agli “stregoni” (o maghi, o sapienti!).

Brevi scene tratte dallo spettacolo e lo straordinario intervento del Prof. Paolo Portone che racconta delle streghe e della loro storia con la passione e la competenza di chi non ha mai smesso di conoscere e far conoscere la loro realtà.

Le fotografie di Claudio Drago alla Galleria ArtSharing Roma

Dal 13 al 28 novembre 2021 alla Galleria ArtSharing Roma sono tornate le Herbarie nelle loro molteplici forme.
La mostra delle fotografie di scena dello spettacolo Herbarie: le chiamavano streghe (testo originale di Silvia Pietrovanni), opera del fotografo siciliano Claudio Drago che con il teatro e il cinema ha instaurato un rapporto strettissimo di indagine e sperimentazione, è lo spunto per tornare a parlare di quello che erano le Herbarie, di quello che non hanno mai smesso di essere. Nella leggenda, nella mitologia e, soprattutto nella storia: cura, natura e magia.

Parlare di cura, di empatia, di natura, di donne e di streghe non è altro che una metafora dell’attualità.
Una metafora che non è poi così facile da raccontare e da far ascoltare nel mondo in cui viviamo. Dove cura è diventato sinonimo di medicalizzazione; natura si confonde con ambiente (un elemento sul quale intervenire non con attenzione, umiltà e rispetto, ma con forze contrapposte, tecnologie invasive e interessi economici evidenti); donne (escludendo tutti i gruppi e le associazioni che si incontrano quotidianamente con le realtà) è ormai quasi soltanto una riserva di caccia politica, una categoria di investimento o di mancanza di investimento, un tema da far svolgere ad aspiranti giornalisti, ragazzi delle scuole.
E le streghe sono, ancora una volta, tutti i diversi; tutti coloro che riescono a pensare individualmente. Sono i nemici da respingere, ridicolizzare, tenere lontani delle comunità.

E allora, perché non ricominciare a parlarne. A gettar semi, a far incontrare le esistenze stremate dalla paura, dalla confusione, dall’obbligo di competere e guadagnarsi un posto e raccontare loro realtà (perché realtà sono) che hanno dimenticato o che non hanno mai conosciuto?

Le Herbarie fotografate da Claudio Drago ci portano in quel medioevo in cui il potere iniziava lentamente ad accanirsi contro le curatrici. Dove la medicina, sperimentata nelle accademie, non riusciva più ad affiancarsi alla tradizione, a scambiarsi idee, pratiche e nozioni, ma entrava in competizione, voleva apporre il suo sigillo sulle esistenze degli umani.

E per ogni Paracelso che nella prima metà del 1500 bruciava i libri di medicina affermando che il suo sapere (era naturalista, medico e filosofo) discendeva solo da ciò che aveva appreso dalle donne, gli altri bruciavano le donne affinché non insinuassero il dubbio che i libri di medicina potevano essere inutili.

Tutte cose attuali, in questo 2021 che si trascina dietro i significati palesi e nascosti di un’epidemia.

E nel corso della mostra abbiamo provato a gettarli questi semi.
Con il vernissage dove abbiamo ridato vita ad alcune scene dello spettacolo.
Con il laboratorio di trasformazione delle piante in prodotti di cura e di bellezza dove dagli olii, dai sali e dalle foglie di alcune piante, abbiamo preparato nuove realizzazioni, nuove forme, nuove consistenze.
Con il workshop per ragazzi, alla scoperta dei semi, delle piante, delle foglie e delle loro storie, delle leggende, degli usi in cucina. Fino al gioco finale della trasformazione del bicarbonato, dei colori degli aromi e dei lustrini in effervescentissime “bombe da bagno”.
E, soprattutto, con l’evento di chiusura nel quale è intervenuto il Prof. Paolo Portone a raccontare le verità storiche e politiche sulle streghe, sull’inquisizione, sugli untori, partendo dai testi di cronisti dell’epoca o dagli scritti di Alessandro Manzoni.

Perché di streghe si può parlare in infiniti modi. L’Italia è popolata di luoghi che prendono nome da Sibille, diavoli, fate, streghe, trasmutazioni, piante di lunga vita, miracoli, fuochi, magie… Si può raccontarle dal punto di vista del riscatto delle donne, da quello spirituale contemporaneo della Wicca, risalendo alle Strix-Striges dei romani o ancora prima alla mitologia classica. A Medea, a Circe e risalendo i millenni a Artemide e alla Potnia, la Signora delle Fiere.
Ma si può raccontarle anche scoprendo il perché delle eresie, di testi come il Malleus Maleficarum, conoscendo le lotte per il potere che si sviluppavano in Europa al tempo in cui l’Umanesimo (e poi il Rinascimento) avrebbe voluto privilegiare l’Uomo, e le arti e l’espressione delle anime.

L’importante è conoscerle, per non farsi trovare impreparati, quando le avversità prenderanno nuove forme, magari sconosciute, ma sempre legate allo stesso burattinaio: il potere.

Dal palcoscenico alla carta fotografica. Herbarie: le chiamavano streghe, lo spettacolo nato da un testo di Silvia Pietrovanni e portato in scena – con l’adattamento di Isabella Moroni – dalla compagnia Argillateatri, diventa una mostra con le foto di scena di Claudio Drago che, oltre a far rivivere lo spettacolo nei suoi momenti salienti, fa ritrovare i colori e le atmosfere di quell’ambiente dove accoglienza e collettività sono tanto emozionanti quanto estranei al sentire dei nostri giorni.


Il “sipario” alla Galleria ArtSharing Roma si alza il 13 novembre dalle 17,00 alle 21,00 con il vernissage con letture e scene dallo spettacolo (repliche alle ore 18 e 19).

In programma, nei giorni seguenti, anche momenti di incontro e laboratori tematici: il 20 novembre dalle ore 17,00 alle 19,00 sarà il momento per gli adulti di cimentarsi con il laboratorio di erboristeria “Menta, rosa, genziana… Introduzione alla trasformazione delle erbe”. Mentre il 21 novembre dalle ore 17,00 alle 19,00 spazio ai più piccoli con “Erbologia per bambini: laboratorio di ricette delle streghe”.
Finissage e incontro con erboristi e ricercatori delle tradizioni di cura e guarigione previsti invece per il 28 novembre alle ore 17.

La storia delle tre domine herbarum, vissute nel periodo storico in cui avviene la transizione politica e culturale fra il Medioevo e il Rinascimento, raccontata attraverso gli scatti di scena e i testi tratti dallo spettacolo condurranno lo spettatore di fronte a molteplici strade che, a diversi livelli, danno accesso alla storia delle donne, del loro sapere e della loro oppressione; ma anche all’evolversi delle modalità della cura, al rapporto con la medicina, al confronto con la natura, l’ambiente e i loro frutti, nonché all’incontro con il racconto dei simboli, dei miti e delle diverse ritualità e fedi.

Claudio Drago – Note biografiche
Nato a Roma nel 1957, ho cominciato a interessarmi di fotografia grazie ad un amico che “rubava” una Rolleicord 6×6 allo zio paparazzo. Pesco dal cinema e dalla letteratura, miei interessi primari, spunti continui nel mio viaggio fotografico, nutrendomi di film soprattutto stranieri (quelli intimisti, svedesi, tedeschi, russi e francesi, per intenderci). Verso i 24 anni mi iscrivo sia al corso di fotografia dell’Istituto Europeo di Design sia alla facoltà di Letteratura indirizzo Spettacolo, cinema e teatro. Qui ho potuto assorbire un’energia nuova e stimoli per la mia ricerca personale. Negli anni ho partecipato a varie mostre personali o collettive e ho continuato a studiare seguendo vari workshop: Franco Fontana, Sara Camporesi, Lucia Baldini, Dario Coletti e un master con Lina Pallotta. Nel 2014 ho aperto una galleria fotografica a Roma nel quartiere Pigneto. Qui si è sviluppato un intenso lavoro collettivo che ha dato vita al primo festival nazionale di fanzine: “Funzilla” ancora oggi attivo. Ultimamente mi sono dedicato alle foto di scena sia teatrali che cinematografiche e attualmente collaboro per lo sviluppo di progetti culturali con la Komatografica, un’associazione del mio paese d’origine, Ispica.

È possibile acquistare il catalogo con tutte le foto della mostra con una donazione di Euro 9,00 attraverso Paypal all’indirizzo argillateatri@argillateatri

Dal 1° all 3 maggio “Herbarie. Le chiamavano streghe“, doveva essere rappresentato all’Orto Botanico di Napoli, nella cornice di “Planta Il giardino e non solo“, storica manifestazione per gli amanti del verde, delle piante e dei giardini.
L’emergenza ha impedito la realizzazione fisica di Planta, ma gli organizzatori hanno scelto di trasferirlo on line, dando a tutti i partecipanti la possibilità di mostrare le loro splendide piante o i loro laboratori, gli spettacoli, i concerti che avrebbero animato la manifestazione.

Le Herbarie, le erboriste medievali, come sapete, conoscono la cura per le epidemie, e ve la racconteranno da venerdì 1 maggio a domenica 3 maggio dalle 18, condividendo sul gruppo di Virtual Planta dei brevi video tratti dallo spettacolo.

Il teatro non può che essere vivo e dal vivo, come dice Eugenio Barba: “il futuro del teatro è l’incontro di due individui feriti, solitari, ribelli. L’abbraccio di un’energia attiva e un’energia ricettiva.“, ma la tecnologia ci aiuta a imparare nuovi linguaggi e, soprattutto, a mandare tracce, messaggi in codice, echi che permettono nuove connessioni tutte da immaginare.

Virtual Planta ci permette di mandare uno di questi messaggi.

Herbarie. Le chiamavano streghe – Scena della Mandragora
Herbarie. Le chiamavano streghe – Il Sogno di Mercuria
Herbarie. Le chiamavano streghe – La salvia e le erbe che curano
Herbarie. Le chiamavano streghe – Scena dei Dottori

Saremo in scena a Milano il 7 marzo 2020, nello spazio di Lyra Teatro alla Fabbrica del Vapore nel contesto di un evento dedicato alle donne.

Tutto è iniziato con la call Fabbricanti di Mondi dello scorso anno alla quale avevamo aderito. L’entusiasmo con cui è stato accolto lo spettacolo ha portato Lyra Teatro a proporci di far parte di questo altro progetto che pensiamo sia esattamente l’ambiente più giusto per le nostre tre Herbarie.

Mercuria, Caterina e Lucia escono da Roma ed entrano nella meraviglia di una città straordinariamente pungolante come Milano.

Entrano nel flusso delle idee e delle creazioni con le loro erbe, con i loro significati, con le loro riflessioni sui saperi, sulla vita, sulla morte, sulla capacità di ascoltare il corpo e l’anima di chi è loro davanti.

La nostra ricerca sulle origini della sapienza delle donne passa anche per l’attenzione che questa dava al rapporto umano. L’altro era concreto, visibile, tangibile. Non un concetto astratto come troppo spesso ora.

L’altro era qualcuno da accogliere, da curare, da ascoltare. Anche solo per riconoscerlo come amico o nemico.

Ascolto, la parola chiave delle Herbarie, ci segue al Nord, nelle terre dove le streghe sono state a lungo perseguitate, per nuove visioni e nuovi mondi da costruire.

Sei giorni di repliche, sei giorni di attenzione, di gesti ripetuti, di nuove conquiste da parte delle attrici. Sei giorni in cui abbiamo visto crescere lo spettacolo, le voci e i gesti delle interpreti; il significato delle azioni, il ritmo delle canzoni, le luci e le ombre del disegno luci e, su tutto, l’emozione del pubblico.

Come tutti i nostri spettacoli, anche Herbarie è in continua evoluzione. Un work in progress che si costruisce sull’approfondimento, ma anche e soprattutto, sullo scambio avuto con gli spettatori alla fine delle varie rappresentazioni.

Parlare con il pubblico, chiedergli di fermarsi, raccontare e, ancora di più, ascoltare, è piacere, gioia, ed anche un atto di coraggio che svela nuove strade da percorrere.

Così è arrivata l’idea di ricoprire il palco di foglie e quella di utilizzare sempre più piante fresche che, oltre ad evocare la conservazione delle erbe, ne rendessero anche il profumo.

Così sono mutati alcuni costumi, come ad esempio il mantello dell’Inquisitore che diventato una macchia rossa come il potere del sangue versato. Rosso che spezza l’armonia dei colori della madre terra e cerca di stroncare ogni speranza.

Con il pubblico parliamo di Teatro, ma anche della storia. Questa volta ci hanno colpito gli interventi di due mediche e di un’infermiera. Tutte molto toccate dall’attenzione che il testo dà alla malsana abitudine della medicina attuale di non considerare il malato, ma solo la malattia.

Eppure sembra che i tempi stiano lentamente cambiando, che la richiesta nascosta e timorosa di molti pazienti stia piano piano intaccando il potere sconfinato sull’anima e sul corpo attribuito ai medici.

Una di loro ha scritto sul quaderno “… ci stiamo risvegliando“. E se l’empatia e l’attenzione al malato si risvegliano, si risveglierà anche la cura.

Grazie a Claudia Fontanari, Brunella Petrini, Elena Stabile. Grazie al tecnico David Barittoni, grazie a Silvia Pietrovanni per il testo, grazie a Ivan Cozzi per la regia piena di coraggio e passione.

Grazie a tutto il pubblico senza il quale non ci sarebbe il Teatro vero.

Donne sagge, sante, streghe, ciarlatane e guaritrici. Sono tanti gli appellativi, che nei secoli e in epoca contemporanea, sono stati affibbiati alla figura ancestrale della domina herbarum, erborista del popolo dalle origini sacre.

Lo spettacolo Herbarie, in scena dall’8 al 13 ottobre, alle ore 21,15 è centrato sulla tematica storica delle erboriste medievali, definite sagge e sacre per il popolo ma pericolose per il potere, tanto da essere condotte al rogo. Rito punitivo con il quale veniva cancellato il “sapere femminile”.

Herbarie, pièce teatrale sulle erbe, il potere e le donne dona espressione al “teatro civile” e alle tematiche di “genere”.

Sulla scena Lucia, la giovane herbaria che ha imparato a leggere e scrivere ed ora possiede il sapere della medicina naturale. La donna, ripercorre la storia della sua famiglia: della nonna Mercuria che ha tramandato alla figlia Caterina e, dunque, a lei stessa la sua sapienza. Mercuria, Caterina e Lucia, nella loro terra sono le farmaciste che coltivano le erbe medicinali; sono le levatrici che vanno di casa in casa, sono i punti di riferimento imprescindibili per il popolo. E sono anche le “accabadore”, coloro che sanno dare la buona morte.

A spezzare il sodalizio e a cambiare il corso della storia, sarà un inquisitore, la cui figura appare anche come una proiezione del nostro tempo, ancora permeato del risentimento della medicina dotta e maschile nei confronti di quella popolare e femminile che si avvaleva dell’ascolto del paziente e dell’esperienza diretta sul corpo. Mercuria alla fine soccomberà ma le altre proseguiranno nei secoli, tramandando sino ai nostri giorni gli antichi saperi.

Tre donne in Herbarie, legate alle ritualità del femminile, alla natura e alla cura, elementi che rappresentano, fin dai primordi, la loro libertà espressiva. La drammaturgia si muove fra la dedizione e la ribellione; fra l’anima creativa e quella politica delle donne, escluse per secoli dai libri e dalla scienza ufficiale. Una narrazione centrata su eventi storici, che conduce passo dopo passo a scoprire sia il lato vitale, sia quello buio del rapporto fra donna, guarigione e potere. Una storia nella quale ciascuna interprete incarna una sapienza diversa: quella antica, oracolare, che viene dagli archetipi; quella contemporanea legata all’uso pratico delle piante e quella del futuro.

Ridefinire la narrazione della donna e delle sue competenze; rivalutare le medicine antiche e profonde come l’erboristeria e il senso più vero ed umano dei ritmi naturali, fare luce sulla medicina delle donne, per anni nascosta dai libri di storia. Sono queste le motivazioni portanti di uno spettacolo nel quale non è difficile trovare affinità con la condizione attuale delle donne, anche alla luce dell’involuzione culturale che i tempi stanno determinando e che, solo raccontando, sarà possibile fermare.

Un invito alla meraviglia della scoperta di un mondo, spesso sconosciuto, fatto di “saperi” e possibilità perseguitate, oscurate, ridicolizzate, fino a farle scomparire nell’immaginario della stregoneria e dell’imbroglio.